House of Leaves. A Tirana nasce un nuovo museo

Ancora una volta la sempre più cosmopolita Tirana percorre le vie complesse e sottili della modernizzazione a traino culturale legata all’arte all’architettura contemporanea e al paesaggio. Paradigma di un nuovo modello di sviluppo dentro l’eterotopia con cui una nuova classe dirigente sta accompagnando la nuova Albania. Crescita del 3,5% annuo, gesti come la Casa delle Foglie, i Doodles di Edi Rama – paesaggi del dialogo tra il segno e il supporto alieno, fatto di vecchie carte da ufficio, estratti della sua agenda, corrispondenze ufficiali del suo ufficio politico.

House of Leaves, Tirana
House of Leaves, Tirana

Le foglie di edera hanno schermato la casa – appartata, intima, dentro un quartiere animato e vitale, fatto di viuzze e mercati, fili che penzolano, cortili, antri dove si compra e si vende tutto ciò che serve alla vita vera: stoviglie, tessuti, abiti.

BREVE STORIA DELLA CASA DELLE FOGLIE

La Casa delle Foglie è sempre stata lì, di fronte alle candele accese della chiesa ortodossa, tra i suoni cadenzati dei muezzin, immobile davanti ai percorsi intorno a piazza Skenderberg. Oggi – per una nemesi della storia – intorno alla casa si affollano negozi di telefonia e gadget per i tanti device della comunicazione contemporanea, e le foglie, ora diradate, sono state una metafora – del file, del dossier, dell’informazione sensibile, un messaggio sinistro. La Casa delle Foglie, prima reparto di maternità, negli Anni Trenta casa borghese, poi casa dei servizi segreti “house of leaves”, un nome in codice che oggi cambia di segno e diventa comunità aperta, con luci accese, apertura anziché chiusura. Il rovesciamento del processo lo dichiarano già i pre-radar installati nel giardino e rivolti alla città – adesso si ascolta e non si origlia, gli strumenti sono visibili e il confronto è alla pari. Centrale ma anonima, vicino alle Poste, agli hotel e alle ambasciate, fu scelta dalla Sigurimi come cuore informativo di un’immensa, capillare ragnatela di cablaggi che ha collegato tutto e tutti per un controllo totale del territorio, della popolazione, delle comunità diplomatiche, politico-culturali ed economiche presenti nel Paese.

House of Leaves, Tirana
House of Leaves, Tirana

SIGURIMI: IL SERVIZIO SEGRETO ALBANESE

Con la sobrietà dei grandi appuntamenti, l’apertura di questo luogo simbolo accade in una giornata gentile di pioggia col sole, scintillante e netta, pronta ad accogliere la trasparenza, e il risarcimento che la nuova classe dirigente albanese ha scelto di riconoscere a chi fu vittima di una censura spicciola e quotidiana, di un’infrastruttura del sospetto che ha innervato il sistema nervoso e venoso di questo paese per decenni. Generazioni e vite al microscopio per carpire pensieri e sospiri, fragilità e tenerezze, sdegni e slanci. Un mondo di bug infilati ovunque – nei muri e nei vestiti, nelle scarpe e negli oggetti – vite rubate con sofisticate tecnologie, abilità di narrazione, tecnicalità e sguardo – come mostra un magnifico documentario.
L’archivio della Sigurimi, la temuta e feroce polizia segreta albanese, viene rappresentato come storage che non si sottrae al giudizio della Storia, diventa dispositivo autoriale e artistico per il tramite della cultura e dell’educazione, antidoto alle retoriche e alle loro derive. Così la memoria si fa rigenerazione dei processi di costruzione dell’appartenenza scelta, e non subita, alla comunità.
Le parole di Edi Rama – solenne e carismatico, leader diverso di pensiero prima che di qualità politica – sono un messaggio per Tirana e la comunità internazionale chiamata ad attivare processi di elaborazione dinamica, memoria potenziata. La storia non è neutra e la vera comprensione del passato non ammette scorciatoie, chiede lucidità intellettuale e un contatto fisico con le persone e gli oggetti. Un corpo a corpo della prossimità, una consapevolezza che si fa conoscenza, esperienza, condivisione, per la costruzione di comunità evolute capaci di affrontare il loro passato. Gli fa eco il Ministro della Cultura Mirela Kumbaro: “House of Leaves mostra cos’è stata l’Albania durante il regime. Il male si deve ricordare per evitare che un giorno si ripeta”.

House of Leaves, Tirana
House of Leaves, Tirana

IL PROGETTO

A Elisabetta Terragni – studiosa e architetto, studio DRAW Design Research Architecture Writing –, chiamata a concepire il progetto espositivo, e a Daniele Ledda – xycomm, autore della comunicazione – è riuscita la missione impossibile di unire alla dimensione filologica – dalle griglie alle finestre al taglio interno che segna gli ampliamenti della casa, dal riallestimento del salotto d’epoca ai passaggi tra le superfici dei muri e dei pavimenti – la cifra installativa e performativa dell’oggetto – dalle decine di nastri impaginati alle pareti ai tavoli con gli oggetti – transistor, macchine fotografiche, obiettivi, cineprese – fino alla scelta dei light box con cui rappresentare testi, immagini, documenti d’archivio. Con i muri come metafora, piattaforma di comunicazione – attualizzazione concettuale prima che allestitiva – e i fili, cifra etica ed estetica di riverberi e connessioni non più maligne ma di progetto.
Su tutto vigila l’esercito dei bug, delle cimici, l’infrastruttura della Sigurimi – così durante la visita si è osservati e ascoltati in ossequio a una scelta museografica che offre conoscenza, descrizione e informazione; suggerisce una narrazione con documenti estrapolati dal contesto e resi contemporanei dall’esposizione; attiva un’esperienza fisica, visiva, perfino olfattiva con l’odore – se esiste – del segreto.
House of Leaves è un museo pienamente contemporaneo, lo è nel messaggio politico della committenza, nella cifra di restauro, nella modalità espositiva e di comunicazione; lo è soprattutto per il cortocircuito che attiva relazioni nuove tra i reperti, e tra luogo e città storica. Un labirinto permeabile, un luogo forte – le stanze nere con le migliaia di nomi scritti in bianco sono allo stesso tempo algoritmo, installazione e mausoleo – che non rinuncia agli immaginari voyeuristici dell’osservazione rubata – le porte con i buchi che mostrano gli archivi a distanza – ma obbliga alla riflessione, all’introspezione, all’interrogazione.
Con la consapevolezza che, per dirla con Terragni, “non ci sono che vittime”.  Infine, appartiene all’esperienza del luogo quel dialogo improvviso con l’incompiuta più bella di Tirana – il pattern di finestre verticali in cemento armato grigio che si staglia nel cielo, e sovrasta (o protegge, chissà) la Casa delle Foglie – sempre occhi, sempre lo sguardo che guarda.

– Cristiana Colli

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Cristiana Colli
Cristiana Colli nata a Reggio Emilia nel 1964. Laureata in Scienze Politiche, giornalista dall’85, cura l’ideazione e l’organizzazione di progetti culturali, eventi, mostre, festival e iniziative di valorizzazione. Per istituzioni pubbliche e private, musei, aziende, ordini professionali, fondazioni realizza e promuove strategie di comunicazione sociale e culturale legate al paesaggio, all’architettura, all’arte contemporanea e al design. Sul fronte della ricerca economica e sociale dal 2003 collabora con il Consorzio A. Aster e dal 2007 lavora con Symbola-Fondazione per le Qualità Italiane. È direttore responsabile della rivista rivista MAPPE – Gagliardini.