Il simbolo della pace va in mostra a Londra. Un’occasione per riscoprirne il significato

Un simbolo utilizzato in tutto il mondo, creato per rappresentare l’eterna battaglia contro la guerra. Il segno della pace, disegnato da Gerald Holtom nel 1958, va ora in mostra a Londra. Insieme a tante altre testimonianze del movimento pacifista nel Regno Unito.

Jeremy Corbyn, Doll

Quello della pace è uno dei simboli più noti e utilizzati al mondo. Onnipresente in tutte le manifestazioni di protesta, stampato su magliette, adesivi e spillette, vergato sui muri e nei quaderni dei giovani un po’ ovunque. Pochi conoscono però la sua storia e il suo vero significato.
Disegnato nel 1958 dall’artista britannico Gerald Holtom (1914 – 1985) in occasione della prima Aldermaston March, una serie di manifestazioni di protesta contro le armi nucleari condotte negli Anni Cinquanta e Sessanta, il simbolo divenne poi rapidamente adottato dalla Campagna per il Disarmo Nucleare e in seguito dai movimenti pacifisti di tutto il mondo, ogni volta reinterpretato e reinventato.

 

FORMA E CONTENUTI

Ma da dove nasce la sua caratteristica forma? Holtom prese spunto dal linguaggio del semaforo a braccia, un sistema di segnalazione a distanza basato sui movimenti di una coppia di bandiere impugnate da un essere umano. Da questo alfabeto l’artista prese la forma delle lettere “N” e “D” (nuclear disarmament) e le combinò all’interno di un cerchio.
Oggi gli schizzi di questo capolavoro grafico verranno esposti all’interno di una mostra intitolata People Power. Fighting for Peace, in programma all’Imperial War Museum di Londra dal 23 marzo al 28 agosto 2017, insieme ad altri 300 oggetti che documentano un secolo di campagne pacifiste nel Regno Unito. Tra gli highlight della mostra ci sono: una poesia scritta a mano dallo scrittore Siegfried Sassoon, che fu soldato durante la Prima Guerra Mondiale, una lettera dell’autore di Winnie-the-Pooh A. A. Milne, e persino delle opere d’arte contemporanea, come il famosissimo fotomontaggio che ritrae Tony Blair mentre si scatta un selfie di fronte a un’esplosione, firmato da Peter Kennard e Cat Phillipps.
I preziosi disegni, che sono stati esposti molto di rado a causa della loro deperibilità, appartenevano all’attivista e giornalista Hugh Brock e sono stati successivamente donati alla Commonweal Library dell’Università di Bradford. Sulla tomba del loro autore, deceduto nel 1985, ci sono due simboli della pace, accompagnati dall’epitaffio: “Un attivista per la Pace. Che possa trovare la sua pace.”

Valentina Tanni

www.iwm.org.uk/exhibitions/iwm-london/fighting-for-peace

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.