Storie di spazi. La Scuola di Architettura dei Bambini

A inizio settembre, Marialuisa Palumbo ha inaugurato la Scuola di Architettura per Bambini di FARM Cultural Park, il centro culturale di Favara. Questa è la lezione che ha proposto ai giovanissimi allievi, seguita da un laboratorio di scrittura mirato a indagare la percezione dei bambini di Favara e di FARM.

Scuola di Architettura per Bambini, Farm Cultural Park, Favara. Photo Nadia Castronovo
Scuola di Architettura per Bambini, Farm Cultural Park, Favara. Photo Nadia Castronovo

SULLA NATURA DELLO SPAZIO
Lo spazio ci circonda, ci stiamo sopra e dentro, viene prima e dopo di noi. Eppure spesso non lo guardiamo, non lo ascoltiamo, non lo comprendiamo. Ma, anche se non ce ne accorgiamo, lo spazio è al centro di ogni storia, della nostra così come di quella dei nostri eroi. Lo spazio è la nostra casa, la nostra città, la strada che percorriamo per andare a scuola, i giardini in cui giochiamo, le piazze in cui ci incontriamo. E questi luoghi, queste porzioni di spazio, possono avere qualità molto diverse. Possono farci sentire al riparo, sicuri e felici; oppure possono spaventarci e respingerci; possono invogliarci a stare insieme, a camminare, a scoprire; oppure possono farci desiderare di andar via, di partire per non tornare… In ogni caso, i luoghi sono le radici della nostra vita. E le storie, quelle raccontate, immaginate e scritte nei libri, sono storie di persone e di spazi e leggendo e scrivendo storie, noi ci muoviamo in giro per il mondo, ci muoviamo nel tempo e dentro i luoghi immaginari della nostra fantasia. Alla scoperta della natura molteplice e articolata dello spazio: che non è uno, sempre uguale, omogeneo e isotropo, ma sono tante specie di spazi, ciascuno con la propria identità, il proprio carattere, il proprio tempo. Capire questa molteplicità delle forme di spazio è essenziale per poter capire e parlare di architettura. Ogni architettura infatti articola e fa proprio un possibile racconto, una possibile idea di spazio.

Scuola di Architettura per Bambini, FARM Cultural Park, Favara - photo Nadia Castronovo
Scuola di Architettura per Bambini, FARM Cultural Park, Favara – photo Nadia Castronovo

HARRY POTTER, IL CASTELLO E IL LABIRINTO
Prendiamo Harry Potter per esempio, il famoso maghetto protagonista della più importante serie di romanzi per ragazzi degli ultimi anni, con traduzioni in oltre 70 lingue e 450 milioni di copie vendute. Cresciuto per dieci anni nella più normale delle case, al volgere del suo undicesimo compleanno Harry scopre di essere un mago e di aver diritto di frequentare la scuola di magia di Hogwarts. Oltrepassando una serie di passaggi segreti, in muri capaci di aprirsi al tocco di una bacchetta o di lasciarsi attraversare, di fronte agli occhi stupefatti di Harry si dischiude così un mondo nascosto, quasi ripiegato dentro il quotidiano che tutti conosciamo, un mondo abitato da esseri avvolti in lunghi mantelli, con cappelli a punta e strane, nodose, bacchette magiche. Un mondo illuminato dalla luce fioca delle candele e riscaldato da focolari di pietra, popolato da scaffali di antichi libri del sapere (pieni di formule capaci di irretire la mente e i sensi), da calderoni e pozioni, alambicchi, scrittoi, pergamene e piume d’oca e inchiostro, gufi postini e animali magici. La scuola è un castello medioevale con torri, guglie, cortili, sotterranei, statue, armature e amichevoli fantasmi, scale che amano muoversi e quadri i cui soggetti si spostano per chiacchierare e farsi visita a vicenda. Uno spazio irregolare, labirintico, imprevedibile, in cui quasi niente è quello che sembra, in cui è difficile orientarsi e facile perdersi. Con una sala dei banchetti coperta da un soffitto magico che lascia vedere il cielo e le stelle. Lo spazio di Harry è un dispositivo che ci porta indietro nel tempo per regalarci il sogno della magia. La meraviglia di un mondo in cui è possibile volare sulle scope, trasformarsi in animali, parlare il serpentese, lottare con i draghi e molto molto altro. Un mondo in cui l’unico limite è quello della fantasia.

IL CORSARO NERO, IL MARE E LA FORESTA
Ugualmente antico e avventuroso, ma privo di magia, è lo spazio del Corsaro Nero, il cavaliere pirata protagonista di un’altra fortunata serie di romanzi scritta alla fine dell’Ottocento da Emilio Salgari. Il Corsaro Nero è un nobile italiano che, irrimediabilmente ferito dall’uccisione a tradimento del fratello maggiore durante una battaglia a fianco dei francesi, insegue il suo nemico sui mari dei Caraibi. Diviene un pirata non per amore delle ricchezze e delle scorribande, ma per vendicare il torto subito portando morte e saccheggio tra le colonie spagnole. Il suo mondo è quello delle spade, del mare, dei grandi e piccoli velieri (come la sua amata Folgore) capaci di sfidare gli oceani e le tempeste; un mondo di battaglie, arrembaggi, naufragi; un mondo cavalleresco dove regna il rispetto per gli uomini valorosi. È il mondo della foresta con le sue spaventose sabbie mobili, e le sue piante ricche di frutti capaci di procurare la vita o la morte, con i suoi abitanti antropofagi e gli animali esotici come giaguari, coccodrilli, scimmie e pappagalli. Lo spazio dei corsari è lo spazio di una natura potente, in cui ci si sposta grazie alla forza del vento, a quella delle braccia per remare o delle gambe per camminare; uno spazio in cui bisogna saper riconoscere le tracce degli animali o dei nemici; in cui bisogna saper stare in ascolto, costruire una zattera, arrampicarsi sugli alberi, saltare dal tetto di una casa in fiamme o da una torre a sbalzo sul mare. È lo spazio del corpo sempre in movimento e in equilibrio dentro una natura non addomesticata, non prevedibile, tutta da scoprire, da capire, da domare o semplicemente da navigare. È uno spazio di libertà. Che tutti, grandi e piccini, dovremmo poter provare e a cui periodicamente dovremmo tornare.

Scuola di Architettura per Bambini, FARM Cultural Park, Favara - photo Nadia Castronovo
Scuola di Architettura per Bambini, FARM Cultural Park, Favara – photo Nadia Castronovo

L’ODISSEA E IL PANTHEON MEDITERRANEO
Ancora diverso è lo spazio dell’Odissea, il poema che racconta le avventure del guerriero che con la sua astuzia ha portato i greci a vincere la guerra di Troia, ma che per avere accecato e irriso un figlio del dio del mare, viene da questo costretto a rimanere in viaggio. L’Odissea è lo spazio di una terra condivisa tra gli uomini e gli dei. É lo spazio fantastico di un mondo popolato non solo da luoghi esotici, animali spaventosi e uomini straordinari ma da luoghi come l’Olimpo, il monte e regno delle divinità immortali, e l’Ade, il regno delle ombre, dei morti (dove Ulisse va a cercare lo spettro dell’indovino Tiresia perché gli riveli il proprio destino). Uno spazio popolato da creature terribili come giganti da un occhio solo, maghe capaci di trasformare gli uomini in maiali, come Circe, attraenti ma perfide sirene o mostri come Scilla e Cariddi, ma anche da magnifiche divinità legate agli elementi e agli aspetti essenziali della natura e della vita (il sole, il mare, il vento, i fulmini così come l’amore, la musica, le arti, la bellezza, la morte), divinità che continuamente si innamorano, si invaghiscono, si preoccupano dei destini e delle azioni degli umani. Umani che a loro volta compiono sacrifici e preghiere per invocare l’aiuto degli dei, che prontamente occorrono al loro fianco o anche contro di loro per punirli della loro audacia. È così che se il mondo dell’Odissea è popolato da umani, immortali e creature ibride nate dalla loro unione, il viaggio di Ulisse fra Troia e Itaca ci porta in giro per il Mediterraneo ma anche e soprattutto dentro quello straordinario pantheon (il luogo degli dei) che chiamiamo mitologia greca. L’Odissea è lo spazio del mito, uno spazio in cui la storia è insieme racconto e manifestazione del sacro, ovvero di una idea della vita in cui la materia (del mondo e dei nostri stessi corpi) è pervasa da qualcosa che va oltre la materia stessa e il suo destino mortale, non in un al di là da venire, ma in un al di qua che è compresenza di ombre, di uomini e di dei. Un pantheon pagano perché molteplice, terreno, immanente piuttosto che trascendente. Lo spazio dell’Odissea è un inno alla ricchezza e sacralità della vita, sulla Terra. Il Mediterraneo è un arcipelago di luoghi e tradizioni diverse che nell’Odissea hanno una straordinaria narrazione comune.

Marialuisa Palumbo

www.farmculturalpark.com

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Marialuisa Palumbo
MariaLuisa Palumbo, architetto e senior fellow del McLuhan Program in Culture and Technology dell’Università di Toronto, dal 2003 cura la direzione scientifica dei master dell'Istituto Nazionale di Architettura dove insegna teoria dell'architettura con un approccio focalizzato su ecologia e nuovi media. Dal 2012 è parte del consiglio direttivo di InarchLazio e nel 2012, in occasione della 13. Biennale di Architettura di Venezia, ha curato per il Padiglione Italia la sezione reMade in Italy. Oltre che di numerosi saggi, è autrice di "Nuovi Ventri. Corpi elettronici e disordini architettonici" (Testo & Immagine, 2001), "Architettura Produttiva. Principi di progettazione ecologica" (Maggioli, 2012) e "Paesaggi Sensibili. Architetture a sostegno della vita" (duepunti edizioni, 2012). Nel 2014 con InarchLazio e in collaborazione con l'assessorato alla Trasformazione Urbana del Comune di Roma e l'Associazione dei Costruttori Romani, ha dato vita a Laboratorio Roma, laboratorio progettuale finalizzato ad elaborare progetti pilota capaci di riqualificare la città attraverso la valorizzazione delle sue risorse ambientali ed imprenditoriali.