Sette anni d’arte a Gagliano del Capo. Da Yang Fudong a Shilpa Gupta

L’associazione non profit salentina Capo d’Arte presenta la settima edizione della propria rassegna annuale a Gagliano del Capo. Inaugurata al pubblico il 30 luglio scorso, la manifestazione votata al contemporaneo ospita una delle artiste più acclamate del momento. Ci siamo fatti raccontare origini e storia dell’iniziativa dal suo fondatore Francesco Petrucci.

Shilpa Gupta, My East Is Your West - photo Uli Weber - installation view per Capo d’Arte 2016 a Palazzo Daniele, Corso Umberto I, Gagliano del Capo
Shilpa Gupta, My East Is Your West - photo Uli Weber - installation view per Capo d’Arte 2016 a Palazzo Daniele, Corso Umberto I, Gagliano del Capo

Una grande insegna luminosa di dieci metri, allestita sul tetto di Palazzo Daniele di Gagliano del Capo – sede dell’associazione Capo d’Arte – invita a una riflessione sul pregiudizio, inteso come frutto di condizionamenti culturali e politici legati all’appartenenza geografica dell’“altro”. Echeggiando sulla piazza in un loop infinito, quasi come un monito, My East Is Your West di Shilpa Gupta, che sarà esposto al pubblico per un periodo di almeno tre anni, è l’innesco di una meditazione sul continuo slittamento della nostra percezione di confine.
Al di fuori dei luoghi espositivi che ne hanno caratterizzato le precedenti edizioni, in sette anni la rassegna ha dato vita a diverse installazioni negli spazi pubblici del paese. Nata nel 2009, Capo d’Arte, promossa dall’omonima associazione non profit, ha già esposto in Puglia i lavori di oltre venti artisti italiani e internazionali come Yang Fudong, Michelangelo Pistoletto, Adrian Paci, Kader Attia, Latifa Ekchach, Sislej Xhafa, Francesco Arena e Luigi Presicce.
Abbiamo intervistato, in merito alle scelte di questo lungo corso, il fondatore della rassegna, Francesco Petrucci.

Francesco Petrucci - photo Andrea Wyner
Francesco Petrucci – photo Andrea Wyner

Come si è modificata nel tempo la vostra influenza sul territorio e la visibilità che l’arte contemporanea ha ottenuto in un punto estremo della Puglia come Gagliano del Capo?
Gagliano è un paese di 5000 anime situato all’estrema periferia territoriale d’Italia: una sorta di lavagna bianca sulla quale abbiamo lavorato senza atteggiamento paternalistico. In sette edizioni di Capo d’Arte abbiamo portato performance, video arte, sound art, installazioni e Gagliano da periferia è diventato un centro, piccolo ma centro, della ricerca artistica internazionale. La visibilità è arrivata di conseguenza, e spero sia un riconoscimento della serietà dell’impegno e della qualità della proposta.

Quale significato assume l’arte contemporanea per Capo d’Arte? Potreste essere una nuova attrattiva sulla scena contemporanea pugliese?
Portare ostinatamente a Gagliano le ultime tendenze della scena artistica internazionale per noi ha valore di progetto di lungo periodo a beneficio di un territorio che sembra invece prestare attenzione solo alle strade accidentate dello svago estivo.
Quanto al ruolo di Capo d’Arte, uno dei successi di questa settima edizione è stato proprio l’aver agito da attrattore. Oltre alla grande installazione di Shilpa Gupta, il 30 luglio hanno inaugurato altre nove mostre/interventi: alcuni catalizzati da Capo d’Arte, altri nati spontaneamente. Innanzitutto, grazie a una partnership di tre anni fra Capo d’Arte, Villa Medici e Total, il duo francese Lek & Sowat ha trascorso un periodo di residenza a Gagliano e ha lasciato tre grandi opere sul territorio. Poi l’associazione Ramdom ha portato Carlos Casas; Claudio Abate ha esposto venti foto storiche degli Anni Sessanta e Settanta e Michele Guido, un giovane artista della Galleria Lia Rumma, ha reinventato gli spazi di un palazzo del Settecento.

Shilpa Gupta, My East Is Your West - photo Uli Weber - installation view per Capo d’Arte 2016 a Palazzo Daniele, Corso Umberto I, Gagliano del Capo
Shilpa Gupta, My East Is Your West – photo Uli Weber – installation view per Capo d’Arte 2016 a Palazzo Daniele, Corso Umberto I, Gagliano del Capo

Perché l’arte contemporanea in Puglia sta acquisendo una posizione di rilievo tra le bellezze storiche e del paesaggio?
In realtà mi pare che una posizione di rilievo la stiano acquisendo gli artisti pugliesi sulla scena artistica internazionale piuttosto che l’arte contemporanea in Puglia. Da Foggia a Gagliano del Capo si impiegano quattro ore in auto e molte di più in treno. Le mostre di qualità ci sono, ma non mi sembra siano poi così tante se le parametriamo alla dimensione della regione. Eppure sarebbero linfa vitale per attrarre un turismo colto e consapevole. In questo Gagliano è un unicum.

Come si estende nell’arco dell’anno la programmazione di Capo d’Arte e in quali periodi s’intensifica maggiormente? Secondo quali modalità Massimo Torrigiani ha concepito il proprio piano triennale?
Massimo Torrigiani ha immaginato un ciclo triennale dedicato all’“Altrove” perché consideriamo Gagliano non una periferia bensì un osservatorio affacciato sul resto del mondo. Sono nate così le personali di Yang Fudong e Soundwalk Collective e la grande installazione My East Is Your West di Shilpa Gupta, originariamente commissionata dal Museo di Arte Contemporanea di Seul.
Oltre al progetto principale, che viene inaugurato in estate e per il quale lavoriamo tutto l’inverno, quest’anno Capo d’Arte ha dato avvio a una partnership triennale con l’Accademia di Francia a Roma. Gli artisti in residenza a Villa Medici vengono a Gagliano per sviluppare uno o più progetti site specific, e degli artisti pugliesi possono fare la stesso presso Villa Medici.

Quali sono le urgenze che My East is Your West porta con sé e che amplifica nei confronti della comunità pugliese?
L’opera My East Is Your West è una grande insegna luminosa che invita in maniera semplice e diretta a una riflessione sul pregiudizio, inteso come frutto di condizionamenti culturali e politici legati all’appartenenza geografica dell’“altro”.  Proprio nel momento in cui l’emergenza rifugiati esplode come una delle più gravi crisi umanitarie degli ultimi decenni, il nuovo posizionamento dell’opera di Shilpa Gupta, che da Seul è arrivata a Gagliano, all’incrocio tra Europa, Africa e Medio Oriente, innesca una meditazione sulla malleabilità e il continuo slittamento della nostra percezione di frontiera e promuove così una nuova geografia ideale, non intrappolata dai confini nazionali.

Shilpa Gupta, My East Is Your West - photo Uli Weber - installation view per Capo d’Arte 2016 a Palazzo Daniele, Corso Umberto I, Gagliano del Capo
Shilpa Gupta, My East Is Your West – photo Uli Weber – installation view per Capo d’Arte 2016 a Palazzo Daniele, Corso Umberto I, Gagliano del Capo

Quali tipologie di fondi vi danno la possibilità di organizzare mostre ed eventi a Gagliano?
Capo d’Arte è un’associazione non profit che conta sul lavoro volontario di Francesca Bonomo e mio. L’unica certezza sui fondi pubblici è quella relativa alla loro esiguità. Quanto ai privati, quest’anno abbiamo avuto solo sponsor tecnici.
Sono venuti in nostro soccorso Francesco Arena e Luigi Presicce, donando a Capo d’Arte delle opere che ci hanno permesso di raccogliere i fondi necessari a coprire alcune spese vive. Per il resto, il progetto sopravvive grazie alla collaborazione di chi ne ha capito il valore.

Programmi futuri?
Con l’opera di Shilpa Gupta siamo usciti dai luoghi espositivi che hanno caratterizzato le precedenti edizioni di Capo d’Arte e abbiamo iniziato un percorso che porterà l’arte negli spazi pubblici del paese. Ci piacerebbe fosse l’inizio di una collezione pubblica e permanente. Un museo a cielo aperto con opere di artisti internazionali in un piccolo paese alla “periferia dell’impero”.

Ginevra Bria

www.capodarte.it

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.