Piccoli musei. Museo Marmolada Grande Guerra

Tremila metri d’altitudine, giorno e notte, estate e inverno. A pochi metri di dislivello si fronteggiavano soldati italiani e austriaci, vivendo in condizioni estreme, in cunicoli scavati sotto il ghiacciaio. Un museo racconta la Prima Guerra Mondiale, ed è proprio sul confine.

Museo Marmolada Grande Guerra
Museo Marmolada Grande Guerra

Partiamo da una questione generale: come si fa a manutenere, comunicare e valorizzare un patrimonio diffuso come quello italiano?
Paesino che vai, patrimonio che trovi, sia questo culturale, spirituale, ambientale, o tutti e tre insieme. Questa è l’Italia, che trasuda storia e tradizione da ogni suo angolo, anche e soprattutto forse dai più nascosti. Una ricchezza talmente diffusa e complessa, che risulta impossibile valorizzare e comunicare senza due elementi fondamentali: passione e sinergia, due concetti tanto semplici quanto in realtà profondi, che vanno costruiti lentamente e sistematicamente.
Anche lassù nel cuore delle Dolomiti, in vetta alla Regina – la Marmolada, si va cercando una storia ancora viva e narrante. Il Museo Marmolada Grande Guerra – il più alto d’Europa, a 3.000 metri –cerca oggi di raccontare quella Prima Guerra Mondiale nelle caverne e sotto il ghiaccio attraverso reperti, documenti, ma anche filmati, suoni e sensazioni.

L’associazione che riunisce i “piccoli” musei è un ottimo esempio di sinergia. Voi con quali altre realtà vi rapportate? È più una rete territoriale o, per così dire, tematica?
Lo studio vero e proprio, l’esplorazione individuale, lo scambio di idee ed esperienze, diventano la base sulla quale costruire una consapevolezza che ha bisogno di rapportarsi con altre realtà ad essa simile, per tematica o per zona territoriale per uno spazio entro il quale discutere, scambiare e condividere idee, progetti, strategie.
Un’esigenza percepita anche lassù a 3.000 metri. Il museo non può più essere soltanto spazio museale, ma deve essere inserito nel contesto molto più ampio di ciò che lo circonda, promuovendo e incentivando collaborazioni, in primis con i comuni limitrofi e con le scuole, con le attività economiche e gli operatori turistici. Fondamentali risultano poi le cooperazioni con realtà simili per tipologia e per tematica, per creare un’offerta più ampia e strutturata oltre che per lo scambio ancora una volta di saperi e conoscenze. Il Museo Marmolada Grande Guerra è da poco socio dell’Associazione Nazionale Piccoli Musei e di alcuni musei della Grande Guerra (il Museo Storico 7 Reggimento Alpini di Sedico, i Museo Civico di Bassano, Museo Storico della Grande Guerra di Lugnano in Teverina): se è vero che l’unione fa la forza, si cerca di aggirare le tante difficoltà insieme, la lacuna legislativa, i costi della formazione per un personale qualificato, la mancanza di fondi per un aiuto davvero concreto.

Museo Marmolada Grande Guerra
Museo Marmolada Grande Guerra

Raccontiamo brevemente il museo: contesto, storia, spazi.
Nel 1990 l’ambiziosa idea di creare un museo che potesse raccogliere, conservare e raccontare quelle tante storie di soldati che tra il 1915 e il 1917 sulle cime della Regina delle Dolomiti hanno combattuto scalando e scavando. Ristrutturato e reinaugurato nell’estate del 2015, il Museo Marmolada Grande Guerra si trova al centro della Zona Monumentale Sacra della Marmolada, cent’anni fa zona di confine e divenuta zona di fronte, dopo la dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria-Ungheria.
Ritenuto umanamente impossibile combattere e vivere giorno e notte a quelle quote, fu solo agli inizi del 1916 che gli austriaci iniziarono ad avanzare con l’intenzione di stanziarsi proprio sul massiccio e sul suo ghiacciaio, scalandolo, scavandolo e occupandolo: il valore strategico delle postazioni più in quota era indiscutibile. Fu così che gli italiani iniziarono la loro scalata per fermare l’avanzata nemica, stanziandosi a Punta Serauta, per fronteggiare gli austriaci posizionati a Forcella Vu, a pochi metri di distanza e dislivello. È proprio tra queste due postazioni che si trova oggi il Museo, in una sala da poco liberatasi nella struttura della stazione funiviaria di Serauta della Marmolada srl, che l’ha concessa in comodato d’uso.

Che profilo ha il vostro pubblico, anzi i vostri pubblici? Cosa organizzate per loro?
Proprio in grazia della multimedialità, del tema trattato in chiave più umana che militare, della presenza della Città di Ghiaccio (una serie di tunnel e baracche scavate sotto il ghiacciaio) e della posizione nel quale è ubicato, il museo accoglie un vasto pubblico, dal ragazzo di terza media in gita scolastica al settantenne appassionato, dall’alpinista al gruppo organizzato, al turista di passaggio.
Vengono organizzate visite guidate ad hoc, che assumono la forma di lezione di storia sul campo per le scolaresche e di chiacchierata partecipata per i gruppi o i singoli interessati.

Museo Marmolada Grande Guerra
Museo Marmolada Grande Guerra

Ricevete finanziamenti? C’è una presenza dei privati e, se sì, in quale veste? 
I finanziamenti maggiori li riceviamo dalla società Marmolada Srl, una delle entità che maggiormente ha spinto per il rifacimento del museo, cedendo in comodato d’uso lo spazio espositivo. Piccoli finanziamenti pubblici sono pervenuti all’inizio dei lavori.

Quanti collaboratori lavorano al museo?
Tra volontari e stipendiati, otto sono i collaboratori che lavorano all’interno del museo.

Quali sono le attività nel prossimo futuro?
Riguardano soprattutto le scuole, con laboratori didattici ad hoc, già in cantiere. Per il resto seguiteci o veniteci a trovare. Ché le idee per i progetti migliori nascono proprio da voi.

Marco Enrico Giacomelli

http://www.museomarmoladagrandeguerra.com/

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.