Piccoli musei. Centro Caprense Ignazio Cerio

Seconda tappa del nostro viaggio alla scoperta dei piccoli musei che costellano il nostro Paese. Siamo partiti dal Trentino e ora siamo scesi a Capri. Ed è con la direttrice Anna Maria Palombi Cataldi che abbiamo parlato del Centro Caprense Ignazio Cerio. Una perla incastonata in una perla più grande.

Terrazzo del Centro Caprense, scorcio di veduta col campanile della Piazzetta
Terrazzo del Centro Caprense, scorcio di veduta col campanile della Piazzetta

Partiamo da una questione generale: come si fa a manutenere, comunicare e valorizzare un patrimonio diffuso come quello italiano?
Mantenere il ricco patrimonio diffuso sul territorio italiano richiede un’attenta progettazione e una sinergia fra pubblico e privato e adeguate reti di informazioni attraverso gli enti locali e facendo largo uso del web.

L’associazione che riunisce i “piccoli” musei è un ottimo esempio di sinergia. In particolare, con quali altre realtà vi rapportate? È più una rete territoriale o, per così dire, tematica?
Il Museo Ignazio Cerio solo da dicembre 2014 è entrato in contatto con l’Associazione Piccoli Musei tramite smallmuseumtour ed è immediatamente iniziata una collaborazione con Caterina Pisu [coordinatrice nazionale dell’associazione, N.d.R.].

Quali sono le principali difficoltà?
Le principali difficoltà che incontra il Centro Caprense Ignazio Cerio sono di carattere economico. Poiché il Centro insiste su tre palazzi d’epoca che sono sotto la tutela della Sovraintendenza ai Beni Culturali, bisogna continuamente effettuare lavori sulle facciate e sugli infissi e negli interni. Lavori che per la loro peculiarità richiedono un forte esborso di denaro, solo per non far degradare il bene.

E le soddisfazioni?
Sono molte quando visitatori provenienti da tante parti del mondo si complimentano per le collezioni contenute nel Museo e per le iniziative culturali promosse dal Centro, che non perde mai di vista quelle che sono le linee guida dei fondatori.

Centro Caprense, Sala delle riunioni
Centro Caprense, Sala delle riunioni

Dove si trova il Museo? In quali ambienti? Che storia hanno?
Il Museo Ignazio Cerio è allocato nel Palazzo Cerio, che faceva parte del complesso dei Conti Arcucci, noto nel Medioevo come “Case Grandi”, che comprendeva l’attuale Palazzo Cerio, l’attuale Palazzo Farace e Palazzo Vanalesti. Il complesso, che ospitò la regina Giovanna I d’Angiò, fu costruito nel 1372 dal Conte Giacomo Arcucci, segretario al quale si deve anche la costruzione della Certosa di San Giacomo e l’ampliamento della Chiesa di San Costanzo. Il Palazzo Comitale rimase di proprietà Arcucci fino al 1683, quando venne acquistato dalla famiglia Feola e venne poi, in parte, ereditato dalla famiglia Cerio; nell’Ottocento assunse l’attuale configurazione. Nel corso dei secoli la proprietà Arcucci fu smembrata e sia il Palazzo Farace che il Palazzo Cerio costituiscono attualmente due condomini. Laddove Palazzo Vanalesti è di completa proprietà del Centro Caprense Ignazio Cerio.
Il Centro Caprense Ignazio Cerio (che nasce nel 1949 per volontà di Edwin Cerio e di Mabel Norman per valorizzare le collezioni di Ignazio Cerio) comprende ambienti che fanno parte del Palazzo Cerio (Museo), ambienti che fanno parte di Palazzo Farace (Biblioteca) e l’intero Palazzo Vanalesti.  È inoltre proprietaria di tre locali commerciali nel Comune di Capri e, nel Comune di Anacapri, di Casa Orlandi (risalente al Seicento) in comodato d’uso alla Università Federico II di Napoli, e di Casa Mackenzie, in comodato d’uso agli Amici di Cetrella.

Ora entriamo nel museo…
Per accedere al Museo basta salire alcuni gradini che dalla famosa piazzetta di Capri portano alla Chiesa di San Costanzo per trovarsi nella piazzetta Ignazio Cerio. Lì, al numero 5, si varca un piccolo portone dipinto di blu e si accede alle antiche sale dalle alte volte a crociera che accolgono il visitatore, facendolo immergere in un’atmosfera di altri tempi.
Nel grande salone con mobili di stile Direttorio, risalenti all’epoca della conquista dell’isola da parte dei francesi, con quadri di antenati e paesaggi dipinti da famosi pittori, si comprende già quanta storia sia passata in questi ambienti e quanta ce ne sia da ammirare nelle quattro sale adibite a Museo, che contengono reperti raccolti per gran parte da Ignazio Cerio di Giulianova d’Abruzzo, che risiedette nell’isola dal 1861 fino alla sua morte. Medico, archeologo, scienziato, raccolse fossili, rocce, conchiglie, reperti preistorici e archeologici, promuovendo innumerevoli studi scientifici.

Museo del Centro Caprense, Sala Geo-paleontologica
Museo del Centro Caprense, Sala Geo-paleontologica

Ci racconti brevemente cosa troviamo nelle quattro sale.
La sala geo-paleontologica offre l’opportunità di comprendere l’origine di Capri e gli organismi fossili rinvenibili nelle sue rocce. Oltre al materiale raccolto da Ignazio Cerio, nuovo materiale è stato aggiunto nel 2000 per completare l’allestimento della sala.
Nella sala successiva sono esposti i reperti della preistoria di Capri. Le prime ricerche sull’isola furono compiute da Ignazio Cerio, che attirò l’attenzione della paletnologia ufficiale sulla preistoria dell’isola. Le sue ricerche, testimoniate dall’epistolario conservato nell’archivio storico del Centro Caprense e pubblicato nel 1999, furono più volte oggetto di dibattito con celebri rappresentati della ricerca preistorica. Tre furono i siti di sua scoperta: il giacimento paleolitico del Quisisana, l’atelier di taglio neolitico delle Parate e la grotta delle Felci. Quest’ultima frequentata dall’uomo preistorico dal neolitico all’età del Ferro.
Nella sala di archeologia classica sono riuniti tutti i reperti provenienti dall’isola generalmente databili al I sec. d.C., cioè alla prima età imperiale e dei quali è possibile osservare mosaici, statue e oggetti di vita quotidiana. La gran parte dei reperti conservata nel museo deriva da collezioni private della fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
Infine, la sala di Biologia conserva numerosi organismi animali, marini e terrestri provenienti dall’isola di Capri derivanti da scambi o frutto di personali raccolte ad opera di Ignazio Cerio. I fondali del mare caprese sono ricchi di organismi e presentano grandi dislivelli batimetrici. La vetrina 64 contiene esemplari della famosa lucertola azzurra di Capri, uno spettacolare esempio di sindrome insulare. Questo splendido animale vive solo sui faraglioni, mentre sul resto dell’isola la lucertola mostra una colorazione normale. Secondo alcuni biologi, la colorazione tanto singolare consentirebbe all’animale di rimanere attiva per più tempo, ma sono in atto ricerche per verificare ipotesi alternative.

Museo del Centro Caprense, Sala di Archeologia
Museo del Centro Caprense, Sala di Archeologia

Che profilo ha il vostro pubblico, anzi i vostri pubblici? Cosa organizzate per loro?
Vengono organizzate visite guidate per piccoli gruppi e per bambini e ragazzi delle scuole primarie e secondarie di I grado e laboratori di paleontologia, preistoria e biologia e anche percorsi guidati in località dell’isola che hanno attinenza con i reperti custoditi nel Museo.
In occasione della settimana del Pianeta Terra, in ottobre, oltre a avere organizzato laboratori per gli alunni della scuola primaria, è stato lanciato un bando di concorso fotografico dal titolo Cattura la Natura per gli studenti della scuola secondaria di I grado. Sono arrivate circa 100 fotografie che sono state votate attraverso più di 1.000 accessi online.
I visitatori che scelgono di visitare il Museo per il grande interesse che rivestono le collezioni ivi contenute sono per il 70/% stranieri provenienti da vari Paesi europei e dagli Stati Uniti, Giappone, Australia, Canada, Argentina e Brasile. Il maggiore afflusso di visitatori si ha fra aprile e metà ottobre. Il Centro promuove seminari, tavole rotonde, proiezioni, concerti, aperture serali del Museo e della Biblioteca, che contiene codici autografi, carteggi, documenti musicali, volumi e opuscoli su Capri a partire dal Seicento.

Veniamo agli aspetti gestionali. Il Centro riceve finanziamenti? C’è una presenza dei privati e, se sì, in quale veste?
L’unico finanziamento che l’Associazione riceve proviene dal MiBACT; inoltre vi sono i proventi delle quote associative, dei fitti dei locali commerciali, del fitto di alcuni ambienti di Palazzo Vanalesti all’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, dei biglietti di ingresso al Museo, del fitto delle sale per mostre, concerti, convegni, presentazioni di libri.

Quanti collaboratori lavorano al museo?
Per il Centro Caprense Ignazio Cerio lavorano cinque collaboratori: una segretaria, una bibliotecaria, un supervisore per Casa Orlandi, due addetti alla pulizia.

Marco Enrico Giacomelli

CENTRO CAPRENSE IGNAZIO CERIO
Piazzetta Cerio 5 – Capri
081 8376681
centrocaprense@tin.it

http://centrocaprense.org/
www.piccolimusei.com

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.