Addio a Ellsworth Kelly

Il maestro americano dell’Hard Edge Painting si è spento a 92 anni. Fu l’iniziatore di un astrattismo composto, opposto alla pittura gestuale di Pollock.

Ellsworth Kelly accanto a River II
Ellsworth Kelly accanto a River II

Mentre nell’America del secondo dopoguerra Jackson Pollock dipingeva lasciando la composizione in mano al caso e al gesto, un americano in Francia rispondeva all’Action Painting con una pittura esatta e nitida, un’esecuzione distaccata e impersonale, un astrattismo controllato, chirurgico, che nei libri di storia dell’arte è passato sotto la voce Hard Edge Painting. Aveva 92 anni, Ellsworth Kelly, quando si è spento domenica 27 dicembre nella sua casa a Spencertown, nello Stato di New York. Ad annunciarlo Matthew Marks, suo gallerista dal 1992.

UN AMERICANO A PARIGI: NASCITA DELL’HARD EDGE PAINTING
Ellsworth Kelly nasceva nel 1923 nella provincia americana; dopo gli studi al Pratt Institute di Brooklyn e alla School of the Museum of Fine Arts di Boston, nel 1948 si trasferisce a Parigi, dove frequenta l’École nationale supérieure des Beaux-Arts e conosce artisti come Jean Arp, Constantin Brancusi, Alexander Calder e Joan Miró.
Sono gli anni in cui Kelly abbandona l’arte figurativa e inizia a comporre una grammatica pittorica fatta di monocromi squillanti, di contrasti risoluti e tele sagomate. Anche se decide di abbracciare l’astrattismo, Kelly non rinuncia a ispirarsi alla realtà, anzi. “La città intorno a me divenne la mia fonte”, raccontò poi. I primi dipinti e disegni riproducevano pattern geometrici trovati per caso: la grata su un marciapiede, la disposizione dei tubi fuori da un edificio; persino il gioco di luci sulla Senna.

Ellsworth Kelly, Méditerannée, 1952, Tate Modern
Ellsworth Kelly, Méditerannée, 1952, Tate Modern

Nel 1954 fa ritorno in America, finisce a vivere in una vecchia veleria nel Lower Manhattan vicino al South Street Seaport e, due anni dopo, la Betty Parsons Gallery gli allestisce la sua prima mostra personale. Da allora non si è più fermato. Nello stesso anno Ellsworth Kelly è incaricato di realizzare una scultura di grandi dimensioni dal Transportation Building di Philadelphia; nel 1957 il Whitney Museum acquisisce un suo dipinto, Atlantic, un imponente e minimalista bianco e nero; nel 1959 Dorothy C. Miller del MoMA include Kelly nella collettiva Sixteen Americans, accanto ad artisti come Jasper Johns, Robert Rauschenberg e Frank Stella.

DALLA PRIMA RETROSPETTIVA ALLA NATIONAL MEDAL OF ARTS
La prima grande retrospettiva arriva nel 1973 al Museum of Modern Art; la seconda nel 1996: dopo la prima tappa al Guggenheim Museum, viaggia a Los Angeles, Londra e Monaco.
Dopo decadi di mostre e riconoscimenti, nel 2013 Kelly compie novent’anni e riceve la National Medal of Arts da Barack Obama – la più alta onorificenza americana per le arti – e in Italia, ad Alba, la sua serie di litografie Rivers è esposta nel Coro della Maddalena grazie al mecenatismo dei Ceretto.

Ellsworth Kelly - Rivers - Coro della Maddalena, Alba
Ellsworth Kelly – Rivers – Coro della Maddalena, Alba

Penso che ciò che chiediamo all’arte sia un senso di stabilità, in opposizione al caos della vita di tutti i giorni. È un’illusione, ovviamente. Ciò che ho provato a catturare è il fluire delle cose, per lasciare che l’arte resti qualcosa di aperto e incompleto…”. Ellsworth Kelly lascia una pittura imprevedibile, monumentale: “forever in the present”, per usare le sue stesse parole.

Marta Pettinau

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Marta Pettinau
Marta Pettinau nasce ad Alghero nel 1984, dove al momento vive e lavora. Ma con la valigia in mano. Laureata a Sassari in Scienze dei Beni Culturali, ha conseguito nel 2011 la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, con una tesi dal titolo “La Biennale Internazionale di Istanbul. Storia, luoghi, esiti di una biennale post-periferica”. Co-curatrice del progetto RI-CREAZIONE per 1:1projects, a Roma, nel 2009; nello stesso ha curato la collettiva Verso Itaca presso Metricubi, a Venezia. Ha collaborato con l’ufficio stampa del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza. Ora è curatrice indipendente e giornalista freelance.
  • annoiato

    uno degli artisti più noiosi della storia

  • Stefano

    Mai sentito, da dove sbuca questo, com’è che se ci lascia un artista sconosciuto america è sempre una perdita mentre se more uno italiano nessuno se colga?

  • Marcel Duchamp

    Grandissimo artista, uno dei più grandi dell’astrattismo americano e il re dell’hard edge painting. Opere fantastiche, pulite, nette. esposto al MoMa e Tate Modern per citare un paio di piccoli musei. Non è affatto sconosciuto, è sconosciuto a chi non si interessa di arte forse. Non è vero che se muore un artista italiano non se lo cagherebbe nessuno, sono sicuro che se morisse Cattelan ne parlerebbe il mondo intero.

    • Becchino

      Pulite e nette di sicuro: perfette per i musei, certo.
      Per i musei che preferiscono i professionisti che non danno e non pongono problemi: si perfetto, grandissimo come lo zero assoluto.
      Se muore Cattelan me ne frego perchè, tanto, è già morto, non lo sai?