Peacock Feathers. Su una mostra al MET di New York

Zeppa di divi all’inaugurazione, la mostra “China Through the Looking Glass” al MET di New York è stata la mostra dell’estate. Ma anche con l’endorsement di miss Vogue, funzionava solo a tratti…

China. Through the Looking Glass - MET Museum, New York 2015
China. Through the Looking Glass - MET Museum, New York 2015

China: Through the Looking Glass allestita al MET per il mondo della moda è stata la mostra dell’estate (accompagnata da un catalogo edito in collaborazione con Yale University Press). Anna Wintour, l’inossidabile direttore di Vogue America, l’ha sponsorizzata. Il Costume Institute e il Department of Asian Art sono stati mobilitati per proporre alta moda contemporanea e costumi cinesi, dipinti, porcellane e film. Stilisti di ogni parte del mondo ne hanno tratto ispirazione per le loro collezioni. Il red carpet dell’inaugurazione era colmo di divi.
Ma se l’intento era quello di rendere omaggio alla fascinazione che la Cina ha avuto sull’immaginario occidentale, il risultato è stato piuttosto convenzionale. Segno che l’argomento, per quanto di attualità, è più complesso di come appare.

China. Through the Looking Glass - MET Museum, New York 2015
China. Through the Looking Glass – MET Museum, New York 2015

A indagare questa fascinazione in modo originale ci ha pensato invece Darren Waterston con la sua Filthy Lucre, una mostra difficile, intelligente e percorsa da un’energia punk. Waterston ha ricostruito in scala 1:1 la dinner room che nel 1876 il magnate londinese Leyland commissionò al celebre artista americano McNeill Whistler. Amanti dell’arte orientale ma dotati entrambi di un ego gigantesco, a causa di questo lavoro i due finirono per non rivolgersi più la parola. Whistler quasi rovinato dal mancato pagamento di un’opera gigantesca, Leyland indispettito dal risultato che non aveva in nessun modo rispettato le sue indicazioni. Non a caso Whistler concluse la decorazione della sala affrescando due enormi pavoni maschi in posa da combattimento.
A questa burrascosa relazione si aggiunge l’intervento postumo di un altro magnate, questa volta americano: C.L. Freer farà viaggiare via nave l’intera sala da pranzo con le sue 250 porcellane cinesi bianche o blu, intenzionato a dimostrare che l’arte orientale o occidentale, antica o moderna, può convivere in armonia.

China. Through the Looking Glass - MET Museum, New York 2015
China. Through the Looking Glass – MET Museum, New York 2015

La Peacock Room costituisce oggi il cardine della Freer and Sackler Gallery, che fa parte degli Smithsonian di Washington. E proprio qui è intervenuto Waterston: la sua maniacale ricostruzione ci parla però di un confronto senza mediazioni fra energia distruttiva e creativa, fra arte e denaro, fra Oriente e Occidente. La furia dei due pavoni maschi, capaci di eviscerarsi reciprocamente, qui travolge tutto, lasciando a terra macerie e distruzione.

Aldo Premoli
trend forecaster

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #27

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Milano, Catania, New York e Washington dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste Belfagor di Luigi Russo e Alfabeta di Nanni Balestrini. Nel 1984 cura l’edizione di “Moda e Musica nei costumi di Sylvano Bussotti”. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come L’Uomo Vogue, Vogue Pelle e Vogue Tessuti. Nel 2001 fonda Apstudio che fornisce consulenze di comunicazione e trend forecasting ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Per questa attività, oltre ai Paesi europei, sono gli Stati Uniti e la Cina le mete più frequenti dei suoi spostamenti. Nel 2013 e 2014 dirige Tar magazine, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di Huffington Post Italia, nel 2016 ha pubblicato insieme all’economista Maurizio Caserta “Mediterraneo Sicilia Europa. Un modello per l’unità europea” e ha fondato l’Associazione che porta lo stesso nome.