Lo Schermo dell’Arte. Parte il festival fiorentino

Appuntamento dal 18 al 22 novembre in quel di Firenze. È l’ottava edizione de “Lo Schermo dell’Arte”, festival diretto da Silvia Lucchesi. Per vedere l’arte al cinema, o viceversa. Con tante prime italiane e autori presenti in sala.

Francofonia by Alexandr Sokurov, 2015
Francofonia by Alexandr Sokurov, 2015

Silvia Lucchesi, la direttrice del festival Lo Schermo dell’Arte, ha due meriti principali: aver contribuito – insieme a una coraggiosa schiera di attori del mondo della cultura – a mantenere vivo a Firenze l’interesse per la cultura contemporanea; e aver tenacemente sviluppato, sin da tempi tutt’altro che sospetti, il dialogo fra cinema e arti visive, un dialogo che ha ormai assunto un ruolo importantissimo nello sviluppo di entrambe le “discipline”.
Con queste premesse si apre domani 18 novembre – e prosegue fino al 22 – l’ottava edizione del film festival. Con un prequel, è il caso di dirlo, proprio in queste ore: la mostra Visio, che inaugura nella rediviva Strozzina e che riunisce le opere dei dodici artisti. Un “focus sulla produzione di film e video di una nuova generazione di artisti che lavora con le moving images e riunisce un’opera per ciascuno dei dodici partecipanti, selezionati in partnership con alcune delle più importanti accademie, scuole d’arte e residenze europee”. E da quest’anno Visio prevede anche un premio, vinto da Rebecca Digne, marsigliese nata nel 1982.

Runa Islam, Empty the pond to get the fish, 2008
Runa Islam, Empty the pond to get the fish, 2008

Giovedì 19 novembre è un’altra data da segnare sul calendario: nell’Aula Magna del Rettorato si tiene infatti una conversazione fra Riccardo Venturi e Runa Islam, nell’ambito dei talk organizzati dal festival (nello stesso giorno saranno proiettati anche Empty the Pound to Get the Fisch e Pièce Unique, rispettivamente del 2008 e del 2012). Il giorno successivo, da non mancare al Cinema Odeon la proiezione di Parallel I-IV di Harun Farocki, regista scomparso l’anno scorso e protagonista del Focus on. E ancora, sempre per quanto riguarda il programma “collaterale”, l’incontro con Martial Raysse sabato 21, accompagnato dalla proiezione di sei suoi cortometraggi.

Thomas Hirschhorn. Gramsci Monument by Angelo A. Lüdin, 2015
Thomas Hirschhorn. Gramsci Monument by Angelo A. Lüdin, 2015

Quanto al festival vero e proprio, l’opening night di mercoledì 18 è affidata a un’unica opera, Francofonia di Alexandr Sokurov, ambientata all’interno del Louvre di Parigi. Usciamo dalla logica delle date e passiamo a quella delle sezioni, segnalandovi alcuni degli appuntamenti da non perdere. Per Sguardi c’è la doppia incursione di Corinna Belz negli studi di Niele Toroni e Sophie Calle nonché di Claes Oldenburg e Nicole Eisenman, grazie al Kasper König’s Address Book, mentre Angelo A. Lüdin ha seguito i cinque mesi trascorsi da Thomas Hirschhorn nel Bronx per il suo Gramsci Monument. La scena polacca, e in particolare la vita di Oskar Dawicki, è raccontata da Maciej Sobieszczanski e Lukasz Ronduda in The Performer, mentre Alexandria Bombach e Mo Scarpelli narrano le storie di quattro fotografi nell’Afghanistan talebano. C’è poi l’ossessione di Richard Hamilton per Marcel Duchamp documentato da Pascal Goblot. Grande attesa per Peggy Guggenheim: Art Addict di Lisa Immordino Vreeland, che sarà presentato dallo stesso autore (come d’altronde molti dei film presenti allo Schermo dell’Arte), mentre si lega alla città l’intervista a Jan Fabre realizzata da Giulio Boato grazie alla mostra allestita alla Galleria Il Ponte del capoluogo toscano. E infine – ma ripetiamo: questa è una selezione – Troublemakers: the Story of Land Art, presentato qualche tempo fa alla Fondazione Prada.

The Show MAS Go On by Rä di Martino, 2014 - courtesy Sveva Bellucci
The Show MAS Go On by Rä di Martino, 2014 – courtesy Sveva Bellucci

Cinema d’artista vede la presenza di San Siro firmato da Yuri Ancarani (in collaborazione con Careof e Sky Arte) e della miniaturizzazione del paesaggio a opera del collettivo Flatform in Quantum. E poi la prima italiana di In Waking Hours di Sarah e Katrien Vanagt, che racconta la trasformazione di una cucina in camera oscura, seguendo un antico trattato di medicina, mentre il collettivo architettonico DAAR documenta la ricostruzione del Parlamento palestinese e Rä di Martino si concentra sulla storia dei grandi magazzini romani MAS.

Marco Enrico Giacomelli

www.schermodellarte.org

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014). In qualità di traduttore, ha curato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.