Oggetti alieni. La cucina alla Triennale di Milano

Oggi indispensabili, ieri alieni. Gli elettrodomestici hanno cambiato il rapporto di conservazione e preparazione del cibo. E scritto un capitolo di storia del design. E al Triennale Design Museum succede che…

Cucina & Ultracorpi - Triennale di Milano, 2015
Cucina & Ultracorpi - Triennale di Milano, 2015

ELETTRODOMESTICI FANTASCIENTIFICI
Si sono finti oggetti semplici, con la medesima funzione dei loro predecessori, hanno arricchito, modello dopo modello, la gamma di prodotti esistenti e si sono fatti strada, a colpi di innovazione, nel vasto mondo della conservazione e preparazione del cibo. Stiamo parlando degli elettrodomestici, prodotti oggi indispensabili ma fino al secolo scorso elementi alieni che hanno guadagnato a pieno titolo un posto nella storia del disegno industriale.
È proprio agli elettrodomestici che la Triennale di Milano ha deciso di dedicare l’ottava edizione del Triennale Design Museum con la mostra Cucina & Ultracorpi, a cura di Germano Celant in stretta collaborazione con Silvana Annicchiarico, il cui titolo di ispira al libro del 1955 di Jack Finney, L’invasione degli ultracorpi, e all’omonimo film (1956) di Don Siegel.

Studio Piano Design, P705ES, 1998 - prod. Smeg
Studio Piano Design, P705ES, 1998 – prod. Smeg

IL CIBO E LA SUA LAVORAZIONE CASALINGA
Non è una scelta casuale, quella di voler dedicare un approfondimento al mondo del cibo: è infatti il tema portante dell’evento dell’anno, Expo, intitolato Nutrire il pianeta. Energia per la vita. Ma è una scelta intelligente lasciare sullo sfondo, per una volta, il rumore dello sciame causato dall’alimento in sé, diventato negli ultimi anni imperante sotto più sembianze.
È un piacere, ma soprattutto una vera scoperta esperienziale, capire come questi elementi “cospiratori” abbiano conquistato spazio nelle cucine italiane fino a rendersi indispensabili.
Il percorso espositivo di Italo Rota, con il supporto grafico di Irma Boom, guida lo spettatore attraverso i quattro elementi: acqua, fuoco, terra, aria e tutti i sensi, non senza prima averlo messo in guardia sul fatto che la cucina costituisce uno dei luoghi più pericolosi della casa.

Una cappa disegnata da Gaetano Pesce
Una cappa disegnata da Gaetano Pesce

IL PERCORSO DELLA MOSTRA
Si parte dall’acqua e dalle cucine delle nonne, con i frigoriferi dei primi modelli Fiat, degli Anni Cinquanta, passando per il Milione di Ignis del 1962, per arrivare nelle nostre cucine con il modello frigorifero-lavagna Chalk Chalk di Antonio Villas per Ardo (2008).
Si passa attraverso il fuoco con i piani cottura e il modello di Tecnomasio Italiano Brown Boveri del 1949 fino al design di Smeg o il sistema modulare a induzione di Foster.
La terra occupa un tema sensibile di attualità come lo smaltimento dei rifiuti, su cui molte aziende stanno proponendo soluzioni innovative, come le compostiere del gruppo Sartori Ambiente, o come Gabriele Fiocco e le compostiere costruite con materiali di riciclo.
I sensi iniziano a essere invasi e l’udito viene colpito per primo da tutti i piccoli elettrodomestici rumorosi, da Frullo, primo frullatore prodotto in Italia nel 1954, a Grimi del 1957. In mostra i modelli storici di Mendini per Philips e Alessi e il tostapane di Gae Aulenti per Trabo nel 1997: Toast. Ma non è tutto, perché la sezione aria mostrerà dalle cappe di Faber al prototipo di Gaetano Pesce per Elica (Pescecappa), mentre tatto, olfatto e vista saranno coinvolti da altrettante macchine.

Mary Harron, American Psycho, 2000 - still da film
Mary Harron, American Psycho, 2000 – still da film

IL DESIGN RENDE AMICO
Tutti questi strumenti sono stati ideati dall’uomo per facilitare e agevolare il momento della preparazione del cibo e la sua conservazione, mettendo al primo posto la funzione che svolgono, ma senza mai tralasciare la forma, la scocca, il design.
Nel secondo dopoguerra la diffusione dell’elettrodomestico è stata possibile grazie ad aziende illuminate come Girmi, Electrolux, Fiat, Ignis, che hanno investito su designer quali Joe Colombo, Vico Magistretti, Angelo Mangiarotti, Luca Meda, Marco Zanuso, che hanno progettato forma ed ergonomia di questi corpi inizialmente alieni per renderli sempre più riconoscibili e vicini ai nostri gusti. Oggi per noi è impensabile immaginare una cucina senza questi ultracorpi o ipotizzare di preparare una cena senza l’ausilio di elettrodomestici, ma l’invasione non si è ancora fermata.
Le innovazioni tecnologiche, le tematiche ambientali e sociali spingeranno la ricerca di ingegneri e progettisti sempre più avanti fino all’invenzione e realizzazione di nuove macchine che cambieranno e forse faciliteranno il nostro rapporto con il cibo. Avranno nuove sembianze, ma non ci sembreranno più alieni: il design continuerà a fornire loro sembianze amiche.

Valia Barriello

Milano // fino al 21 febbraio 2016
Cucina & Ultracorpi
a cura di Germano Celant
TRIENNALE DESIGN MUSEUM
Viale Alemagna 6
02 724341
www.triennale.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/42076/cucina-ultracorpi/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #24

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.