Inpratica. Summer Theory (II)

Tapparelle stese sulla sabbia e sfruttate come passerelle. Geniale: sia XXI secolo che Anni Settanta. È rétro futuristico? Ecco a voi la seconda puntata della “Summer Theory” proposta da Christian Caliandro.

Robert Venturi e Denise Scott-Brown, Learning from Las Vegas (1968), courtesy of Venturi Scott-Brown and Associates Inc
Robert Venturi e Denise Scott-Brown, Learning from Las Vegas (1968), courtesy of Venturi Scott-Brown and Associates Inc

You know that the nucleus of a time is not
The poet but the poem, the growth of the mind
Of the world, the heroic effort to live expressed
As victory. The poet does not speak in ruins
Nor stand there making orotund consolations.
He shares the confusions of intelligence.
Wallace Stevens, Reply to Papini

Se ci pensiamo, le retoriche della cultura e della creatività ci servono sempre per simulare un’identità che non è quella che davvero potremmo costruirci (da soli), oppure a “sfruttare” un’identità passata come se essa fosse prodotta da creature aliene, che con noi non intrattengono alcuna relazione, e non dai noi stessi del passato: “Con tutto il nostro giacimento culturale, il Paese arriva a produrre un Pil di 35 miliardi di euro, mentre la Gran Bretagna, inferiore a noi per ricchezze culturali, produce esattamente il doppio. E ancora: è provato da studi economici come il ritorno di investimenti su progetti integrati sia 16 volte superiore alla cifra di partenza” (da un articolo di giornale).
Solo una nazione che attraversa una profondissima crisi di identità poteva produrre ossessivamente discorsi di questo tipo.

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Otto Dix, The Match Seller,1920
Otto Dix, The Match Seller,1920

Un oggetto italiano:
piccolo.
Ben fatto.
Compatto.
Complesso.
Utile.
Umile.
Malinconico.
Amaro.
Armonico.
Proporzionato.
Triste.
Sereno.
Spettrale.
Concreto.
Realistico.
Metafisico.
Umano.
Gentile.
Grazioso.
Serio.

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Il senso di minaccia che promana dall’intelligenza collettiva.
Corrispondenza delle ambizioni al paesaggio di riferimento: proporzioni, equilibrio.
Una scelta precisa: lavorare sulla prospettiva di vita; sul senso di crescita organica. Costante.
Costruzione di comunità: un processo in grado di fondere le ferite e i traumi con il desiderio di rinascita e di rigenerazione.
Biopunk: scorie residui scarti. Spazi e idee del XXI secolo. Il XXI secolo è un fantasma femminile industrioso e crudo. Affamato.
Collage vivente. “Radicalità e radicamento” (Cristiana Colli).

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Robert Venturi e Denise Scott-Brown, Learning from Las Vegas (1968), courtesy of Venturi Scott-Brown and Associates Inc
Robert Venturi e Denise Scott-Brown, Learning from Las Vegas (1968), courtesy of Venturi Scott-Brown and Associates Inc

Frattaglie. Giunture.
Sta davvero emergendo un nuovo, diverso sistema di valori? Io vedo quasi solo la sciatteria (che pure è un valore).
Le tapparelle, sia in legno che in plastica, stese sulla sabbia e sfruttate come passerelle: geniale: sia XXI secolo che Anni Settanta. (Rétro futuristico?) Tapparelle marroni, bianche, grigie, verdi e nere. E la spiaggia – la spiaggia è un modello di autogestione post-disastro, di “abusivismo virtuoso” per così dire: i parcheggiatori, infatti, che formano un’intera famiglia di tre generazioni, si occupano di tenere pulita questa bella spiaggia, hanno appeso cartelli ovunque che ricordano ai bagnanti ciò che non dovrebbe essere ricordato, le norme elementari di comportamento. Questi avvisi configurano uno schema di civiltà, che ridefinisce i parametri all’interno di un codice funzionante – una possibile correzione della “neanderthalizzazione” in atto, ovunque. E, soprattutto, decidi tu quanto dargli: nessuno ti impone niente. Questo mi piace. Nessun bar, nessun comfort, nessuna comodità contemporanea: praticamente questa spiaggia è identica a quando, negli Anni Cinquanta, mio zio ci andava a farsi il bagno nudo dopo una settimana di duro lavoro a raccogliere la pece, o se è per questo a quando qui sono sbarcati i coloni greci duemilasettecento anni fa. Anche questo mi piace, decisamente.
Sull’altra costa, a 90 chilometri di distanza da qui, il pescivendolo di fronte agli scogli di San Giorgio utilizza regolarmente un’altra invenzione non meno portentosa: i frutti di mare (ostriche, noci, cozze ecc.) sono posizionati – accuratamente – dentro i contenitori di plastica per la pizza. Con un po’ di ghiaccio sopra, sigillato con un altro ingegnoso sistema di contenitori, è un esempio di design economico, essenziale, efficacissimo – e anche bello. Il trasporto funziona: la nuova funzione del contenitore “adattato” è anche migliore rispetto a quella tradizionale, normale. Qui si dispiega il XXI secolo agli inizi (inizi a scoppio ritardato, che veramente non la smettono di iniziare…), e l’oggetto coincide con il ruolo assunto. Imparare da San Giorgio: “La civiltà è per i gruppi ciò che l’intelligenza è per gli individui. È un modo per combinare l’intelligenza di molti e raggiungere un costante adattamento di gruppo” (Octavia E. Butler, La parabola del seminatore [1993], Fanucci 2000, p. 113).

Christian Caliandro

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).