Rem Koolhaas e Renzo Piano secondo Francesco Bonami

Ai Weiwei, Thomas Hirschhorn, Rirkrit Tiravanija, Carolyn Christov-Bakargiev, Patrizia Sandretto: sono i “ritratti” di Francesco Bonami che abbiamo pubblicato finora, tratti dal suo libro Electa. Ora è il turno di una coppia di architetti.

Sono convinto che esista uno studio di architetti che opera in clandestinità che si chiama RKRP, ovvero Rem Koolhaas Renzo Piano associati, la cui specialità sono i musei. Lo studio funziona così: Koolhaas presenta un progetto che di solito è talmente strampalato da non essere realizzabile, tipo: facciamo del cannocchiale vasariano degli Uffizi una piscina olimpionica o del MoMA di New York una torre di 450 piani ognuno di 40 metri quadrati dove mettere una sola opera d’arte. Davanti alle idee di Koolhaas i committenti rimangono sconcertati anche se affascinati. Da una parte avrebbero voglia di essere coraggiosi, dall’altra tengono troppo alla loro vita e non se la sentono di venire linciati. Finisce che il progetto di Koolhaas non si fa.
Ecco che allora interviene l’altra parte dello studio, RP, non meno visionaria ma leggermente più realista, che presenta un progetto decisamente più fattibile. I clienti accettano. Si costruisce. RKRP si dividono la parcella.

Francesco Bonami, il Bonami dell'arte - Electa, Milano 2015

Francesco Bonami, il Bonami dell’arte – Electa, Milano 2015

A parte gli scherzi conosco entrambi gli architetti e sembrano uno complementare all’altro. Uno progetta sogni, l’altro li costruisce. Carismatici entrambi, alti entrambi, potrebbero essere due monaci russi ortodossi usciti dal film Andrej Rublëv di Tarkovskij. Di questi due monaci uno ha il senso dell’umorismo e l’altro no. Complementari anche in questo.
La prima volta che ho incontrato Rem Koolhaas, il suo personaggio non aveva ancora la statura mediatica che ha adesso. L’ho inseguito su un treno diretto a Princeton, in New Jersey, dove doveva tenere una lezione agli studenti di architettura dell’università. Gli ho fatto un’intervista in treno su un registratore portatile, dove alla fine il rumore del treno copriva tutto quello che diceva. Ho dovuto lavorare di memoria. Già allora era un personaggio che oltrepassava i limiti di velocità consentiti dalla natura umana.

Renzo Piano

Renzo Piano

Renzo Piano invece fa finta di stare fermo, come i mistici del monte Athos, anche se poi si muove tanto quanto il suo collega. L’ho incontrato più volte nel suo studio vicino a Genova o in quello di Parigi. Può parlarti di un suo edificio in Nuova Caledonia con la stessa semplicità con cui mia cugina parlerebbe del negozio Calzedonia. Mia madre quando lo vede alla televisione dice: “Deve essere una persona così in gamba…”. Di Koolhaas, ammesso che si ricordi il nome, direbbe che “è un bell’uomo ma un po’ maleducatino…”.
Se dovessi riassumere la loro visione dello spazio direi che Piano fa la pipì dentro al vaso mentre Koolhaas fuori, non perché sia uno sporcaccione ma perché per lui l’idea di “water” è un’idea troppo limitata. Per Piano lo spazio è una cosa e l’universo un’altra.

Francesco Bonami

Francesco Bonami – Il Bonami dell’arte. Incontri ravvicinati della giungla contemporanea
Electa, Milano 2015
Pagg. 125, € 12,90
ISBN 9788837099053
www.electaweb.com

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