Il senso del classico secondo Acqua di Parma. Parla Cloe Piccoli

Dopo il percorso sull’età classica curato da Salvatore Settis per la Fondazione Prada a Milano e Venezia, anche “I’ll Be There Forever – The Sense of Classic” si confronta con una versione contemporanea della classicità. Attraverso lavori di sette artisti italiani e l’allestimento di Kuehn Malvezzi.

Rosa Barba, The Hidden Conference. A Fractured Play, 2012 – still da film - © Rosa Barba
Rosa Barba, The Hidden Conference. A Fractured Play, 2012 – still da film - © Rosa Barba

A partire dal 15 maggio, Rosa Barba, Massimo Bartolini, Simone Berti, Alberto Garutti, Armin Linke, Diego Perrone e Paola Pivi esporranno lavori site specific ideati per le stanze e le corti di Palazzo Cusani a Milano, nonché per la grande sala da ballo Radetzky al piano nobile. I’ll Be There Forever – The Sense of Classic seleziona alcuni artisti del panorama italiano per esplorare il confronto con le dicotomie inerenti al senso della classicità. Un tema che appartiene in maniera preponderante all’identità italiana e su cui si sono interrogati archeologi, storici dell’arte, intellettuali, artisti e architetti.
In mostra, i riflessi degli artisti appartengono al repertorio classico, declinato al contemporaneo in ritratti, paesaggi, architetture, luci e costellazioni, visioni universali e dettagli minimi, materiali, tecniche antiche e tecnologie contemporanee. La curatrice Cloe Piccoli, qui ne svela ritmi e complessità.

Quale definizione è sottesa al titolo I’ll Be There Forever – The Sense of Classic? Com’è nata l’idea del progetto?
La mostra racconta l’idea di classico inteso come sistema di riferimento concettuale rispetto al quale il presente si riconfigura costantemente. Considerato non come imposizione del canone, non come citazione stilistica, ma come elemento di relazione, dialettico e dialogante per sua stessa natura, il classico entra in relazione con le opere di I’ll Be There Forever come ispirazione, atmosfera, radici. Come un elemento evanescente eppure fondante perché retaggio di una storia e una cultura condivisa.
Il classico significa radici, identità, ma non significa che debba essere ripetuto o citato: le opere in mostra non citano canoni, stili, concetti classici. Insomma scordatevi colonne, timpani e capitelli. Penso invece a concetti come l’uomo al centro dell’universo distillata nell’opera di Alberto Garutti, Fulmini, o l’impresa titanica della creazione che emerge chiara da un’opera come La Fusione della Campana di Diego Perrone, o il dialogo fra epoche e culture dei film di Rosa Barba.

Palazzo Cusani - photo (c) Agostino Osio
Palazzo Cusani – photo (c) Agostino Osio

Come è nata l’intuizione che ha dato vita al percorso?
L’idea del progetto è nata negli ultimi due anni nelle aule dell’Accademia di Belle Arti di Brera dove, con Laura Cherubini e Giacinto di Pietrantonio, abbiamo realizzato una serie d’incontri con artisti italiani (poi pubblicati in un volume Fortino Editions). Dai racconti di ogni artista –dodici finota, ma ne stiamo programmando altri – è emerso un immaginario fatto di paesaggi e luoghi italiani costellati di storia e di classico. Non solo Roma, Firenze, Verona, Vicenza, Venezia, Siracusa: ogni paese, città, provincia ha elementi classici, dall’arte all’architettura, dall’epoca greca e poi romana al Rinascimento e ai vari neoclassicismi, sempre diversi per epoche e regioni che si sono succeduti.
Gli artisti in mostra partono da quest’immaginario collettivo e individuale assimilato e dimenticato per creare opere contemporanee, tutt’altro che classiche nelle forme, ma con quell’idea e quella realtà di stratificazione storica che le distingue. Da qui è nata l’idea di una mostra sul tema del classico, che è un tema fondante e distintivo di certa arte contemporanea italiana. Quell’arte che non cita, non ripete, non imita, ma riconosce alcune radici culturali per reinventarle.

Come si presenterà, attraverso il percorso, il legame tra Acqua di Parma e l’arte contemporanea?
Questa è la prima mostra d’arte contemporanea realizzata da Acqua di Parma che, secondo la tradizione dell’azienda, ha voluto sostenere il progetto producendolo fin dall’inizio, commissionando le opere e seguendone ogni fase, fino alla creazione di un primo nucleo di una collezione d’arte contemporanea. Oltre a questo progetto d’arte contemporanea, Acqua di Parma sostiene il teatro, la danza con Roberto Bolle, l’artigianato, le arti e i mestieri, sviluppando di volta in volta progetti tagliati su misura per sostenere l’eccellenza italiana. Per questo la presidente Gabriella Scarpa mi ha chiesto di sviluppare un progetto sull’Italia, dove in questo momento ci sono alcuni artisti decisamente interessanti.

Paola Pivi & Carla Accardi, Once Upon a Time (A Dream By Paola Pivi) - installation view Massimo De Carlo, London 2013 - photo Thierry Bal
Paola Pivi & Carla Accardi, Once Upon a Time (A Dream By Paola Pivi) – installation view Massimo De Carlo, London 2013 – photo Thierry Bal

Come l’arte contemporanea, invece, definirà un senso del classico? Come si sovrapporranno, uniranno e trasformeranno i due piani temporali?
Mi piace riportare una frase di Walter Benjamin che cito all’inizio del mio testo in catalogo: “La storia dell’arte è una storia di profezie. Può essere scritta a partire solo dal punto di vista di un presente, direttamente attuale, poiché ogni età possiede la propria nuova, benché non ereditabile, occasione di interpretare proprio le profezie che l’arte delle epoche passate racchiudeva in sé”. L’arte come profezia è un tramite fra passato e futuro che si esprime in un presente sfaccettato e complesso i cui strumenti sono quelli che utilizza per interpretare ed esprimere suggestioni e stimoli. I due piani temporali, anzi tre, sono in un certo senso contemporanei.

Secondo quali modalità la storia, l’architettura e la magnificenza di Palazzo Cusani hanno influenzato, o meglio, formato il percorso di I’ll Be There Forever?
Palazzo Cusani ha il fascino della stratificazione storica: ci sono elementi barocchi, classici, neoclassici. Ogni opera dialoga con il Palazzo. Perrone è intervenuto nel portico e fra le colonne del cortile. Garutti materializza e smaterializza una delle sale a volta del piano nobile. Berti si inserisce nel dialogo pittorico del Palazzo rispondendo con dipinti contemporanei alle suggestioni ottocentesche, e così di seguito. Tutte le opere sono site specific.

Come entreranno in dialogo i loro lavori? Saranno allestiti interventi e lavori di grandi dimensioni?
Decisamente sì: abbiamo optato per opere ambientali, che dialogano con lo spazio, in ogni sala, e nel cortile interno. Rosa Barba presenterà in quest’occasione per la prima volta la trilogia di film The Hidden Conference in un’installazione con tre schermi di sei metri per quattro. Sarà un ambiente all’interno del quale il pubblico camminerà fra schermi e proiettori interagendo con l’opera, a volte entrando nel lavoro.

Palazzo Cusani - photo (c) Agostino Osio
Palazzo Cusani – photo (c) Agostino Osio

Quale media/supporto verrà maggiormente investigato?
In mostra ci sono sculture, pitture, fotografie, installazioni, film: non ne ho fatto una questione di media. Non è mai una questione di media, ma di concetto e di opere.

Potresti esprimere un pensiero o formulare un invito che accompagni i visitatori verso I’ll Be There Forever The Sense of Classic?
L’invito è a visitare una mostra con alcuni dei più interessanti artisti italiani del momento, che pur distanti, per geografie e identità, creano un contesto, una riconoscibilità, svelano un’appartenenza a una cultura artistica specifica, antica e radicata che mettono a confronto con esperienze e luoghi altri e lontani.

Ginevra Bria

Milano // fino al 4 giugno 2015
I’ll Be There Forever. The Sense of Classic
a cura di Cloe Piccoli
una mostra prodotta da Acqua di Parma
PALAZZO CUSANI
Via Brera 15
[email protected]
www.illbethereforever.com

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/44850/ill-be-there-forever-the-sense-of-classic/

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • Whitehouse Blog

    E il discorso che tenta di fare Dan Vo a Venezia: “giovani indiana jones” alle prese con reperti di archeologia. Questo non si chiama interrogarsi sulla classicità, ma si chiama seguire la MODA. Esattamente come va di moda il vintage un po’ in tutte le salse.