Biennale di Venezia. Il padiglione della Corea raccontato da Sook-Kyung Lee

Lo spazio della Corea ai Giardini della Biennale, composto da sole pareti trasparenti, ospiterà un’installazione filmica sci-fi di Moon Kyungwon & Jeon Joonho. La curatrice Sook-Kyung Lee racconta il sogno e la realizzazione di una realtà multidimensionale, dove il tempo collasserà diventando spazio.

MOON Kyungwon & JEON Joonho, The Ways of Folding Space & Flying, 2015, HD Film Installation, 10’ 30” © the Artists
MOON Kyungwon & JEON Joonho, The Ways of Folding Space & Flying, 2015, HD Film Installation, 10’ 30” © the Artists

Il duo di artisti coreani Moon Kyungwon & Jeon Joonho presenterà alla Biennale di Venezia una nuova opera creata appositamente per gli spazi del Padiglione Coreano. The Ways of Folding Space & Flying, una installazione cinematografica multicanale, costituisce una ricerca archeologica all’interno della civiltà umana, che intreccia storia e visioni del futuro in una narrativa a ritroso. Vi si ritrovano anche allusioni alla struttura istituzionale e all’evoluzione storica della stessa Biennale, la cui portata e influenza sono state acquisite sullo sfondo di un panorama socio-politico mutevole. Abbiamo intervistato la curatrice e commissario Sook-Kyung Lee.

In cosa consiste The Ways of Folding Space and Flying, il progetto per il Padiglione della Corea alla 56. Biennale di Venezia?
È una nuova installazione filmica a sette canali, una nuova creazione che esplora un quesito archeologico sulla civilizzazione umana. Il lavoro intreccia la storia con le visioni del presente, raccontato attraverso una narrazione proiettiva rispetto al futuro. Il titolo del progetto proviene dalle parole coreane chukjibeop e bihaengsul.

MOON Kyungwon & JEON Joonho, The Ways of Folding Space & Flying, 2015, HD Film Installation, 10’ 30” © the Artists
MOON Kyungwon & JEON Joonho, The Ways of Folding Space & Flying, 2015, HD Film Installation, 10’ 30” © the Artists

Ci spieghi…
Chukjibeop ha origine nella pratica taoista e indica un metodo ipotetico di ridurre la distanza, per fare un lungo percorso in breve tempo. Bihaengsul fa riferimento a un altro potere sovrannaturale, basato su uno dei più antichi desideri dell’uomo, ovvero levitare, volare e viaggiare nel tempo e nello spazio.
L’approccio di Moon Kyungwon & Jeon Joonho a questi concetti rappresenta in qualche modo uno spaccato antropologico, una interpretazione dello sfondo illogico di determinate idee relative alla natura umana. Inoltre entrambi provano a immaginare l’importanza di queste nozioni in relazione all’incertezza del futuro, nonostante una certa apparente discordanza con le dottrine delle scienze attuali. Si dà il caso, infatti, che alcune teorie scientifiche e ipotesi non abbiano escluso la possibilità di realizzare queste idee…

Non siamo nel campo della fantascienza?
Beh, sia chukjibeop che bihaengsul rimangono ampiamente inserite nel regno dell’iperbole e della fantasia: impersonano il desiderio collettivo di superare barriere e forze che ci legano fisicamente e senza scampo. Queste parole rendono manifesto quel che oggi è represso e che deve emergere attraverso la storia approvata e ufficiale, qualcosa che non può essere fronteggiato grazie alla sola coscienza collettiva se non nelle forme del mito e della fantasia.

MOON Kyungwon & JEON Joonho, The Ways of Folding Space & Flying, 2015, HD Film Installation, 10’ 30” © the Artists
MOON Kyungwon & JEON Joonho, The Ways of Folding Space & Flying, 2015, HD Film Installation, 10’ 30” © the Artists

Quali territori attraverseremo una volta entrati nel padiglione?
Il film è ambientato in un laboratorio scientifico. Questa visione ha origine dal lessico familiare delle convenzioni introdotte dai film sci-fi, ma a uno sguardo più ravvicinato diventa chiaro che si tratta proprio dell’edificio coreano ai Giardini, ma in tempo diverso, forse un futuro molto vicino, o in una dimensione differente, un universo parallelo. Meticolosamente replicato nei più piccoli dettagli ma trasformato in un laboratorio futuristico, il luogo si presenta come privo di pavimento.
Il film verrà diffuso su sette diversi canali, fra monitor e proiezioni. I contenuti di questi differenti canali sono interconnessi e formano una narrazione stratificata. Lo spazio del padiglione diventerà un sito dinamico per un’esperienza sensuale ed emozionale, dato che i movimenti dei visitatori determineranno quel che vedranno.

MOON Kyungwon & JEON Joonho, The Ways of Folding Space & Flying, 2015, HD Film Installation, 10’ 30” © the Artists
MOON Kyungwon & JEON Joonho, The Ways of Folding Space & Flying, 2015, HD Film Installation, 10’ 30” © the Artists

Il progetto è inedito?
È stato appositamente commissionato ed è site specific, ma l’installazione è parte di un’indagine in itinere da parte di Moon e Jeon. Invece di continuare a comprovare una tesi definitiva, loro propongono modi per immaginare il futuro in cui le attuali nozioni di arte e creatività potrebbero non essere più rilevanti.
Ad esempio in News from Nowhere (2012) si sono concentrati sulla creazione di piattaforme interdisciplinari e transnazionali, coinvolgendo ricercatori ed esperti, accademici e studiosi di diverse discipline come l’architetto Toyo Ito, il compositore Toshi Ichiyanagi, Hans-Ulrich Obrist, gli stilisti Tsumura Kosuke e Kuho Jung, il regista Lee Changdong e il poeta Ko Un.

Come dialogano l’architettura del padiglione e il progetto di Moon e Jeon?
Restrizioni e regole spesso creano sfide molto interessanti. Il Padiglione della Corea ha i muri di vetro: non è l’ideale per ospitare visual art, soprattutto se si tratta di dipinti o film. Moon e Jeon hanno comunque fatto proprie queste condizioni e hanno creato un’installazione che sconfigge, fino a rinnegarli, i modi convenzionali di allestimento.

MOON Kyungwon & JEON Joonho, The Ways of Folding Space & Flying, 2015, HD Film Installation, 10’ 30” © the Artists
MOON Kyungwon & JEON Joonho, The Ways of Folding Space & Flying, 2015, HD Film Installation, 10’ 30” © the Artists

Come si rapporterà The Ways of Folding Space and Flying con All the World’s Futures?
Sia in News from Nowhere che in quest’ultimo progetto, il futuro è un riflesso simbolico del presente. Loro spesso provano a trasformare il discorso su un futuro distante in un discorso critico sul presente. Le convenzioni del cinema sci-fi sono germinali nell’installazione del film dai toni futuristici, mentre i segni del fato apocalittico sottilmente faranno riferimento a temi contemporanei, come la forza distruttiva dei disastri naturali e la crisi ambientale. La trasformazione sociale all’interno e oltre il mondo dell’arte è e resta l’assunto centrale del nostro progetto e All the World’s Futures sembra porre molte questioni sul luogo e sul ruolo dell’arte in un contesto più ampio.

Potresti infine esprimere un pensiero o formulare un augurio che accompagni il Padiglione coreano alla 56. Biennale d’arte di Venezia?
Mi piacerebbe farlo sollevando un paio di quesiti. Possiamo immaginare un futuro nel quale la storia non esisterà? Che cosa significherebbe l’arte se il futuro apparisse così arbitrario come lo è oggi il nostro presente?

Ginevra Bria

www.koreanpavilion2015.com