Soldi spesi bene? Jes! Storia di una best practice

Quando il finanziamento pubblico produce cultura e lavoro, stimolando la creatività e le buone pratiche sociali. Vi raccontiamo la storia di “Jes!”, progetto di un trio marchigiano che farà parlare di sé.

jes
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Il progetto Jes! Cerco lavoro. Lo immagino. Lo trovo è un contenitore culturale ideato da tre giovani operatori del territorio, Sabrina Maggiori, Federico Bomba e Alessia Tripaldi, che invece di chiedere soldi per finanziare uno dei propri progetti teatrali, artistici e letterari, hanno pensato di far ricadere la loro professionalità sulla città di Jesi, nelle Marche, per stimolare l’incontro tra creatività e mondo del lavoro. Il progetto è stato finanziato dall’assessorato alle Politiche Giovanili della Regione Marche e dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale. Il Comune di Jesi gli ha trovato uno spazio: Palazzo Santoni, uno dei più antichi palazzi medievali della città.
In due anni di attività, Jes! è riuscito a fare dialogare e incontrare tantissime realtà o persone che in modo autonomo e con estrema fatica cercavano di proporre la propria idea di cultura, spesso senza riuscire a trovare ascolto, perché incapaci di mettere in rete la propria esperienza e a volte di conoscersi e incontrarsi, pur abitando in una città di provincia.

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Jes! è prima di tutto un’affermazione”, dicono gli ideatori, “che dicendo Sì! mette in moto un pensiero propositivo. È l’invito a un movimento che osi sfidare la crisi attuale, che da economica è diventata inevitabilmente anche sociale”. I tre giovani hanno infatti chiesto alla città di vedere la crisi “come un’opportunità per uscire dai percorsi battuti fino ad ora e fare un doppio salto mortale per accogliere questo momento storico pieno di incognite e, dunque, di possibilità”.
Sono stati ventiquattro mesi in cui l’Agenzia Interstiziale – “un luogo in cui non si assumono persone in base alle sempre più risicate esigenze del mercato, ma si mettono a valore le loro competenze che, in dialogo con i vuoti del territorio (interstizi, appunto), possono essere fonte di reddito” – è riuscita a “mappare”, cioè a registrare sul proprio sito e mettere in contatto tra loro 434 iscritti, che hanno interagito proponendo e usufruendo, insieme agli altri cittadini, di dieci workshop (tra cui quello con il videoartista Mario Sasso) e quattro laboratori con le scuole, sei conferenze, sei mostre di arte contemporanea, tre residenze d’artista, sei Jes!Day (eventi culturali che hanno animato con concerti, esposizioni, performance contenitori culturali della città da riattivare), sette Jes!T (incontri con personaggi creativi e imprenditori del territorio intorno a un divano e con una tazza di tè in mano).

jesContest - MakeABook
jesContest – MakeABook

Ma Jes! non è stato solo formazione ed eventi: attraverso interviste alle “antenne” del territorio, tavoli di pensiero e un questionario online, il progetto ha ascoltato le esigenze culturali dei cittadini, giovani e meno, creando reali opportunità di lavoro con ventuno progetti pre-incubati, di cui un terzo ha ottenuto un’opportunità concreta di immissione nel mondo del lavoro e tre chiamate da parte di imprenditori locali. Inoltre una parte del finanziamento iniziale è stato speso per creare due concorsi pubblici, il primo dedicato alla creazione di un’impresa culturale e creativa e il secondo per la realizzazione di una segnaletica storico-turistica.

jes - mostra al Liceo Artistico Mannucci
jes – mostra al Liceo Artistico Mannucci

Al di là dei numeri, però, il progetto ha portato a Jesi una politica culturale che da tempo mancava, ha sognato e disegnato un’idea di cultura per il futuro della città pensandola e interpretandola come un laboratorio, cioè un luogo di incontro di persone con interessi, professionalità, conoscenze e curiosità diverse, che si sono potute incontrare anche fisicamente per produrre qualcosa: un corso di formazione, un festival, una mostra, un concerto, un incontro su un tema, una start up, con una notevole ripercussione su tutta la città. Un luogo di incontro libero e di sperimentazione, anche se coordinato, per permettere alle tante strade di ricerca di convergere sui tre obiettivi del progetto: la valorizzazione delle professionalità creative, la promozione della cultura della creatività e la valorizzazione del territorio.
Sarà un caso, ma contemporaneamente all’attività di Jes! il cuore della parte antica della città, storico luogo di piccioni e coppiette innamorate, si è rianimato, riempendosi di ragazzi e di attività commerciali e ricreative.

Annalisa Filonzi

www.jesplease.it

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Annalisa Filonzi
Dopo una laurea in Lettere classiche a Bologna, dal 2000 circa mi occupo di arte contemporanea: ho fatto l’assistente a un critico d’arte delle Marche, dove vivo, da cui ho imparato come non si deve curare una mostra e trattare gli artisti, tanti uffici stampa, cura di cataloghi ecc. ma posso anche vantarmi della cura di un’unica ma veramente importante mostra al Museo di Arte Moderna di Mosca nell’ottobre del 2008: VIDEOGLAZ Mario Sasso e l’immagine elettronica: quattro piani di videoinstallazioni che ancora mi sogno di notte! Attualmente per sopravvivere insegno (di ruolo) Lettere alle scuole superiori, ma non ho mai smesso di scrivere e seguire i miei interessi artistici che riguardano soprattutto i nuovi linguaggi dell’arte: video, fotografia, street art, contaminazioni varie. Recentemente ho scritto testi per alcune mostre a Roma (Teatro Palladium, nell’ambito di RomaEuropa Festival; Galleria Mara Coccia; Galleria AOCF58), collaboro con riviste online e cartacee, e propongo progetti con minime speranze di essere realizzati.