Salone del Mobile. È ancora tempo di Milano

Nemmeno il tempo di tirare le fila di Miart e MIA, e dalle fiere d’arte moderna, contemporanea e fotografia si passa al design. Con l’evento di settore più importante d’Europa.

Diana Scherer, nurtureharold17
Diana Scherer, nurtureharold17

Salone 2015 ai nastri di partenza. Pronti per l’inizio della maratona? Mai come quest’anno, la design week si preannuncia densissima di avvenimenti e trasversale nelle proposte che affollano la sua agenda. Un brulichio di attività, una spinta propulsiva al contagio delle idee che ci piace rileggere affidandoci al concetto di energia, se è vero che il payoff di Expo – Nutrire il pianeta. Energia per la vita – ha valore e può essere preso in prestito anche dalla design week.
Certamente, l’Esposizione Universale segna una linea di continuità importante non solo per il rinnovato protagonismo di Milano, ma anche per la centralità dei temi legati all’ambiente e all’innovazione tecnologica che accomunano alimentazione e cultura del progetto. Tuttavia, è alla spinta vitalistica, all’energia scaturita della partecipazione dal basso che dobbiamo guardare per capire verso quale direzione si sta muovendo, anche suo malgrado, il Salone del Mobile.

Housewarming, Fabrica for Airbnb
Housewarming, Fabrica for Airbnb

A fronte di un tempo e di una capacità di assorbire gli stimoli che sono senz’altro limitati, la proliferazione delle proposte avanza inesorabile. Non c’è studio o quartiere che sconfessi la logica del presenzialismo a tutti costi, che non proclami con orgoglio che, se “everybody is a designer”, tutti hanno diritto a un giro di giostra.
Il fermento è positivo? Senz’altro, nella misura in cui si trasforma in un indicatore di partecipazione democratica e di entusiasmo professionale. Ma ha pur sempre un rovescio della medaglia, se l’entropia scaturita rischia di abbassare la capacità di lettura e di affezione agli eventi. Bastino infatti un paio di esempi: con dieci distretti, o aspiranti tali, che arroventano la mappa del Fuori Salone, con marchi che segnalano una dozzina di iniziative disseminate per la città, si fa un po’ fatica costruire una mappa delle priorità. Facendoci rimpiangere le piccole fiere e le piccole biennali costruite intorno a un tema forte, a poche ma curatissime iniziative.
C’è un rimedio, oltre a sognare un evento su misura in versione lillipuziana? Certo: affidarsi a chi per voi ha tentato di districare – non senza fatica – questa giungla di proposte. E, più importante, non prendere il Salone troppo sul serio, conservando una salutare “giusta distanza”.

Giulia Zappa

http://salonemilano.it/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #24 – speciale design

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua inserzione sul prossimo Artribune

CONDIVIDI
Giulia Zappa
Laureata in comunicazione all’Università di Bologna con una tesi in semiotica su Droog Design, si specializza in multimedia content design e design management a Firenze e New York. Da oltre dieci anni lavora come design&communication strategist, occupandosi di progetti a cavallo tra comunicazione e prodotto. Ha insegnato Comunicazione Multimediale all’Accademia di Belle Arti di Roma. È consulente per programmi internazionali di design per lo sviluppo. Giornalista pubblicista, per Artribune è responsabile editoriale delle pagine dedicate al design.