Biennale di Venezia. Il padiglione dell’Estonia raccontato da Eugenio Viola

Il progetto curato da Eugenio Viola si focalizza su una “zona grigia” della storia estone sovietica. Indagata attraverso documenti d’archivio e testimonianze dalle persone che hanno conosciuto direttamente il protagonista. Rievocato da Jaanus Samma, l’artista che rappresenta il Paese baltico alla Biennale di Venezia.

Eugenio Viola & Jaanus Samma - photo by K. Õllek
Eugenio Viola & Jaanus Samma - photo by K. Õllek

Il percorso dedicato al Padiglione dell’Estonia a Venezia, inizialmente aveva come titolo NSFW: From the Abyss of History. In seguito Eugenio Viola e Jaanus Samma (Tallinn, 1982), rispettivamente curatore e artista, hanno modificato il titolo e scelto di far emergere il tessuto narrativo che li aveva spinti a presentare il progetto espositivo. Attraverso un’installazione multimediale, Samma indagherà la storia personale di un uomo dalla doppia vita durante il periodo sovietico dell’Estonia.
In questa intervista Eugenio Viola ne traccia le fila narrative e metastoriche, rivelando i contenuti più profondi.

Avete cambiato titolo: ora è Not Suitable For Work. A Chairman’s Tale
Il titolo allude sottilmente a tutte le tematiche evocate da questo progetto: il rapporto tra presente e passato, tra la Storia e la cronaca, il reale e l’immaginario, tra la vita e la sua –  tragica – rappresentazione.

Jaanus Samma, from A Chairman’s Tale serie. Study of medical examination, 2015 - courtesy Jaanus Samma
Jaanus Samma, from A Chairman’s Tale serie. Study of medical examination, 2015 – courtesy Jaanus Samma

Qual è questa “storia”?
È la vicenda di un uomo vissuto nell’Estonia sovietica, che in accordo alla legge sulla privacy estone chiameremo con un nome di fantasia, Juhan Ojaste. Un dirigente di successo di un kolkhoz, un eroe di guerra, membro del partito e uomo di famiglia, coinvolto in un umiliante processo per “atti omosessuali” nel 1964, in seguito al quale è espulso dal partito e condannato a un anno e mezzo di lavori forzati.
Abbandonato dalla famiglia, perde lavoro e status sociale. Costretto a cambiare città, svolge lavori sempre più umili, e finisce assassinato nel 1990 per mano di un prostituto, un sedicente soldato russo, un anno prima dell’indipendenza e della successiva depenalizzazione dell’omosessualità in Estonia.

In che modo questa vicenda si aggancia all’attualità?
L’aggancio con la contemporaneità è assicurato sin dal titolo: Not Suitable For Work è un messaggio disclaimer che appare sui computer durante l’orario di lavoro o in situazioni di privacy limitata se si incappa in contenuti “impropri”. Un’espressione presa in prestito dallo slang informatico che, applicata al caso Ojaste, suona come una condanna subita da quest’uomo ben oltre il processo e per tutta la sua vita.
Questa vicenda, mi preme sottolinearlo, ben oltre la contestualizzazione storica e la contingenza legata a un atteggiamento omo-discriminatorio, chiama in causa i diritti umani, continuamente violati, ieri come oggi. D’altronde il nostro presente incerto è attraversato dal rinfocolarsi di vecchi e nuovi integralismi, legati a fenomeni di intolleranza non solo di genere, ma anche di natura sociale, politica, religiosa, culturale, inesorabilmente accompagnati all’orrore mediatico: dalla strage di Charlie Hebdo alle decapitazioni dell’ISIS, dalla schizofrenia collettiva legata al timore di attacchi terroristici al vacillare degli attuali assetti geopolitici che suggeriscono facili quanto angoscianti richiami al passato.

Jaanus Samma, from A Chairman’s Tale serie. Medical instruments, 2015 - courtesy Jaanus Samma
Jaanus Samma, from A Chairman’s Tale serie. Medical instruments, 2015 – courtesy Jaanus Samma

Quando sei venuto a contatto con i lavori Jaanus Samma? E quali aspetti dei suoi percorsi multimediali e socioculturali ti hanno colpito?
Il mio incontro con Jaanus Samma è frutto, come spesso accade, di una serie di curiose coincidenze: nel 2013 ho curato una mostra itinerante di Mark Raidpere, che dalla Fondazione Morra Greco di Napoli si è spostata all’EKKM di Tallinn. In quell’occasione il direttore del museo estone, per invitarmi a visitare preventivamente lo spazio, mi chiese di prendere parte alla giuria del Köler Prize, che è il premio più importante per i giovani artisti estoni. Fu allora che mi sono imbattuto nel lavoro di Jaanus.
Ricordo che mi colpì il suo approccio consapevole e mediato a un ambito di ricerca scomodo: dal 2007 l’artista investiga il sommerso universo omosessuale dell’Estonia Sovietica. L’installazione che gli valse il primo premio, The Loge (2013), è poi diventata l’asse portante del progetto che presentiamo alla Biennale. Quest’ultimo ne è, anzi, la logica prosecuzione.

Come interagirà con il pubblico il lavoro di Jaanus Samma?
I visitatori si troveranno a fronteggiare due livelli diegetici: uno legato alle fonti documentarie, basato sui riferimenti storici e archivistici; l’altro ricreato a partire dagli atti del processo che ha subito Ojaste, dal sapore orwelliano, e dalle testimonianze di chi lo ha conosciuto.
La scrittura espositiva, conseguentemente, oscillerà tra una “pulsione archivistica” (Hal Foster) e una impostazione teatrale che sarà contestualmente cruda e decadente, seduttiva e sovversiva.

Jaanus Samma, Soviet soldiers on the street, 1989 - 2015 - EFA (Estonian Film Archives) - courtesy Jaanus Samma
Jaanus Samma, Soviet soldiers on the street, 1989 – 2015 – EFA (Estonian Film Archives) – courtesy Jaanus Samma

Un racconto universale attraverso una storia individuale: come avete proceduto?
Per induzione, dal particolare all’universale: attraverso la presentazione di una storia personale e privata di un uomo che, nelle sue caratteristiche generali, richiama innumerevoli storie di discriminazione, e non solo di genere, di cui tutti noi possiamo essere potenzialmente vittime, se assoggettati a un potere autoritario, sempre latente come pericolosa condizione metastorica. In questo senso, tutti noi siamo potenziali Chairman.
Il progetto espositivo, come ti dicevo, è una mise en scène di impianto sinestetico-immersivo, abitata da una pluralità di media: sia di natura documentaria che installativa.

Come sarà definita la memoria narrativa dell’identità gay estone? Quali mezzi espressivi e interpretativi hanno supportato in questo senso la sua ricerca?
Not Suitable For Work. A Chairman’s Tale, come gli ultimi lavori di Jaanus Samma, è teso alla riscoperta di una memoria narrativa e collettiva sommersa: si focalizza su una zona grigia della storia dell’Estonia sovietica, indagata attraverso documenti d’archivio (gli atti del processo) e testimonianze dalle persone che hanno conosciuto direttamente Ojaste, raccolte dall’artista negli anni.
I mezzi espressivi squadernati sono le prove documentarie raccolte da Samma, materiali d’archivio, alternati a opere create ex novo dall’artista, ispirate alle testimonianze legate alla vicenda umana di Ojaste, che esplicitano questo slittamento dalla traccia documentaria alla teatralizzazione, dalla vita alla sua rappresentazione.

Jaanus Samma, Grain Dryer, 1965 - 2015 - The National Archives of Estonia - courtesy Jaanus Samma
Jaanus Samma, Grain Dryer, 1965 – 2015 – The National Archives of Estonia – courtesy Jaanus Samma

Quale scenario visivo, quale atmosfera culturale ritieni che i lavori di Not Suitable For Work. A Chairman’s Tale conferiranno al padiglione?
Un’atmosfera onirica e straniante, immersiva ma soprattutto morbosa, atta a stimolare il voyeurismo dello spettatore. Costretto a diventare, suo malgrado, un intruso per procura.

In una personale che include un’esposizione onirica, con elementi teatrali, ma che fa affidamento anche a fonti documentali, quale tipologia di esperienza visiva compiremo, in qualità di visitatori?
Un’esperienza strabica, sospesa tra realtà e illusione, Storia e cronaca, reale e immaginario.

Il padiglione è Palazzo Malipiero. Come entreranno in dialogo la storia e le caratteristiche struttural-architettoniche del palazzo con i lavori di Jaanus Samma?
La scrittura espositiva è pensata per interagire con gli spazi, non facili e fortemente caratterizzati, dello storico Palazzo Malipiero. Insieme abbiamo costruito un percorso che si snoda attraverso gli ambienti assecondandoli, sfruttandone le peculiarità strutturali e architettoniche.

Jaanus Samma, Study of Underwear, 2013 - 2015 - courtesy Jaanus Samma
Jaanus Samma, Study of Underwear, 2013 – 2015 – courtesy Jaanus Samma

Spiegaci come il percorso di Jaanus Samma integrerà i diversi aspetti toccati con il tema principale della Biennale, All the World’s Future.
Il progetto si inscrive perfettamente nel frame concettuale della biennale disegnata da Enwezor che, non a caso, in conferenza stampa ha richiamato la nona Tesi di filosofia della storia di Walter Benjamin, relativa all’Angelus Novus di Paul Klee, “l’angelo della storia” che, è noto, “ha il viso rivolto al passato”, ma una tempesta “lo spinge irresistibilmente nel futuro”. Uno statement che ben sintetizza il suo approccio metodologico, sospeso tra presente e passato.
Essenzialmente è la stessa premessa teorica che ha animato il nostro progetto: guardare al passato per indagare le lacerazioni del presente e come monito per il futuro.

Potresti esprimere un pensiero o formulare un invito, un tuo desiderio che accompagni la costituzione del Padiglione estone in Biennale?
Not Suitable For Work. A Chairman’s Tale è un progetto nato nella consapevolezza che l’uomo, nel rapporto con la storia, remota e recente, dovrebbe imparare a pensare in maniera accogliente identità e diversità, unità e molteplicità, concependo ogni cultura incompiuta, multipla e in continua evoluzione. Ed è questo il messaggio, il desiderio, l’invito che vogliamo trasmettere.
D’altronde, oltre la pervasiva estetizzazione del reale, che ci anestetizza, l’arte conserva la possibilità di gettare uno sguardo altro sulle lacerazioni del presente, ricordandoci che è sempre per la coesistenza di tutte le differenze possibili, ancora una volta non solo di genere, ma anche di natura culturale, sociale, politica, religiosa e di razza.

Ginevra Bria

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