Biennale di Venezia. Il padiglione della Finlandia raccontato da Patrik Söderlund

Tra animazione e ricerca, natura e futuro, il duo IC-98 oltrepasserà le pareti del Padiglione di Alvar Aalto. Parliamo della Finlandia alla Biennale di Venezia. Anzi, ce ne parla uno dei due aristi, Patrik Söderlund.

IC-98, Abendland II (The Place That was Promised), 2013
IC-98, Abendland II (The Place That was Promised), 2013

La Finlandia presenta al Padiglione dei Giardini il percorso Hours, Years, Aeons. Il Paese scandinavo ha invitato IC-98 (Patrik Söderlund, 1974, e Visa Suonpää, 1968) a installare un inedito lavoro che creasse un nuovo scenario all’interno dello spazio disegnato da Alvar Aalto nel 1956. Il duo ha lavorato con l’intenzione di riportare il Padiglione indietro nel tempo: come una sorta di documento, l’edificio narra i racconti di una nazione e della sua crescita.
Ne abbiamo parlato con Patrik Söderlund.

Ore, anni eoni… Cosa ci dobbiamo aspettare dal Padiglione finlandese?
Hours, Years, Aeons è la prosecuzione site specific di un nostro lavoro in costante crescita, mai completo, dal titolo Abendland cycle. Verrà allestita una installazione multimediale che combina animazione video ed elementi materiali. La storia che entrambe le dimensioni narrano si svilupperà attorno a tempi dalla durata estremamente lunga, portando lo spettatore in un futuro distante, al di là di qualsiasi età dell’uomo.

Qual è la tua definizione personale di identità nazionale?
Ogni identità nazionale è il frutto di costruzioni formate da livelli sovrapposti, una combinazione di elementi imposti politicamente e sentiti intimamente, una dimensione all’interno della quale la cultura si conforma tanto alla natura del territorio quanto alla storia di un popolo. Per noi, in qualità di artisti, la nazione finlandese è uno Stato che funziona come un importante sovvenzionatore, un insieme di istituzioni per le quali i nostri lavori, nonostante il supporto, non potranno mai essere messi sotto esame minuzioso.

IC-98 - photo Petri Summanen
IC-98 – photo Petri Summanen

Qual è, invece, la tua definizione di eresia? Questo concetto può essere intrinseco alla natura oppure appartiene solamente alla sfera della cultura umana?
Quello che amiamo dell’eresia è la singolarità di ogni interpretazione sbagliata di quel che comunemente viene accettato come verità. Un’eresia è pura creazione, che si aggiunge alla moltitudine dei nostri pensieri.

I vostri lavori quale tipo di scenario visivo aggiungeranno all’immaginario estetico legato alla Finlandia?
I nostri lavori sono solitamente oscuri e cupi. Il nostro contesto di riferimento è intriso di tradizionale pessimismo culturale. La nostra modalità di utilizzare gli elementi naturali, gli alberi ad esempio, come metafore della cultura e della storia, potrebbe essere visto effettivamente come una peculiarità prettamente finlandese.

Quali territori illustrerete all’interno del Padiglione?
Il nostro territorio è rappresentato dal futuro immaginario che si apre proprio nel punto in cui comincia lo spazio del Padiglione finlandese.

IC-98, Arkhipelagos (Navigating the Tides of Time), 2013
IC-98, Arkhipelagos (Navigating the Tides of Time), 2013

La storia, l’architettura e l’estetica del Padiglione come ha influenzato il progetto?
La storia e la location del luogo sono sempre un importante punto di partenza per il nostro lavoro. A livello estetico, il Padiglione ai Giardini offre molte sfide, poiché si tratta di una idiosincratica macchina modernista costruita per esporre dipinti. Storicamente e materialmente, il Padiglione funge come un simulacro di cristallo tra il passato e il futuro: era stato ricavato dal legno con il denaro proveniente da una politica amministrativa delle foreste finlandesi ed eretto nel mezzo di un parco europeo in cui la natura è stata tematizzata, ordinata ed estetizzata, seguendo una sorta di buon precetto. La domanda, a questo punto, potrebbe essere: che cosa significa natura? Quale il significato di un’entità definita per mantenere, per seguire il corso della società nel lungo periodo?

Un invito che accompagni i visitatori.
Suggerirei loro, solamente, di portare pazienza. Prestateci parte del vostro tempo e noi vi restituiremo, in cambio, molto di più.

Ginevra Bria

http://www.frame-finland.fi/en/what-we-do/venice-biennale-2015/
http://www.socialtoolbox.com/

  • Sono molto curioso di vedere quest’opera, ma come molte già qui ben segnalate e mi colpisce sempre più notare come oramai le opere artistiche sono sempre più simili ad ambienti scenografici, spazi quasi teatrali.

    Via sempre più è vicina la fusione finale di tutte le forme artistiche in una percezione multisensoriale.

  • DGaudenzi

    Ho trovato “Ore, anni, eoni” l’opera più emozionante e coinvolgente esposta ai Giardini: la compenetrazione tra l’ambiente interno ed il padiglione di alvar aalto è già di per sé perfetta. Come dicono gli autori il tempo che viene chiesto al visitatore gli restituisce molto, anzi direi qualcosa di non prevedibile.
    Si tratta di una dimensione magica in cui lo spazio dominato dall’albero, che si trasforma in modo impercettibile ma sbalorditivo, conduce lo spettatore in una dimensione temporale sospesa tra istante ed infinito