Eccellenze made in Italy. Gabriele Finaldi dal Prado alla National Gallery

Il Prado saluta con affetto la partenza di Gabriele Finaldi, a pochi giorni dalla nomina a direttore della National Gallery di Londra. Ufficializzata nientemeno che dal primo ministro britannico David Cameron. Lo abbiamo intervistato.

Gabriele Finaldi
Gabriele Finaldi

Davanti a un uditorio affollatissimo di giornalisti e lavoratori del museo, il presidente del Real Patronato José Pedro Perez Llorca e il direttore del Prado Miguel Zugaza hanno speso parole di grande stima ed elogio per Gabriele Finaldi, una delle figure chiave del rinnovamento del museo spagnolo nell’ultimo decennio. Con il consueto riserbo, la direzione del Prado aveva infatti preferito non confermare fino a poche ore fa la notizia della nomina, già trapelata da fonti inglesi ai primi di gennaio. Finaldi entrerà in carica a Londra il prossimo 17 agosto, a un anno dall’annuncio della dipartita di Nicholas Penny.
L’incontro è stato emozionante non solo per la presenza di tanti collaboratori del direttore aggiunto di conservazione e investigazione del museo madrileno, ma anche per l’atmosfera di cordiale intesa percepita fra le tre massime cariche direttive del museo. Perez Llorca ha espresso sentimenti di gioia e di orgoglio, uniti all’inevitabile tristezza per la perdita di uno studioso di altissimo profilo, al quale però “manca purtroppo il dono dell’ubiquità, tra le tante doti”. Zugaza ha espresso a nome di tutto il museo la gratitudine per il lavoro svolto e ha sottolineato l’aspetto umano, colto e generoso della personalità di Finaldi, che indubbiamente lascerà un segno nella storia del Prado, soprattutto per l’impulso al centro di studi e ai laboratori di restauro.
Gabriele Finaldi – classe 1965, di padre italiano e madre anglo-polacca, nato e cresciuto a Londra con passaporto britannico – è uno storico dell’arte multiculturale, che alla duplice natura italiana e inglese della sua formazione ha unito una straordinaria sintonia con la Spagna e la sua cultura, anche grazie alla moglie spagnola e ai sei figli, alcuni dei quali cresciuti a Madrid. Garbato e cordiale, colto, appassionante ma sempre chiarissimo nelle sue dissertazioni d’arte, dal 2002 ha diretto con passione uno dei più importanti musei del mondo.

Museo del Prado - Casón del Buen Retiro
Museo del Prado – Casón del Buen Retiro

Il Prado è molto cambiato in questi anni”, spiega Finaldi. “Ha subito un complesso processo di modernizzazione, passato attraverso l’ampliamento dell’edificio del Villanueva, l’aumento del personale fino alla creazione di laboratori di restauro di alto livello, unici forse nel panorama europeo. Oltre alla Legge del Prado, che ci ha permesso maggiore autonomia, è stato creato il Centro Studi, aperto nel 2009 nel Casón del Buen Retiro. Molti dei nostri progetti si sono realizzati e il modello di gestione del museo sembra aver tenuto anche in epoca di forte crisi. Al Prado lavorano alcuni dei migliori conservatori d’arte al mondo, che oggi sono sempre più dinamici e in grado di affrontare qualsiasi sfida”.
Per Finaldi la nomina alla National Gallery è in realtà un ritorno a casa, visto cha dal 1992 al 2002 fu responsabile della collezione di pittura italiana (da Caravaggio a Canaletto) e della collezione di pittura spagnola (da Bermejo a Goya) della celebre pinacoteca londinese, con la quale ha continuato a collaborare negli anni madrileni, facilitando prestiti e organizzando mostre congiunte.
La National Gallery ha un rapporto molto stretto con il pubblico, per il facile accesso al museo – direttamente dalla metro, solo in un minuto e mezzo – e per l’ingresso gratuito. Dagli anni londinesi ho preso l’abitudine di scendere almeno una volta al giorno a passeggiare tra le sale del museo, perché mi entusiasmo l’idea che tutti possano godere dei capolavori. Sono un appassionato d’arte e mi piacciono le persone. Tra i miei progetti per la National Gallery c’è una riorganizzazione delle collezioni e un impulso a far conoscere il museo e i suoi capolavori al di fuori della Gran Bretagna”.

National Gallery, Londra
National Gallery, Londra

Formatosi accademicamente fra il Dulwich College e il Courtauld Institute di Londra, ma anche a Napoli e a Piacenza, Gabriele Finaldi è anche un fine studioso di José de Ribeira, al quale sta dedicando il suo prossimo libro.
Nella mia natura di storico dell’arte predomina l’anima italiana, le mie radici napoletane”, racconta Finaldi, che in famiglia, da ragazzo, ha sempre parlato in italiano. “L’interesse per l’arte è nato da un’autentica folgorazione, quella per La fanciulla alla finestra di Rembrandt, che vidi a sedici anni nelle sale della Dulwich Picture Gallery, a Londra, vicino al college dove studiavo. Ma non ricordo bene la prima volta che fui al Prado, mi vergogno a confessarlo, avevo ventun anni e mi trovavo a Madrid in viaggio di nozze con mia moglie. Oggi, invece, ogni qualvolta accompagno un ospite, illustre o non, per le gallerie della nostra pinacoteca, provo invidia per le sensazioni di meraviglia e stupore che prova”.
Nel 2002 fu nominato a Madrid mentre si trovava in circostanze insolite, durante una crociera nel mare cantabrico, colto da una tempesta con tutta la famiglia. “Lo seppi solo il giorno dopo, leggendo i giornali una volto approdato a Bilbao. E devo dire che allora i commenti della stampa spagnola alla mia nomina non furono molto positivi e confortanti. Allora avevo solo 36 anni e 5 figli; oggi ne ho 49 e i figli sono 6, sono nonno di tre nipotini e mi sento molto, molto spagnolo”.
Tornando all’eccellenza dell’équipe di restauro del Prado, Finaldi ricorda con emozione un episodio relativo all’acquisizione del Trionfo del vino di San Martino di Pieter Bruegel il Vecchio. “Tra i tanti momenti speciali, appassionanti degli anni trascorsi a Madrid, c’è senz’altro la volta in cui comparvero come per miracolo firma e data sulla tavola di Bruegel, un capolavoro di assoluto pregio”.

Pieter Bruegel il Vecchio, Festa di san Martino, 1565-1568 circa - Museo del Prado, Madrid
Pieter Bruegel il Vecchio, Festa di san Martino, 1565-1568 circa – Museo del Prado, Madrid

Per quanto forse davvero unico e insostituibile, per profilo intellettuale e spessore umano, Finaldi lascerà dunque il Prado. Resta altrettanto riserbo, però, sulla scelta del prossimo direttore scientifico del museo madrileno: una nomina che spetta solo e soltanto al direttore Miguel Zugaza.

Federica Lonati

www.museodelprado.es
www.nationalgallery.org.uk

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.