Qui Murano. Riapre il Museo del Vetro

I Musei Civici di Venezia tirano a lucido il Museo del Vetro di Murano: nuovo percorso espositivo, spazi raddoppiati e più servizi. Un percorso cronologico, quasi didattico, sull’evoluzione dell’arte vetraria. Il Museo riaprirà al pubblico il 9 febbraio e noi siamo andati a vederlo in anteprima. Ecco com’è.

Murano, ex conterie - photo Marco Zanta
Murano, ex conterie - photo Marco Zanta

La storia del vetro di Murano è una storia di nomi e cognomi. E di mani. Le stesse nei cui palmi è conservata e tramandata un’antichissima sapienza, che da millenni plasmano vetro per trasformarlo in arte. Una storia che incomincia all’incirca nel 1291, quando il doge di Venezia ordinò a tutti i mastri vetrai di spostare le loro botteghe sulla vicina isola di Murano. E quelle fornaci sono ancora lì, da oltre sette secoli.
In questa piccola isola, con meno di 5mila abitanti, è prosperata l’arte del vetro: una magnificenza di forme e colori. Qui dal 1861 è presente il Museo del Vetro, epicentro di ciò che è stato, ed è, l’arte del vetro muranese. Dopo la chiusura temporanea, riaprirà (il 9 febbraio) nella storica sede di Palazzo Giustinian, ma con un aspetto totalmente nuovo.
Gli spazi espositivi, tanto per iniziare, sono quasi raddoppiati, grazie al recupero delle cosiddette ex Conterie. Gli allestimenti e i percorsi sono stati ridisegnati a favore di una lettura più intelligibile e ordinata delle opere presenti. Il progetto museografico di Gabriella Belli, direttrice dei Musei Civici di Venezia, è totalmente innovativo: abbattute le barriere architettoniche (con l’inserimento di due ascensori: prima non c’erano), aggiunti nuovi servizi per il pubblico (come il bookshop), riordinati gli spazi così da poter esporre anche le opere finora rimaste al buio dei depositi, e l’immancabile – ormai firma della Belli – sguardo al contemporaneo, con una sezione dedicata ai mastri vetrai di Murano. Il progetto, costato 2 milioni di euro, è stato realizzato grazie al cofinanziamento del Fondo di Sviluppo Regionale dell’Unione Europea e del Comune di Venezia.

Coppa Barovier - vetro soffiato blu dipinto in smalti policromi e oro – Venezia - 1460-1470 ca. - Museo del Vetro, Murano
Coppa Barovier – vetro soffiato blu dipinto in smalti policromi e oro – Venezia – 1460-1470 ca. – Museo del Vetro, Murano

Adesso, invece, entriamo nel museo. Al piano terra, dove già si può assaporare la coniugazione tra preesistente e nuova architettura, e dopo aver superato il museum shop, si entra nella sala del tempo: qui, su piattaforme ondeggianti, troverete una cinquantina di opere scelte dall’età romana al Novecento. Un breve percorso cronologico che permetterà al visitatore di capire l’evoluzione tecnico-stilistica dell’arte vetraria. Una sorta di antipasto. La prima portata, invece, arriva nella stanza subito dopo: un open space alto sette metri, un white cube che ospiterà le mostre temporanee. Si comincia con un tributo al maestro scultore Luciano Vistosi, scomparso proprio a Murano nel 2010, con una selezione di opere bianche e nere. L’allestimento, firmato dall’architetto Daniela Ferretti, non delude: il bianco della stanza e l’acromatismo delle opere irrorate dalla luce solare rendono l’atmosfera quieta, pacifica, in equilibrio. Niente stona.
Passiamo al primo piano. L’ingresso al piano nobile parla da sé: il sontuoso salone centrale, con il soffitto affrescato e da cui pendono due bellissimi lampadari, è stato intitolato agli antichi maestri muranesi, con una raccolta importante dell’espressione dell’arte vetraia che va dal Trecento a fine Seicento. In questo salone sarà possibile ammirare la Coppa Barovier, uno dei vetri più antichi al mondo tra quelli decorati a smalti policromi fusibili (databile tra il 1470 e il 1480). Lasciamo il portego e avviamoci verso la sala dedicata a Le origini, ovvero i manufatti del XVIII secolo usati come modello dai vetrai di Murano. Ancora. A seguire, ecco la sala dedicata alla creatività settecentesca che ospita il complesso Trionfo appartenuto alla famiglia Morosini in dialogo con le riproduzioni su vetro degli interni veneziani dipinti da Pietro Longhi. Con il Gusto della mimesi, tra Sette e Ottocento, troviamo un focus sulle perle veneziane e le murrine, una collezione che solo adesso viene esposta.

Coppa in vetro fumé su stelo rigadin con manici applicati a zigzag, con morisia - Venezia, Compagnia Venezia Murano – 1878 - Museo del Vetro, Murano
Coppa in vetro fumé su stelo rigadin con manici applicati a zigzag, con morisia – Venezia, Compagnia Venezia Murano – 1878 – Museo del Vetro, Murano

E infine, come già detto, il tocco contemporaneo di Gabriella Belli. I protagonisti del Novecento, come Vittorio Zecchin, Archimede Seguso, Carlo Scarpa, Alfredo Barbini, Napoleone Martinuzzi, che, insieme con altri, hanno traghettato nella modernità quell’antico sapere.
Volete prendere una boccata d’aria? Vi conviene, perché nel giardino del museo si potrà osservare una gigantesca scultura di Pietro Consagra. Non possiamo che consigliarvi di farvi un giro e magari, prima di entrare al civico 8 delle Fondamenta Giustinian, guardate le insegne delle botteghe di vetro e ricordatevi quei cognomi. Lì si fa la storia.

Paolo Marella

MUSEO DEL VETRO
Fondamenta Giustinian 8 – Murano
041 739586
[email protected]
http://museovetro.visitmuve.it/

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Paolo Marella
Barese, classe 1987, trapiantato maldestramente a Venezia. Laureando in Economia e Gestione dei Beni Culturali all'Università Ca' Foscari, coltiva da anni una forte passione per l'arte e la scrittura. Gli piace il mondo della comunicazione: quest'anno ha lavorato nell'ufficio stampa del Carnevale di 2012. E' giornalista pubblicista, anche se non lo dice in giro. In passato si è occupato di cronaca giudiziaria per il Quotidiano Puglia. A Venezia ha lavorato, come mediatore culturale, nei maggiori musei d'arte contemporanea e moderna - Palazzo Grassi, La Biennale e Peggy Guggenheim Collection. Ha un blog (anche se ci scrive poco) e gli piace molto il cinema. Fa scherma. O almeno ci prova.
  • stefania

    Tanta
    pubblicità, per un museo che ha raddoppiato semplicemente gli spazi
    “edili”, vuoti…Tanto lustro per la Ferretti, che a livello di
    allestimenti ha spostato e ridipinto vetrine esistenti. Il core del
    museo del vetro resta identico, discutibile direi, o de gustibus…un
    accroccaglia senza un filo logico conduttore, nè di contenuti e nè di
    concezione museografica. S.D.