L’ultimo Rembrandt. Grande mostra al Rijksmuseum di Amsterdam

Inaugura domani 12 febbraio la più completa rassegna mondiale dedicata alla tarda produzione artistica di uno dei maestri della pittura olandese: Rembrandt van Rijn. Una mostra che riempie gli occhi, portando nel presente tutta la carica energetica di un anticonformista viscerale e severo, nato quattro secoli fa. Succede al Rijksmuseum di Amsterdam, e noi siamo andati a vederla in anteprima.

Rembrandt van Rijn, La lezione di anatomia del Dr Joan Deyman, 1656 - Amsterdam Museum
Rembrandt van Rijn, La lezione di anatomia del Dr Joan Deyman, 1656 - Amsterdam Museum

La nuova grande mostra ospitata dal Rijksmuseum di Amsterdam già si preannuncia come un evento imperdibile. Late Rembrandt segue a breve distanza la rassegna, da poco conclusa, proposta dalla National Gallery di Londra, anch’essa dedicata all’ultima produzione pittorica dell’artista e realizzata a quattro mani con l’istituzione olandese.
Tuttavia spetta alla città che diede dimora a Rembrandt van Rijn (Leiden, 1606 – Amsterdam, 1669) il privilegio di arricchire l’elenco delle opere presentate al pubblico, rendendo incredibilmente esaustivo l’excursus sul tratto finale, troppo spesso stereotipato, di una carriera artistica unica, nel cuore di un secolo, il XVII, altrettanto eccezionale per la storia di Amsterdam e dell’intero Paese.
Oltre all’aggiunta di quattro dipinti rispetto a quanto esibito in terra inglese, ovvero Ritratto di famiglia (c. 1665),  il Ritratto di Jan Six (c. 1654), l’Autoritratto come Zeusi (c. 1662) e Giacobbe e l’Angelo (c. 1659),  i numeri della mostra parlano chiaro: quaranta quadri, trenta stampe e venti disegni, molti dei quali prestati da collezioni private e musei sparsi tra l’Europa e gli Stati Uniti. Un progetto decennale, la cui originalità, come sottolinea Taco Dibbits, direttore delle collezioni del Rijksmuseum dal 2008, risiede nella libertà di superare l’annosa questione “Rembrandt o non Rembrandt”  e di focalizzarsi, invece, sui “capolavori di Rembrandt nella sua epoca più matura”, caratterizzata da “l’intimità della monumentalità”.

L’Ala Philips, riaperta lo scorso novembre dopo il cospicuo restauro condotto sull’intero edificio museale, chiuso dal 2003 al 2013, a partire dal progetto architettonico degli spagnoli Antonio Cruz e Antonio Ortiz, offre le proprie stanze a un allestimento minimale, neutro, che aiuta l’occhio a spostarsi con agilità da una esplosione luminosa su tela alla densa penombra di un’incisione. Gli ultimi diciassette anni della vita di Rembrandt trovano finalmente uno spazio sotto i riflettori della storia, che riportano nel presente una vicenda artistica e personale piuttosto lontana dalla facile etichetta della disperazione romantica.
Le opere realizzate dal 1652 al 1669 testimoniano la rivoluzione stilistica ed emotiva di un Rembrandt ormai vedovo della giovane compagna Saskia e costretto a fare i conti con le incalzanti difficoltà economiche legate ad un insaziabile desiderio di collezionare, e poi vendere, arte. Eppure il suo impeto creativo diventa dirompente, senza mai rompere gli argini della consapevolezza e della coerenza. Rembrandt decide di mettere in gioco la propria tecnica e di intraprendere la via della sperimentazione, elaborando nuovi approcci alla tela. Dalla spatola inventata per rendere la vitalità delle stoffe, al pennello impugnato al contrario e battuto sullo strato di colore per farne emergere le sfumature, l’ampliamento degli orizzonti stilistici va di pari passo con l’urgenza di ritrarre i soggetti nella loro immanenza, fisica ed emotiva, senza nasconderne i tratti reali, organici, veri. Interiorità e dettagli estetici guadagnano lo stesso diritto a essere rappresentati, senza indulgenza né timore.

Rembrandt van Rijn, Autoritratto con due cerchi, c. 1665-1669 - Kenwood House, The Iveagh Bequest, London
Rembrandt van Rijn, Autoritratto con due cerchi, c. 1665-1669 – Kenwood House, The Iveagh Bequest, London

L’esposizione brutale del corpo umano nella Lezione di Anatomia del Dr Joan Deyman (1656) o la traccia rosso sangue sulla veste di Lucrezia (1666) assumono lo stesso grado di realtà del gesto, tutto umano, che unisce la coppia ritratta nella Sposa ebrea (c. 1665) o della meditazione sospesa che avvolge il viso del figlio di Rembrandt, Tito, in abito da monaco (1660). Il tratteggio insistito che evoca l’episodio biblico delle Tre Croci (1653) richiama lo stile riservato alla storia laica e sfortunata di Elsje Christiaens appesa alla forca (1664), dimostrando il carattere severamente anticonvenzionale di Rembrandt e del suo fare artistico.
L’organizzazione della mostra attorno a dieci nuclei tematici non usurati, dalla lotta interiore all’intimità, dalle convenzioni artistiche alla tecnica sperimentale, anziché lungo una linea cronologica, contribuisce a delineare un contesto di motivazioni e interessi ricorrenti in cui collocare una personalità vigile, capace di usare l’introspezione come mezzo per testimoniare la realtà, in ogni suo aspetto. Anche l’emotività diventa tangibile grazie alla mano di Rembrandt, al pari del colore, spesso rarefatto eppure materico, e della luce che illumina l’opera dall’interno per poi irradiarsi verso l’esterno, come nella Cospirazione dei Batavi (c. 1661-62) o nell’Adorazione dei Pastori nella Notte (c. 1657).
La sezione dedicata agli Autoritratti tardivi, tra cui spicca il dissacrante Autoritratto come Zeusi (c. 1662), completa la definizione di Rembrandt in guisa di uomo e artista consapevole del proprio percorso, avvezzo a introiettare i modelli del passato e superarli optando per un netto rifiuto delle convenzioni e per la costruzione di un’alternativa coerente, ricercata fino in fondo.

Late Rembrandt – veduta della mostra presso il Rijksmuseum, Amsterdam 2015
Late Rembrandt – veduta della mostra presso il Rijksmuseum, Amsterdam 2015

A distanza di quattro secoli, l’attualità di Rembrandt è inattaccabile, grazie alla straordinaria attitudine a veicolare l’introspezione, senza lasciarsene travolgere, indirizzandola verso la realtà lungo una direttrice biunivoca, da fuori a dentro le opere, con dichiarata libertà. La stessa libertà, dice Dibbets, che caratterizza le persone mature, “spesso anche sagge, che hanno bisogno di poche parole, non gliene importa di tutte le convenzioni e dicono le cose come sono. Rembrandt con il suo pennello dice le cose come sono, con poca pittura, senza dettagli… Un eroe nazionale per cui la gente impazzisce”. Di certo, con l’apertura di questa mostra al pubblico mondiale, la pazzia per Rembrandt non contagerà solo gli olandesi.

Arianna Testino

Amsterdam // fino al 17 maggio 2015
Late Rembrandt
RIJKSMUSEUM
Museumstraat 1
+31 (0)20 6621440
www.rijksmuseum.nl

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Arianna Testino
Arianna Testino è nata nel 1983. Ha studiato storia dell’arte medievale-moderna a Bologna e si è specializzata nelle arti contemporanee a Venezia. Appassionata di scrittura e curatela, è interessata all'approfondimento e all'ideazione di attività artistiche a carattere pubblico e sociale.