L’arte di perdere. Sulle dimissioni di Cristiana Collu dal Mart

Il nuovo direttore del Mart è Gianfranco Maraniello. In attesa di vedere in che modo la sua direzione cambierà il museo, torniamo a riflettere sulle dimissioni di Cristiana Collu. Ci sono gesti individuali che hanno una rilevanza che travalica la biografia di colui che li ha compiuti, irradiando una luce nuova su un’intera sfera della società e di un’epoca. Il “gran rifiuto” della Collu è uno di questi gesti. L’opinione di Federico Ferrari.

Cristiana Collu, neodirettrice della GNAM
Cristiana Collu, neodirettrice della GNAM

L’ormai ex-direttore del Mart Cristiana Collu, abbandonando la sua carica, non certo senza fatica e travaglio, viene a incarnare, per un’intera generazione, un simbolo importante, se non vitale. Collu ricorda a tutti noi che la cultura è qualcosa di più e di diverso da un semplice calcolo utilitaristico. Non solo nel senso più banale che la cultura di una nazione non può ridursi a un bilancio aziendale, a un utilitaristico e ragionieristico pareggio tra entrate e uscite: la cultura non è un calcolo. In un senso più alto, cioè, la cultura è un’esperienza profonda nella quale una nazione mostra la propria capacità di sottrarsi a ogni calcolo e di saper vivere anche in uno splendore e un abbandono senza riserve.
Se c’è qualcosa che ancora oggi, a distanza di secoli, ci lascia senza parole, entrando nei siti archeologici di questo Paese o nei suoi musei o guardando le sue strade, i suoi palazzi, la sua storia e quella che possiamo definire la nostra più autentica identità, è lo splendore del gesto di uomini e donne che hanno donato senza riserve la propria vita a qualcosa di assolutamente inutile: l’arte e la bellezza – una bellezza gioiosa e sublime, ma anche dura e tragica, che ci riconcilia con il tempo e con la nostra storia. E quel gesto, quel puro dispendio senza ritorno, nella nostra nazione, in questa terra, è stato sempre compreso – da coloro che, con sorti alterne e sotto i più diversi sistemi politici e di potere l’hanno governata durante millenni – per quello che era: pura magnificenza, in pura perdita nel presente, ma destinata alla storia.

Interno del Mart, Rovereto
Interno del Mart, Rovereto

Cristiana Collu, per molti, ha perso la sua battaglia: è una sconfitta. Ai miei occhi e a quelli di molti altri, in Italia e all’estero, invece, Collu è una delle pochissime persone che si sia davvero posta all’altezza della propria missione, poiché la missione di un museo è testimoniare la magnificenza dell’arte, non far quadrare un bilancio. E questa donna, con il suo orgoglio e la sua onestà, umana e intellettuale, ha posto il museo da lei diretto all’altezza della storia dell’arte; ha saputo spalancare la nostra epoca, tutta incentrata sul giorno dopo l’“annuncio dell’evento”, alla dismisura del tempo dell’arte, alla sua grandezza che travalica l’oggi, rinsaldando alleanze tra le generazioni, creando eredità e legami sociali, ben più profondi di quelli mondani che regolano i comunicati stampa, le statistiche e i bilanci aziendali.
Quando in un museo di arte contemporanea, per fare un solo esempio, si programma una mostra di Antonello da Messina, affiancandola ad altre due mostre di concetto sul presente, si compie un gesto critico fortissimo: si rianima il patto tra le generazioni; si mostra che l’arte non smette mai di essere contemporanea; si afferma che il patrimonio è sempre vivente; si rende visibile una storia fatta di cesure e di continuità ecc ecc…

Mart, Rovereto
Mart, Rovereto

In un tempo, quasi ovunque fondato sull’immagine del vincente come colui che sa fare profitto sul brevissimo periodo, Cristiana Collu ci ha insegnato, forse, la cosa più importante: l’arte di perdere. Collu – una donna che, nel futuro, come dice un neutrale spettatore d’oltralpe, avrà la forza e le capacità tanto per fondare un monastero quanto per dirigere i musei vaticani – con il suo gran rifiuto ha ricordato a tutti noi che l’arte è un dono che la società fa a se stessa e che nel campo dell’arte, almeno lì, chi più perde vince. Vince qualcosa che non ha prezzo e non potrà mai rientrare nelle voci di nessun bilancio: la dignità, il rispetto, l’ammirazione e la magnificenza e bellezza di un gesto senza alcuna utilità.
Cristiana Collu avrà forse perso la sua battaglia contro la burocrazia e l’aziendalizzazione di questo Paese, ma ha fatto vincere qualcosa di molto più importante: l’arte e la speranza che questa porta con sé, anche quando ci parla della miseria e dell’oscurità del tempo.

 

Federico Ferrari

  • Anna Givone

    Federico Ferrari, semplimente, bravo!! Fa piacere leggere una testimonianza così lungimerante e urgente di chi osa gesti altrettanto nobili e visionari come la direttrice sarda a Rovereto. Cristiana Collu è davvero quella da lei descritta, e una risorsa per il Paese. La sua gestione al Mart è stata davvero straordinaria e sovversiva rispetto alla standardizzata conduzione dei musei italiani. Peccato che il Cda e la politica non abbiano capito la portata di quella visione. L´amore per l`arte e per la formazione non devono forzatamente declinarsi con i numeri e i profitti (e i primi al Mart a dire il vero ci sono stati, eccome!), le due cose sono spesso in conflitto. Ho avuto modo di ringraziare nei commenti ad altri articoli Cristiana Collu, ho persino reclamato che i media avessero trascurato di approfondirne la portata, ora però desidero ringraziare Lei per questo bell`articolo che “vede” ben oltre il quotidiano dell`arte nostrana. Mi chiedo se tra i venti musei a concorso ci si possa prendere il lusso di perdere ancora una professionista come la Collu. Io spero di no. Ma forse lei sarà già in direzione estero..

  • Marco Delogu

    federico ferrari, completamente d’accordo. conosco cristiana e la mia stima, già molto alta, é ancora più cresciuta. peccato per il padiglione italiano a venezia, peccato per il paese e per molto altro

  • Hellen Falco

    Come molti sanno, non sarebbe stata comunque confermata perchè il Mart con la sua gestione ha perso numerosi visitatori e non ha fatto “cassa”. Sottolinerei il fatto che le sue dimissioni sono arrivate giusto in tempo per evitare la notizia della non riconferma.. E non credo che Maraniello, vista la poca flessibilità dimostrata a Bologna, sappia far meglio. Rovereto è una piazza difficile.

  • Giuseppe Manca

    A Federico Ferrari sfuggono alcuni dettagli. Oppure, come molti intellettuali che “tengono famiglia”, anche lui danza attorno alla Collu aspettando il lancio delle caramelle.
    Ma veniamo ai dettagli che sono sfuggiti a Ferrari in questo bolso e triste articolo.
    Per cominciare: Cristiana Collu ha esordito nel 1999 inaugurando il Man di Nuoro con una mostra su Chillida, la stessa presentata da altri l’anno precedente all’Exmà a Cagliari. Nella medesima Isola! A 160 km di distanza! Solo l’anno precedente!
    La stessa è stata straordinaria nel capire che utilizzando un paio di frustrati giornalisti di cronaca locale si sarebbe costruita un’immagine. Lo è stata, anche con un filo di spregiudicatezza, nel distribuire piccole collaborazioni a mogli di giornalisti e funzionari pubblici; prebende a personaggi di potere quale Politi prima e Achille Bonito Oliva poi, che l’ha ricompensata con un premio che ha inventato proprio per lei. Grande Achille!
    Brava anche a ingraziarsi un paio di modesti ma ambiziosi intellettuali sardi e a utilizzare proprio quegli architetti della corte dell’allora presidente Soru, anche un po’ compromessi per la verità, ma davanti all’interesse dell’Arte con l’A maiuscola, di cui parla Ferrari, non conta né lo spreco di danari pubblici né i piccoli maneggi. Beh! Piccoli magari non troppo, ma per l’Arte occorre chiudere entrambi gli occhi, enuncia la filosofia di Ferrari! Alla faccia di chi ancora pensa che i valori morali, la buona amministrazione, la trasparenza, debbano valere sempre, anche se si tratta d’Arte.
    Cristiana Collu è la stessa che in una decina d’anni ha gestito a Nuoro, complici squalificatissimi ma arroganti politici, la bellezza di circa 25 milioni di euro, una cifra mai spesa per tutti i musei della Sardegna messi insieme. Ha mai fatto Ferrari il calcolo dei costi benefici di tali investimenti a Nuoro, capoluogo di provincia di soli 37.000 abitanti in progressiva decrescita? Città che ha problemi enormi di lavoro, esodo di giovani, degrado urbanistico, povertà morale e incapacità degli amministratori, e si potrebbe continuare. Ma a Ferrari tutto questo non interessa, lui teorizza che “la missione di un museo è testimoniare la magnificenza dell’arte, non far quadrare un bilancio”. Scenda dalla sua greve nuvola di fumo, Ferrari: la gente comune, cioè il 90% della popolazione, vive assillata dal proprio bilancio familiare, che è fatto di numeri, e patisce nel vedere sprechi e privilegi indicibili come quelli in cui è vissuta la Collu che, per la prima volta a Rovereto, si è trovata qualcuno che ha voluto fare una valutazione di costi e benefici, anche culturali naturalmente, e la Direttrice ha dovuto lasciare. Che dire? Solamente che nel Trentino sono più accorti che a Nuoro, dove la Collu ha lasciato solo quando “non c’era più trippa per gatti”. Sciogliendo l’arguto detto romanesco: quando i conti del Man erano collassati e i creditori infuriati.
    La Collu ha lasciato il Man in quel preciso momento, allorché i politici compiacenti non riuscivano più a garantirle lo stipendio annuale di 241.038 euro. Già! Questa è la cifra che la comunità nuorese spendeva annualmente per la direttrice del Man, con strane motivazioni, come politici e burocrati usano fare: “tabellare 43.310,90; retribuzione di posizione 45.102,87; assegno ad personam 88.856,57”. Sono voci estrapolate della “Determina provinciale 46, dell’11-01-2011”, atto pubblico, da tutti verificabile. A questa modesta cifra, vanno naturalmente sommate quelle provenienti da consulenze regionali e incarichi universitari. Se consideriamo che il presidente USA, Obama, ha uno stipendio annuale di 340.000 euro, che dire? Ha ragione Ferrari a sostenere che l’arte non ha prezzo…
    Tutto questo, però, fino a ieri. Smetta ora Ferrari di danzare, le caramelle stanno ormai finendo, questa è l’era di Raffaele Cantone, o almeno così sperano i cittadini onesti che non ne possono più di parolai pronti a giustificare tutti i privilegi in nome di qualcosa, in questo caso dell’Arte.

    • Salvatore S.

      quante menzogne!! non meritano commento.

  • Nuovo direttore nuovo programma

  • Hellen Falco

    Complimenti a Giuseppe Manca per aver messo le cose in chiaro. E smettiamola di incensare un personaggio che non lo merita e che ha avuto incarichi prestigiosi solo per le note amicizie.

  • Anna Givone

    @Hellen Falco e @Giuseppe Manca (niente di strano che siete una stessa persona) la cattiveria mirata a demolire un personaggio indipendente e capace come Cristiana Collu non fanno una verità. E mai la faranno. L´articolo di Federico Ferrari fa solo un giusto riconoscimento alla figura della capacissima C. Collu. L`intervento di Manca è condito di acredine, malizia e rude cattiveria con bugie smentite nei fatti dalla storia personale della ex direttrice del Man e del Mart. Arrivò a Nuoro e creò dal nulla una Istituzione, il Man, che non esisteva proprio, portandolo a quasi 50.000 visitatori l`anno. Molto più dell`insieme di tutti i musei sardi per capirci, in un panorama dove proprio i musei sono gestiti malissimo. La prima mostra a cui si riferisce, Chillida, non era la stessa dell`EXMÀ, il tema era un`altro le opere altre, il catalogo ovviamente un`altro. Mostra che poi venne “venduta” al Palazzo dei Normanni di Palermo con una introduzione al catalogo di Vittorio Sgarbi. Dopo quella furono una serie di altre mostre di successo che sancirono per la prima volta la presenza di un Museo vero nell`Isola. Le ricordo anche che il budget di cui lei parla include anche il restauro della struttura resa funzionale alla sua nuova destinazione. In quanto allo stipendio, i suoi argomenti sono beceri e ridicoli. Si vede che non opera nel settore. Per esempio non sa che i direttori da lei citati usufruiscono di benefit che in Italia non vengono dati (tipo, residenza, auto, viaggi, telofoni). E ricevono molto più di quello che lei sostiene. La Collu riceveva uno stipendio come un dirigente provinciale e la cosa mi sembra più che normale. Si parla di meno di 5000 netti. Identica cosa a Rovereto. Se penso ai consiglieri Regionali, ai Parlamentari, ai dirigenti di enti pubblici che guadagnano 3 volte quello che guadagnano i direttori di musei mi sembra persino poco! Io confronto la retribuzione alla responsabilità, e al ruolo, quindi niente di troppo. Anzi! La Collu contrariamente a tanti nomi italiani, incluso il nuovo direttore del Mart, è una professionista senza “sponsor” politici. E penso che questo le complica la vita. L´indipendenza non è un valore che si ha per destino innato, o la si vuole o non la si vuole. E lei, lo sanno tutti, non ama padrini. Esattamente l`opposto da quello che lei sostiene. In un articolo di qualche mese fa dopo le dimissioni di Cristiana Collu dal Mart un commentatore intervenne con queste parole: “Dal suo intervento mi è del tutto evidente che la direttrice uscente ha fatto bene a annunciare che a Rovereto non c’è visione. Troppo indipende e seria per essere seguita nel suo progetto. L’Italia non ama le indipendenze, l’autonomia dai potentati. A sceglierla fu, in un bando cristallino, la Korn Ferry International (da sempre sceglie top manager, anche culturali per musei e loro direzioni), con l’avallo dell’allora comittente, il cda e il presidente, come ovvio. Obiettivo dichiarato era conservare i visitatori pur con un budget ridotto in tre stagioni del 30%. Risultato ampiamente raggiunto. In quanto alla qualità delle mostre, legga le riviste internazionali, ascolti i pareri dei direttori di istituzioni d’arte europei e non in merito al lavoro fatto dalla attuale direttrice. Guardi l’innovazione del modo in cui ha coinvolto il territorio e la didattica del futuro. La Belli fece bene ma in tempi di vacche grasse, e per altro facendo diventare il Mart un classico mostrificio, senza vere idee e identità. Rovereto e piccola, ma 200/300mila visitatori l’anno sono più di quello che è ragionevole attendersi. Non è Vienna, Parigi, Londra, Milano( che pure fa numeri minori), Monaco di Baviera, Amsterdam. La gestione è stata certificata da un report annuale preciso in cui venivano contate anche le matite comprate, troppo forse per il modo di amministrare in Italia. In quanto a sponsor ho già detto, sono i Cda che trovano i soldi dei privati per le mostre o per gli ingressi. Come fanno ovunque. ” (frake, questo il nikname) e poi un`altro: “Non resta che un Grande Grazie!!
    Cristiana Collu ha colto con estrema professionalità la gestione del Museo, mantenedo una continuità rispetto al passato, ma allo stesso tempo innovando con competenza, uno standard elevato della proposta e soprattutto l’attenzione verso il territorio.
    Il suo è stato un progetto più che convincente e adatto ai tempi e alla cifra stessa del museo roveretano. Lo ha qualificato con un progetto mai scontato, lo ha riposizionato con quella freschezza tipica di chi non sottostà alle pressioni esterne. E lei, ormai è chiaro a tutti, né ha avute molte. Persino troppe! E nonostante tagli corposi dei fondi nell`ordine dei cinque milioni di euro, c`è stato un aumento di visitatori. Un bilancio a posto e in controtendenza rispetto
    alle logiche gestionali italiane. Basti guardare e confrontare.
    Se si tiene conto che il primo anno della sua gestione le mostre erano in gran parte decise dalla precedente direttrice Belli quello che ha fatto in meno di due anni e mezzo ha del miracoloso. Qualcuno nella discussion qui l`ha già fatto. Cerco di farlo con maggiore dettaglio anche se non compiutamente. Le mostre e le attività: Rudolf Steiner; l`omaggio a Bloomsbury firmato Lea Vergine; Antonello da Messina curato da F. Bologna un percorso non antologico e tutt`altro che scontato, in parallelo a “L’altro
    ritratto” curato magistralmente dal filosofo Jean Luc Nancy; l`archittetura di Adalberto Libera; quella di Alvaro Siza; “La guerra che verrà non è la prima” un`altra grande mostra sui conflitti visti dalla prospettiva di chi li subisce; Afterimage, Rappresentazioni del conflitto alla Civica di Trento sullo stesso tema; Tullio Pericoli; El Lisstzky; Perduti nel paesaggio Lost in Landscape un`altra mostra lontana dagli stereotipi; Mario Radice; Paolo Ventura; Fortunato Depero in diverse prospettive; la selezione originalissima sulla collezione del Mart espressa “finalmente” nella straordinaria mostra “La Magnifica Ossessione”; Giusy Calia e i tanti Project Wall realizzati low coast (parola che nella passata gestione pareva non possibile); Adrian Tranquilli; L `Avanguardia Intermedia
    alla Civica; Andata e ricordo Souvenir de Voyage; Costruire il Trentino con relative Premio; Progetto Cibo, la Forma del Gusto con le sue numerose interazioni live di grandi cuochi che oggi molti imitano per l`Expò e non solo; Bruno Conte; Paco Cao; David Claerbout; Benvenuto Disertori; Fausto Melotti; La collezione delle Foto Trevisan; Ricostruzione Futurista; Italian Futurism, 1909–1944 Reconstructing the Universe al Solomon R. Guggenheim Museum, New York resa possibile dal Mart grazie alla sua lungimiranza sugli scambi. Oltre a queste , tante interazioni con diverse realtà museali trentine,italiane con prestiti o altro.
    Poi ci sono state una serie di piccole mostre, di attività didattiche parallele, con bambini, adulti. Concerti di diversi generi musicali, Letture di Autori famosi, Dibattiti, Poesia, Filosofia. Insomma una struttura davvero aperta e dinamica a più linguaggi. Una rarità nel panorama nazionale. Se uno legge queste cose senza i paraocchi,
    vede che questo non è un omaggio alla direttrice uscente, semmai è stato il suo lavoro a essere un omaggio prezioso per noi.
    Hanno scelto, a mio avviso sbagliando molto, di non riconfermarla, ma almeno dovrebbero dire grazie, e ad alta voce!! Invece vediamo un silenzio surreale con qualche dichiarazione in sottrazione qui e lá. Italietta!” (Maurice Bloch)
    Mi rendo conto che il commento è lungo, ma lo ha reso necessario la cattiva informazione dei commenti precedenti. La Verità non può mediare con le bugie e il discredito gratuito.

  • Giuseppe Manca

    Potrei dire con la stessa semplificazione che Anna Givone e Cristiana Collu sono la stessa persona? Ma forse no, magari molto amiche si…
    Perché non accettare semplicemente che si possano avere differenti pareri sull’esperienza di Cristiana Collu a Nuoro? Dolorosa per innumerevoli sardi, luminosa per lei e i molti beneficiati.
    Rispetto a ciò che scrive, faccio solo alcune precisazioni ma non voglio ribattere a tutte le palesi imprecisioni: quando mai 50.000 visitatori? Nemmeno il quotidiano La Nuova Sardegna, notoriamente sponsor ufficiale della Collu, fino a trasformare le notizie, si è mai azzardata a fornire numeri tali. E se anche fosse (ma non è) significherebbe che con il bilancio annuale Man di 1.700.000 € ogni visitatore di passaggio, bambini delle elementari compresi, sono costati alla comunità nuorese 34 euro a testa. Troppo! Per una comunità che boccheggia. Nuoro (e mi lasci dire che ne conosco i problemi meglio di lei) ha bisogno di turisti che quando vengono in città spendano 34 euro, non che la città li spenda per farli venire al Museo.
    Sul fatto che 50.000 visitatori sarebbero più di quelli totalizzati dai Musei sardi messi insieme diventa offensiva: che disprezzo per la Sardegna! Ma sappia che solamente i due musei ISRE a Nuoro (gli stessi che Cristiana Collu si è ora candidata a dirigere. Ma cosa c’entra con l’Arte la Casa Museo Grazia Deledda e Il Museo Etnografico???) hanno un identico numero di visitatori.
    Sulla sciocchezza della mostra dedicata a Chillida e poi rivenduta sorvoliamo, il Man ha sempre comprato le mostre e mai venduto. E comunque il suo arzigogolare non chiarisce il senso di inaugurare un Museo con un artista di cui si è allestita una grande mostra (esiste il catalogo) l’anno precedente a 160 km di distanza?
    Sono costretto a precisare che il budget decennale al quale ho fatto precedentemente riferimento non riguarda i lavori della struttura ma proprio i costi della gestione, esistono dati raccolti in una tesi di laurea, e comunque anche se in Provincia non li forniscono volentieri sono dati disponibili. Sorvolo sull’assenza di padrini, non sarebbe elegante…
    Un’ultima cosa, poi basta poiché il suo intervento si commenta da solo, perché parla di 5.000 euro di stipendio netto? La cifra annuale spesa dalla comunità nuorese per lo stipendio della Collu era di 241.038 euro (duecentoquarantunomilatrentottoeuro). Invierò copia della delibera ad Artribune, deciderà se vorrà farne uso.

    • frake

      La bruttezza e il rancore che traspare dalle sue parole é più che evidente. Non conosco la Collu personalmente, ma spero in futuro di poterlo fare. Per una semplice ragione, è una professionista seria e rara con cui potrei lavorare. Conosco molte delle sue mostre che ho visto dal vivo e poi lette recensite dalle migliori riviste d`arte internazionali non italiane. Da critici e cronisti (che conosco di persona) e che non hanno alcuna relazione diretta con la direttrice.
      Il Paesaccio dei veleni (lei ne è una perfetta espressione) e degli interessi di campana da sempre detrae laddove non ha possibilità di controllo o di azione. Niente di strano che la sua personale crociata contro Cristiana Collu sia legata a qualche no o a interessi di qualche natura privata. Per come scrive e per quello che scrive più che giustificato che non abbia attenzione. Di arte e di sua organizzazione capisce davvero poco, se lo lasci dire.

      Troppo leggere e ridicole le sue contestazioni. I costi dell`arte sono sempre in passivo rispetto agli investimenti. Persino le scuole, ovviamente necessarie in assoluto, producono spesso risultati molto al di sotto degli investimenti. Escono fuori dai banchi troppe ragazzi poco e male formati! E non per i 37 euro l`anno a persona, ma per molti più soldi.

      Tuttavia non credo che possa essere messa in discussione la necessità dell`istruzione, non crede?

      Ribadisco, i musei sardi non esistono. Sono solo una parodia di quello che potrebbero essere e non sono. L´unico appunto è il Man, che tra l`altro ha perso molto smalto dopo la Collu. L`Irse che lei cita è organizzato male in ogni fronte, dalla struttura all`esposizione, dalla comunicazione fino alla didattica. L`ho visitato qualche anno fa e ne rimasi molto deluso. Della Sardegna conosco solo l`Irse, il Man, l`Archeologico e Castello di San Michele. Non so se la Collu sia candidata all`Irse, non lo credo, in ogni caso sarebbe una persona di altissimo profilo, le sue competenze sono ampiamente dimostrate. Mi sembra persino sprecata.

      Le contraddizioni rispetto ai numeri e al contratto economico sono tante e così superficiali che non meritano molto seguito. Lei non ha idea cosa sia un museo. Le dico solo che io ho percepito, fuori dalle mura italiche, dalle diverse istituzioni di quei Paesi cui ho avuto la fortuna di lavorare, sempre più di quello da lei “imputato” al vostro talento sardo. E questo da oltre 30anni! La professionalità non viene mai messa in discussione quando la si ha. Poi i rapporti, come è persino ovvio, non sono eterni. Infatti ho lavorato in sette Paesi senza mai avere polemiche della natura da lei posta. Uno viene incaricato, presenta un progetto e un programma che viene realizzato. Poi si analizza nell`efficacia pedagogica e nei numeri. Ma le due cose non sono disgiunte. Ci sono istituzioni che costano 10 volte e oltre il Man e il Mart e che fanno numeri inferiori, ma non per questo vengono messe in discusione.

      Ho già commentato l`ultima volta su questo tema proprio sul caso del Mart e della Collu. Okwui Enwezor il direttore della Biennale di Venezia, riferito ai “suoi” bassi numeri nel museo che dirige nella Haus der Kunst ha dichiarato: “I numeri raccontano solo relativamente sulla complessità del nostro museo. L’arte non è definita solo da numeri. Vedete, se si guarda indietro ai Documenta 11, a mia cura nel 2002: chi può dire di ricordarsi del numero dei visitatori? Mentre invece possiamo ricordare molto bene l’arte di quei 116 artisti e gruppi che sono stati visti in quel periodo a Kassel.” Lo riposto solo per far capire che il discorso deve essere un`altro. Faccia conto che la Haus der Kunst ha un budget di 15 milioni l`anno, in una città di quasi due milioni di abitanti.

      Quando lei apprende una materia quello che ricorda non è quanto ha speso per apprenderla, ma cosa ha appreso. Lo stesso è per l`arte. Può fare mille detrazioni, rimane che Cristiana Collu è una vera rarità ed eccellenza nel panorama direttoriale europeo. Lo dico da professionista prossimo alla pensione che non ha bisogno nè delle cronichelle italiane nè tanto meno dei denari di quel Paese. La neutralità del giudizio mi viene dal rispetto e dalla sostanza dell`aver visto le mostre e l`operato della bravissima Collu.

      In quanto a Ferrari, semplicemente complimenti, Grande!

  • Cristiana Collu avrebbe fatto risorgere come direttrice il Padiglione Vaticano o il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2015, ma qui si vive fra buste e bustarelle, Roma docet !