Inpratica. Casca il mondo, casca la terra

Due filastrocche sono il filo rosso di questo editoriale di Gian Maria Tosatti: quella del titolo e quell’altra, cantata da Sbirulino, “Ci vuole un fiore”. Fiori e alberi che mantengano in forma la terra. Un compito da poeti e artisti.

Alessandro Bulgini, Decoro urbano in barriera di Milano, 2014
Alessandro Bulgini, Decoro urbano in barriera di Milano, 2014

Spesso mi piace domandare di chi siano certe parole che ripetiamo, a volte come una litania. L’adagio che dà il titolo a questo ragionamento, nei fatti, parla di dissesto idrogeologico. Un tema di costante attualità in Italia, che, in questi mesi, ha fatto vittime, creato sfollati e degrado sotto l’aspetto paesaggistico e infrastrutturale. Ne parla già Carlo Levi, un pittore, nel suo Cristo si è fermato a Eboli, in cui, tra le molte cose, si riflette anche sulle conseguenze del disboscamento dell’area collinare di Gagliano – il luogo, in cui si svolgono i fatti – che è sul punto di affondare, di essere inghiottito da una gola. La chiesa del paese è già mezza crollata, scivolata nel burrone. La ragione? Gli alberi sono stati tutti tagliati. Non ci sono più radici che trattengano la terra e, ad ogni pioggia, qualcosa cede, qualcosa affonda, qualcosa si stacca e si trasforma in fango. Agli abitanti di Gagliano, letteralmente, “casca la terra” sotto i piedi.
Recentemente ho iniziato un testo dedicato a un grande pittore contemporaneo con una domanda stupida tanto quanto il ritornello che apre questo articolo o quanto quello che, da ragazzino, sentivo cantare a Sandra Mondaini nei panni del clown Sbirulino: “Per fare un albero ci vuole un fiore”. E scrivevo: “Ci diranno: ‘Il mondo sta crollando e voi disegnate fiori?’. Risponderemo: ‘Disegniamo fiori proprio perché il mondo sta crollando’” (Note dal deserto, in Alessandro Bulgini, Decoro Urbano in Barriera di Milano, I quaderni del MEF n. 2, Torino 2014).
E penso che ora io debba dare una spiegazione di cosa intendessi. Per farlo chiedo aiuto a Carlo Levi e al suo ragionamento sulle radici – che nel libro ha un aspetto semplice, pur essendo carico di valenze simboliche almeno quanto le tragedie di quest’anno in Liguria e Piemonte.

Un'opera di Carlo Levi
Un’opera di Carlo Levi

Senza radici casca la terra, casca il mondo, scivola via col fango. Le radici sono ciò in cui ci riconosciamo. Sono i valori che le generazioni hanno limato e sagomato al punto da divenire sagoma stessa dell’identità di un popolo, un popolo, come quello italiano, ad esempio, che è stato leggenda in ogni storia (dell’arte, della scienza, dell’architettura, della politica, della letteratura, della filosofia). La situazione dell’Italia di oggi, tuttavia, somiglia molto a quella di Gagliano, coi suoi alberi tagliati per vari scopi, tutti poco nobili, è vero, ma tutti allo stesso modo letali. Ne parla già Pasolini nei suoi articoli sulla massificazione della società. Le specificità sono state mutilate, le radici troncate. La televisione ha insegnato agli italiani una lingua più povera del dialetto, una lingua con cui non si riescono più a contenere i concetti, i pensieri. La scuola si è arresa e l’università impoverita. Gli italiani come Machiavelli, Dante, Michelangelo, Verdi, fino a Sandro Pertini ci sembrano appartenere a una civiltà anteriore, come gli Etruschi, i Volsci, una razza estinta, la razza umana. Tutti inghiottiti dalla terra che cede senza radici, che affonda dentro se stessa.
A camminare sul fango restano gli anfibi, sorta di replicanti capaci di adattarsi al nulla e al deserto perché del deserto sono creature. E restano gli ultimi uomini. Tra loro i poeti, l’ultima linea di difesa dell’umanità. Forse colpevoli anch’essi per aver disertato lungamente alla chiamata. Ma ecco che oggi, dopo tanto tempo, danno vita a un gesto apparentemente ingenuo ma rivoluzionario. Iniziano a disegnare fiori, come quelli che Alessandro Bulgini dissemina nella desertica Barriera di Milano, come quelli che Andrea Mastrovito fa crescere sui muri delle periferie americane senza pietà, come quelli di cui parlava Mariangela Gualtieri nel suo meraviglioso e potentissimo Predica ai pesci di qualche anno fa. Un piccolo gesto che però salva il mondo. Perché ogni fiore ha radici. Sottilissimi fili bianchi. Radici che si intrecciano ad altre radici andando a costruire una rete in espansione che può infine contenere la terra, può trattenerla ancora nella forma di globo prima che si squagli irrimediabilmente nell’universo, lasciando di questa razza umana nemmeno più un sasso orbitante che ne rammenti la storia e quel poco di gloria passata.

Carlo Levi, Valle delle grotte, 1936
Carlo Levi, Valle delle grotte, 1936

Un miracolo semplice, dunque, disegnare fiori nel deserto, perché il deserto non sia più. E forse questi sottilissimi filamenti riusciranno a scendere in fondo abbastanza per intrecciare di nuovo le antiche radici recise, ma mai estratte. Allora forse i fiori diventeranno alberi, come diceva quella stupida canzone dell’infanzia e come mi sembra possibile tutte le volte che pronuncio ancora una volta le parole dei padri, perché non abbandonino mai questa terra.

Gian Maria Tosatti

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #23

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  • christian caliandro

    è sempre esaltante vedere come, sotto pezzi importanti come questo, non ci sia ALCUN commento.

    • angelov

      Ma a me sembra che questo articolo sia scritto con l’atteggiamento di chi pensa:”ma ai miei tempi le cose andavano meglio”, frase forse legittima sulla bocca di un anziano pensionato, piena di risentimenti; ed anche: che fare tabula rasa di tutti i commenti che non lo condividono, sia espressione di intolleranza culturale: questa si che sradica gli alberi lasciando il terreno sguarnito e senza più radici culturali per essere difeso…ma del resto, chi gestisce un giornale, è sempre lui che ha il coltello dalla parte del manico (ma è consigliabile che sia anche abile nel maneggiarlo, il coltello, perché a volte ci si può tagliare anche da soli…)

      • giorgio

        sono d’accordo, sembra un atteggiamento conservatore e passatista, seppur ci sono delle volontà di cambiamento ci si adagia sui vecchi padri. il mondo sta cambiando, la storiella del transumanesimo non è così folle come sembra. è forse compito dei poeti e degli artisti guardare avanti, come è spesso stato nel percorso umano, per costruire una società su radici solide, ma i cui rami arrivino in alto. retorica, troppa retorica in queste parole. il lavoro di bulgini invece mi piace, meno chiacchiere e più fiori eh…

  • Luca Rossi

    Ciao Christian, a me pare significativo come certi pezzi vengano pubblicati e altri no. Come fare le differenze? Questo è il punto oggi.

    Per il resto l’articolo affronta questioni spuntate, e sempre con troppe citazioni. Vi suggerisco di chiedere a Gian Maria di scrivere un articolo con il vincolo di non fare citazioni dirette (un po’ come gli esercizi su cui si divertiva Umberto Eco). Comunque si percepisce da qualche mese un’imparzialità di Artribune che deprime i contenuti e il confronto.

    • Rosa barba

      Condivido,
      ormai da mesi Artribune è un giornale di maniera, di stato.
      Tosatti è l’unico Inteligente; è diventato l’uomo di forza all’interno del giornale ormai Caliandro, Helga liquore, Santa Nastro burattini nelle sue mani. Ormai è Tosatti che scrive e decide gli articoli da fare ai suoi amici.
      Caliandro la tua prossima mostra sarà ( come hai fatto con Tosatti ) quella di questo artista un po naïf che realizza fiorellini per terra?
      oppure una mostra curata a due con quel curatore dalla faccia simpatica da fraschetta romana di nome Facente?ridicoli ma ben vengono i Gioni e i Bonami.

      • ….fiorellini naif per “BARRIERA”. La tua capacità di approfondimento e di valutazione è quantificabile. Spero che per la tua opera non venga adoperata la stessa prassi

        • ….ps alla sbarbatella barba rosa furbetta e buffoncella. Non hai nemmeno la sfera magica per prevedere il futuro, visto che la tua considerazione sulle mie collaborazioni future l’hai dichiarata dopo aver letto i miei ringraziamenti su facebook alle persone da te citate. Piccole truffe le tue mascherate da predizioni. Sarà così anche per la tua onestà intellettuale ed artistica?…mah!

  • Luca Rossi

    Se volete posso anche argomentare.

    Colui che scrive l’articolo ha sempre questo piglio da “nuova giovane guida finita nella valle delle schifo, che combatte con la poesia, portando avanti l’eredità di grande Padri”. Avevo notato questo desiderio anche nel confronto (auto-organizzato) con Kounellis. Questo desiderio di assomigliare e di essere come i Grande Padri è profondamente sbagliato, come è totalmente accessorio disegnare un fiore, senza invece un confronto (REALE, non da comunicato stampa) con le persone che dovrebbero vedere quel fiore. Questo è il dramma di una generazione agonizzante e imbrigliata. Ora ci sarebbe la parte dove io non mi limito a criticare ma anche a indicare un’alternativa del “fare”, ma questa parte voi non la volete, la cesnurate e comunque non la volete ascoltare. Ecco la pesante eredità che vi hanno lasciato i vostri padri, nonni e genitori.

    • christian caliandro

      A me veramente pare che i Grandi Padri citati qui siano al massimo Dante, Michelangelo, Machiavelli, Verdi, Pertini – e non Kounellis. Comunque.

      • Luca Rossi

        Facevo un esempio per esprimere l’atteggiamento di fondo. Secondo me dovremo uccidere i nostri Padri e uscire da questa situazione di ostaggio; in cui nonni e genitori sembrano pagare per tenere buoni e bamboccioni i giovani. E i Giovani Artisti NON a casso sposano da anni una retorica passatista che permette di essere accettati in un paese per vecchi. Ora avrei indicato alternative del fare, ma so che non sono apprezzate. Ma non mi si dica che non sono costruttivo.

        • christian caliandro

          Il problema è che qui si cerca sempre di interpretare “l’atteggiamento di fondo”, e mai di interpretare quello che c’è scritto nel pezzo. Non mi sembra il massimo della costruttività.

          • Luca Rossi

            Il pezzo l’ho letto, e sto anche facendo un servizio di visibilità gratuito al pezzo (tanto per dimostrare il mio spirito costruttivo). L’argomentazione del pezzo risulta ben esposta, ma ancora intrisa di un “buonismo magico” che risulta spuntato. L’idea “intelligente” di disegnare fiori urbani sul marciapiede, diventa un’accessorio che fornisce l’alibi per non risolvere nulla. Di quello che le intenzioni dell’artista volevano “risolvere”. Quindi i Madonnari a Roma?

            Questa retorica della “crisi versus poesia di poveri giovani precari”, ormai ha stancato. Bisogna attivarsi e fare qualcosa di efficace veramente. O non fare nulla, e fare in un modo diverso (antifragile per esempio). Il valore sta nella consapevolezza tra intenzioni, progetto e contesto. In certi progetti artistici come in questi pezzi, questa consapevolezza non c’è.

          • christian caliandro

            Se non riesci a cogliere l’efficacia e l’epicità e la grandezza e l’umiltà e la novità di un progetto come “Decoro urbano in Barriera di Milano” di Alessandro Bulgini (che non c’entra assolutamente nulla con ciò che tu chiami “buonismo magico”, qualunque cosa sia), mi dispiace sinceramente per te.

          • Luca Rossi

            Io lo percepisco questo valore, ma mi sembra un po’ come dire”mettete dei fiori nei vostri cannoni”. Poi alla fine non lo fa nessuno, e queste cose rimangono nelle canzoni di Battisti o in alcuni pezzi. Io capisco e condivido la tribolazione dell’artista contemporaneo. Dico che ci sarebbero modi, atteggiamenti e visioni più incidenti. Ma mi fermo, perchè capisco che il mio modo è irritante e non è questa la sede.

          • Bibx

            Caliandro con tutta la buona volontá ma come fai
            A difendere sta robaccia? I madonnari a Roma?
            Tra l’altro ci sono madonnari infinitamente più rispettabili

  • Manca Scala manca Mr. Scala ma come si fa….

  • Ho mia Bella Madonnina

  • Sono indeciso se reintitolare l’articolo “i figli dei fiori (finti)”, visto che almeno quelli avevano fatto una scelta di vita (condivisibile o meno), questi invece giocano con parole e disegnini irreali…oppure, ricomprendendo anche i commenti, le “tre civette sul comò che facevano l’amore con la figlia del dottore”, una finta orgia di animali e donne da cui ovviamente non nascerà nulla o mostri.
    E poi la canzoncina “casca il mondo, casca la terra” non finiva con “tutti giù per terra”, come a dire che, dopo che è crollato tutto, non si deve ricominciare da qualcosa di concreto ben diverso dai sogni?

  • what if
    you like
    to draw
    big flowers,
    but what
    if some
    sage has
    told you
    that
    there is
    nothing
    more beautiful
    nothing
    more
    beautiful
    than a
    straight
    line
    ?
    what should
    you draw:
    big flowers?
    straight lines?
    i think
    you should
    draw
    big
    flow
    ers
    big
    flow
    ers
    big
    flow
    ers
    big
    flow
    ers
    big
    flow
    ers
    big
    flow
    ers
    big
    flow
    ers
    big
    flow
    ers
    un
    til
    they
    be
    co
    me
    a
    str
    ai
    gh
    t
    l
    i
    n
    e

    Robert Lax, “Problem in Design” (1958).

  • Bom but bam oppure or
    Bim. Bum. Bam. ?

  • gigi

    ma di cosa stiamo parlando .. Tosatti e bulgini, uno è figlio e nipote di…….che sfrutta le sue conoscenze perché bisogna sapere chi è questo Tosatti ma lo avete visto il lavoro non esiste e le sue conferenze dove a fare una bella figura di M…A c’è anche l’amico Bulgini, che di conseguenza difende l’amico artista curatore scrittore insomma,,..ci siamo capiti fanno veramente tenerezza e questo scrive persino articoli e siamo messi bene !!
    per quello che riguarda Rosa barba può piacere o no ma ha un lavoro una ricerca,,,,,ma veramente avete mai visto una mostra o l’opere di Buligni e Tosatti insomma se vi capita .. anche se uno Bulgini è meno visibile del Gian che impervia nelle valli parecchio meritocratiche di un sistema italiano veramente triste !
    Rosa Barba ha ragione e non è l’unica che lo afferma artribune è veramente scandaloso una vergogna: l’unica cosa che mi sembra sbagliato di quello che ha scritto la Barba è che “l’unico intelligente sia Tosatti” ma spero e sono sicuro sia una provocazione che come hai visto per me ha funzionato..
    e da copione questi due fenomeni non rispondano mai! l’articolo lo ha scritto Tosatti ci potrebbe argomentare con una sua risposta, hai tanti commenti del suo articolo !

    • christian caliandro

      A parte il fatto che uno può non rispondere perché giustamente disgustato, e in ogni caso non esiste un obbligo o una costrizione di questo tipo (se non nella vostra testa), L’ARGOMENTAZIONE E’ L’ARTICOLO: tanto più che – come volevasi dimostrare – in nessun caso in questi commenti si discutono i temi trattati, se non nei termini infantili e desolanti che VOI STESSI vi siete imposti. Evidentemente, a voi questi argomenti non interessano, e anzi li trovate del tutto alieni – il che già da sé risponde a parecchie domande:

      https://www.youtube.com/watch?v=NU3xjEOTAAw

      • luca rossi

        Christian, difendere questo articolo vuol dire tenere in vita un cadavere (anche se di bell aspetto)

        • gigi

          il Sig. caliandro e la Sig.na fanti se si sono offesi me ne dispiace, ma molte volte è difficile essere obbiettivi con gli amici, a mio avviso dovrebbero ed è solo un consiglio tenersi alla larga da giudizi…..spero che conoscano il lavoro di qualsiasi artista che commentano e sopratutto quello dei loro amici,perché da quello che scrivete sembra solo una ricerca google/immagini dal web!

    • Angela Fanti

      Ma scusate….
      una persona che non sa scrivere un commento in italiano pretende di avere delle risposte?
      Voglio dire… forse la questione è un’altra… Non è che non gli sia piaciuto l’articolo, forse semplicemente non l’ha capito, perché non conosce la lingua italiana.

  • Ma chi sei? Perché non ti firmi con il tuo nome e cognome

  • Io dico è dichiaro parole sacre .
    Giro giro tondo , casca il monte , casca la giungla e tutti diventiamo indigeni.
    Saltiamo da una palle all’altra .
    Questa si che è un’opera d’arte.

  • claudio farina

    Lo ‘stupido ritornello’ cantato da Sandra Mondaini/Sbirulino è quello di una canzone di Sergio Endrigo, che proprio stupido non era…
    E’ la conferma che a fare i tuttologi il pericolo certo che si corre è quello di scrivere (e parlare) talvolta a vanvera.