Biennale di Venezia. Il padiglione della Gran Bretagna spiegato da Emma Dexter

Un anno fa è stato annunciato che Sarah Lucas avrebbe rappresentato il Regno Unito. “Per aver oltrepassato i limiti della sua stessa pratica artistica”, così come ha puntualizzato un membro del comitato di selezione. Ma oggi il silenzio sul suo progetto è ancora d’obbligo.

Sarah Lucas, Eating a Banana, 1990 - copyright the artist, courtesy Sadie Coles HQ, London
Sarah Lucas, Eating a Banana, 1990 - copyright the artist, courtesy Sadie Coles HQ, London

La riservatezza in merito al progetto di Sarah Lucas (Londra, 1962) concepito per la 56. Biennale d’Arte di Venezia è ormai diventata proverbiale, tanto per il silenzio che circonda e isola l’artista, quanto per l’assenza forzata di dichiarazioni pubbliche da parte del curatore, Richard Riley. Il padiglione è gestito e diretto dal British Council Visual Arts Department, che dal 1938 seleziona la migliore arte emergente in Gran Bretagna, creando per i propri artisti opportunità internazionali (la mostra della Lucas è la 20esima personale in ordine di tempo). Un’organizzazione, quella del British Council, che, oltre a creare relazioni culturali in oltre cento Paesi nel mondo, è tradizionalmente portata a comunicare i propri programmi e gli eventi legati alla sua collezione, comprendente all’incirca 8.500 lavori.
Così, mentre Lucas e Riley continuano a lavorare in sordina a installazioni e sculture ai Giardini, il commissario Emma Dexter (attuale direttrice della sezione Visual Arts del Brithis Council, è stata senior curator alla Tate dal 2000 al 2007 e ha diretto il programma espositivo alla Timothy Taylor Gallery dal 2007 fino a quasi un anno fa) approfondisce le ragioni della scelta.

Qual è il tema scelto per rappresentare il Padiglione britannico alla 56. Biennale di Venezia?
Ogni anno formiamo un comitato che decide quale arista rappresenterà il Regno Unito alla Biennale di Venezia. Quest’anno i membri del comitato hanno scelto non solo Sarah Lucas ma anche la sua pratica artistica, il suo immaginario. In merito al lavoro che Sarah sta creando per il Padiglione, stiamo mantenendo riservato qualsiasi dettaglio, fino al momento della settimana di inaugurazione ufficiale degli spazi. Comunque nella carriera di Sarah si sono potute osservare esplicitamente le sue idee esplorative, volte a una ridefinizione della quotidianità, attraverso canoni non reali, non convenzionali. E potrebbe essere che lei continui su questa linea, a esaminarne gli aspetti più reconditi, inserendoli all’interno del progetto che allestirà al Padiglione.

Emma Dexter - photo Carla Borel
Emma Dexter – photo Carla Borel

Quali parti concernenti il Padiglione inglese fanno diretto riferimento alle sue competenze, al suo ruolo?
Il mio ruolo è doppio: tanto di direttore delle Arti Visive del British Council quanto di commissario al Padiglione del Regno Unito a Venezia. Lavorando con il team di professionisti del dipartimento di Arti Visive, posso solo confermare che il nostro ruolo corale è di assicurarci che l’artista, in questo caso Sarah Lucas, possa ottenere il nostro migliore supporto al fine di dilatare la propria identità artistica e di colmare le sue ambizioni, nei confronti della sua missione di rappresentare il Regno Unito a Venezia, in un ambito internazionale.

Quando il British Council è stato coinvolto nei lavori della 56. Biennale di Venezia e quale ruolo gioca?
Il British Council è stato fondato nel 1934 con lo scopo di costituire nuove relazioni internazionali basate sulla mutua, reciproca comprensione, più che su una dominazione politica o militare; e le arti hanno giocato un ruolo vitale, dando vita a questa missione fin da principio. Noi abbiamo gestito il Padiglione in Biennale dal 1938, attraverso un processo di selezione che coinvolge la nomina e la selezione di un comitato scientifico, costituito dalle figure più emerite del mondo dell’arte; membri che, ogni anno diversi, discutono e decidono quale artista rappresenti al meglio la scena dell’arte contemporanea inglese.
Ma, prima di supportare l’artista prescelto, viene pianificato una sorta di progetto di massima. Benché il mondo dell’arte in sé abbia subito molti cambiamenti da quella prima, lontanissima commissione, siamo ancora fortemente convinti che le relazioni culturali attraverso le arti siano indispensabili per realizzare i progetti futuri degli artisti. Benché il mondo dell’arte sia andato incontro, di per sé, a molti cambiamenti da quella riunione della primissima commissione, ancora riteniamo che le relazioni culturali attraverso le arti siano di grande importanza: la cultura nel suo senso più esteso gioca un ruolo vitale nel mondo delle relazioni, incrementando la fiducia e apportando benefici sociali ed economici reciproci. In questo caso, in particolare, si può portare le persone a instaurare una maggiore vicinanza relazionale nei confronti del Regno Unito.

Sarah Lucas, Hysterical Attack (Mouths), 1999 - copyright the artist, courtesy Sadie Coles HQ, London
Sarah Lucas, Hysterical Attack (Mouths), 1999 – copyright the artist, courtesy Sadie Coles HQ, London

Come il curatore ha interagito con l’artista? Ha assistito ai loro incontri?
Posso solo dire che la mostra sarà il frutto integrale della visione dell’artista. Noi preferiamo rimanere all’esterno, come consiglieri, come supporto al fine di rendere in grado la Lucas di raggiungere, e dare vita, alle ambizioni più pure.

Secondo la sua opinione, quali elementi del lavoro della Lucas rappresenteranno come un’unità la variegata scena dell’arte contemporanea inglese?
La Lucas porta sempre con sé una certa saggezza, così come intemperanza e irriverenza, nonché senso dell’ironia, tutte doti racchiuse all’interno della sua pratica artistica; così come risulta evidente una schiettezza terrena non indifferente, qualità che io ritengo possano essere ritrovate solo fra un numero ristretto di artisti inglesi. Lucas è anche costantemente ricca di inventiva e adatta a esplorare i limiti della sua pratica: progetti recenti includono una sua prima linea di mobili di design, così come sculture in bronzo che infondono la tradizionale disciplina della scultura con il suo indelebile, irriverente timbro di giocosità. Una volta di più, io ritengo che la corrente fucina di artisti inglesi continui a oltrepassare le barriere di quel che esiste e di quel che può essere.

Guardando alle passate edizioni della Biennali, quale Padiglione britannico, quale selezione di artisti ha amato di più e perché?
Ci sono state così tante mostre davvero grandiose che per me è davvero arduo scegliere. Devo però ricordare i due più recenti percorsi, dedicati a Mike Nelson e Jeremy Deller; artisti che a mio modo di vedere hanno lavorato molto per rendere il Padiglione visibile nella sua veste migliore. La trasformazione degli spazi del Padiglione operata da Nelson nel 2011 è stata una prova mirabile di genialità, così come di ingegneria. Un lavoro che ha preceduto lo show magico di Jeremy Deller, artista che ha rappresentato un’incredibile presa di coscienza dell’identità e della tradizione inglese, nonché della tradizione utopistica. Progetto che ha promosso un incredibile scambio di sedi e che poi ha decretato un notevole successo nel Regno Unito, una volta terminata la Biennale di Venezia.
Il British Coucil è entusiasta di dare al pubblico inglese la possibilità di vedere il nostro contributo nazionale a Venezia e ci auguriamo di essere capaci di facilitare sempre più Biennali in diversi ambiti, anche solo prettamente inglesi, in futuro.

Sarah Lucas, 2013 - photo Julian Simmons
Sarah Lucas, 2013 – photo Julian Simmons

Che cosa si aspetta che i visitatori, nel 2015, recepiranno dall’esperienza di visita del Padiglione?
Uno degli obiettivi del British Council, attraverso il proprio lavoro tra le arti, è di condividere le eccellenze fra tutte le discipline culturali inglesi con il resto del mondo. La Biennale di Venezia rappresenta la perfetta piattaforma globale per mettere in atto questo intento ed io mi auguro che i visitatori possano portare via con sé un senso reale di quel che è grande sulla scena dell’arte contemporanea inglese.
Allo stesso tempo mi auguro possano trarre un reale apprezzamento del lavoro di Sarah Lucas, che sta dimostrando uno straordinario livello di consistenza, coraggio e dedizione, fin dalla prima mostra che l’ha vista protagonista agli inizi degli Anni Novanta a Londra. La crescita di Sarah, come artista, ci racconta oggi la storia di un tempo di cambiamento importante per l’arte inglese e i suoi artisti, che sono passati di mano in mano nel mondo grazie a una crescente internazionalizzazione della scena dell’arte nell’intero Regno Unito.

Ginevra Bria

http://venicebiennale.britishcouncil.org/timeline/2015