Prova di positività, III. Zambon Group

Continuano le prove di positività. Non vediamo altre misure se non insistere su buone pratiche e far sì che diventino di ispirazione o di suggerimento per coloro che vogliono ancora investire in e su questo Paese. L’editoriale di Cristiano Seganfreddo.

Zambon Group
Zambon Group

Stavolta il caso di Zambon Group, storica azienda farmaceutica. Per capire di cosa si tratta, bisogna passare a Vicenza Ovest di notte. Si apre d’improvviso una grande magia scenica in una zona industriale desolatamente anonima. Un’area di ricerca che lavora h24 nella farmaceutica. È l’atto di una donna. Perché la ricerca è soprattutto energia e forza femminile. Elena Zambon è erede e presidente dell’omonimo gruppo industriale.
Michele De Lucchi, che tra le mille cose importanti è anche il designer della Tolomeo, ha messo in scena un luogo di lavoro che è una Health & Quality Factory. La qualità del prodotto, della vita delle persone che ci lavorano, dei processi interni come dell’architettura è alla base di una ricerca che ha riassunti tutti i connotati del fantomatico, ormai, innominabile made in Italy.

Zambon Pharma
Zambon Pharma

Questo è un gruppo italiano che ha investito quaranta milioni per costruire un polo di riferimento scientifico, per favorire il dialogo tra università, mondo della ricerca e industria, e che ha investimenti quattro volte superiori in Italia per i prossimi tre anni. La fabbrica è così un luogo aperto e osmotico, che avvicina alla ricerca, la rende accessibile anche fisicamente con un taglio molto legato alla formazione continua e all’education. E ci fa pensare che è possibile anche in Italia.
Durante i giorni della settimana è un passaggio continuo di scuole, università, manager, gruppi che respirano questa visione in luoghi speciali come l’open circle, una grande stanza circolare dove non ci sono livelli né divisioni. È un luogo di confronto dove sono passate revolutionary minds, da Premi Nobel a ricercatori come Ilaria Capua. Al centro, alcune piccole ceramiche. Un cuore e un cervello.
A testimoniare come la ricerca, la qualità, l’evoluzione, ma anche il benessere sociale siano frutto di questi due elementi. Che devono viaggiare uniti. Sotto il segno di un connubio non solo estetico ma vero. E a ottobre, ogni hanno, organizzano una settimana di incontri e azioni con la loro Fondazione Zoè.

Cristiano Seganfreddo
direttore del progetto marzotto
direttore scientifico del corriere innovazione

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #22

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