Venice International Performance Art Week. L’intervista ai curatori

A Venezia torna la Venice International Performance Art Week: l’evento, giunto alla sua seconda edizione, è dedicato al corpo rituale e al corpo politico e vede la partecipazione di più di cinquanta artisti da tutto il mondo. Dal 13 al 20 dicembre a Palazzo Mora si alterneranno performance dal vivo, conferenze, presentazioni, incontri tenuti dagli artisti e aperti al pubblico. In programma anche un itinerario d’installazioni, documentazioni su supporto fotografico e video, sala studio e movie room. Ne abbiamo parlato direttamente con i curatori, il duo artistico VestEndPage, composto da Verena Stenke e Andrea Pagnes.

VestAndPage, Still from sin∞fin - Performances at the Holy Centre (2011) Courtesy of the artists

L’edizione di quest’anno verterà sul tema corpo rituale-corpo politico. Le ragioni questa scelta.
Andrea Pagnes: Corpo rituale-corpo politico in quanto nella performance concepiamo la politica come uno spazio di libera negoziazione tra individui, intendiamo la politica nel senso etimologico del termine cioè il fatto di riferirsi a una polis, a una comunità; pensiamo all’incontro rituale che avveniva nell’antichità ma anche a quello che si ripete in tempi contemporanei. Il progetto della Performance Art Week è concepito come una trilogia che prende in esame il corpo del performer. Nella prima edizione abbiamo indagato il concetto di corpo ibrido-corpo poetico e la terza sarà dedicata al corpo organico e al corpo estraneo.
Verena Stenke: Pensiamo che l’artista abbia una fortissima responsabilità sociale e i performer che presentiamo sono una scelta di quelli che continuano a proporre delle alternative, modelli, pensieri, sogni, utopie.
A.P.: La performance come arte utile, in grado, attraverso il discorso propositivo, di generare riflessioni.

Il programma prevede performance dal vivo ma anche uno spazio espositivo con opere di artisti come Vito Acconci, Joseph Beuys, Terry Fox, Allen Ginsberg, Gina Pane, Carolee Schneemann, Ulay…
A.P.: Per noi era importante che ci fosse una sorta di continuità storica fra i pionieri e gli artisti della contemporaneità. I performer presenti all’evento sono quelli in cui crediamo di più.
V.S.: La settimana si svolge con un programma comprensivo della mostra che sarà aperta al pubblico ogni giorno dalle 10 alle 22 a ingresso libero. Nelle stanze del palazzo ci saranno delle performance dal vivo (ogni pomeriggio alcuni artisti performeranno nell’arco di tutta la settimana in un processo continuo, così il pubblico potrà osservare anche cosa significa durata, come cambia uno spazio, un oggetto, una presenza, attraverso il tempo). In serata ci saranno altre proposte performative. Durante le mattine si svolgeranno degli incontri aperti al pubblico, delle tavole rotonde, delle discussioni fra artisti e accademici internazionali.

Terry Smith, The Foundling. Still from the video. Courtesy of the artist
Terry Smith, The Foundling. Still from the video. Courtesy of the artist

Quali saranno i temi di questi incontri?
A.P.: Si discuterà del ruolo della donna nell’arte contemporanea, ci sarà una rilettura di quelli che sono stati i percorsi  legati al femminismo negli Anni Settanta, come si ripropongono oggi,  se ci sono margini per poterli riproporre alla stessa maniera o in altri modi. Oppure il ruolo dell’artista nomade, l’immigrazione. Soprattutto per i performer, la sopravvivenza è legata a un movimento continuo, legato all’immaterialità della performance stessa.
V.S.: Parlando di immaterialità, la proposta di combinare mostra e programma dal vivo è anche per riaprire il discorso sull’effimeralità della Performance Art e il conflitto della documentazione. Come può essere documentata un’azione performativa? Può essere percepita attraverso una foto, un video sul web? I visitatori sono invitati a riflettere su questo. È una grande domanda per questa forma d’arte.

Perché avete deciso di organizzare una settimana dedicata all’arte performativa proprio a Venezia?
A.P.: Sono state una serie di circostanze fortuite e favorevoli. Io sono nato a Venezia, ma ormai sono dieci anni che non ci vivo più. Il direttore della Global Art Foundation ha chiamato Jennifer Macmillan Johnson, una mia cara amica, per chiedergli di organizzare un evento di arti performative a Venezia. Abbiamo cominciato in quattro, la Fondazione ci ha dato a disposizione questi spazi incredibili, per la prima edizione Palazzo Bembo, poi Palazzo Mora e pian piano il team è cresciuto. Siamo affiancati da un numero di ragazzi giovani, intraprendenti, bravi che lavorano insieme a noi.
Concepiamo questo progetto come un people project dove chi concorre ne è parte, ne è l’autore, non ci sono reali gerarchie.  L’idea è di trasformare il palazzo in una factory. L’arte non viene mostrata ma anche prodotta, c’è anche una compartecipazione attiva da parte del pubblico. Vorremmo far sì che una città così unica e particolare come Venezia possa diventare centro di produzione culturale e non solo fungere da vetrina per l’arte contemporanea internazionale.

Carolee Schneemann, Snows. Still from the documentation (1967). Courtesy of Electronic Arts Intermix
Carolee Schneemann, Snows. Still from the documentation (1967). Courtesy of Electronic Arts Intermix

Qual è la vostra personale definizione di Performance Art?
A.P.: Sai quante ce ne sono? Ogni volta che organizziamo un workshop chiediamo ai partecipanti di rispondere. Ogni risposta è diversa e valida. La performance non è circoscrivibile in una definizione. Da un punto di vista etimologico, performance si dice che nasca dal verbo francese par fournir, che significa “per fornire”. Ma andando ancora più indietro, dal latino performare, dare forma, e presuppone un’azione. L’Action Painting è un’azione in pittura che da forma a un quadro. Noi privilegiamo il corpo umano nelle sue tre accezioni: corpo-corpo, corpo-mente, corpo-spirito. Quando si attivano insieme, formano qualcosa. Quindi il corpo che si aziona per dare forma a qualcosa.

Amalia Nangeroni

Venezia // dal 13 al 20 dicembre 2014
Venice International Performance Art Week
a cura di Andrea Pagnes e Verena Stenke
PALAZZO MORA
Strada Nova 3659
[email protected]
www.veniceperformanceart.org

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/40892/2nd-venice-international-performance-art-week/

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Amalia Nangeroni
Amalia Nangeroni, 22 anni, vive a Padova. Laureata in Conservazione e gestione dei beni e delle attività culturali all'Università Ca' Foscari di Venezia nel giugno 2013, ora studia Storia delle arti e conservazione dei beni artistici nell'ateneo veneziano con l'ambizione di poter un giorno diventare curatrice e critica d'arte. Da luglio 2013 scrive per "Inside Art" ed è responsabile dell'ufficio stampa di PDG Arte Communications per nove mostre alla Biennale di Venezia e per "OPEN 16. International Exhibition of Sculptures and Installations"; da settembre inoltre è responsabile dell'ufficio stampa di "TEDxPadova" previsto per marzo 2014. Ha collaborato per due anni con l'ufficio stampa del Carnevale di Venezia grazie al progetto "Ca' Foscari in Maschera" e nel 2012 in occasione dell'America's Cup ha lavorato all'ufficio stampa del comitato organizzatore Vivere Venezia e come inviata per Vodafone news. Tra il 2011 e il 2012 ha scritto per la rivista "VeneziaMusica e dintorni" e collaborato alla creazione di "Artefici" e "Inciso", due riviste nate da un progetto promosso e finanziato da Fondazione di Venezia. Nel 2009 è tra i vincitori del concorso di scrittura indetto dal Consolato provinciale di Padova della Federazione Maestri del Lavoro d'Italia.
  • angelov

    Nella definizione di Performance Art, va sopratutto tenuto conto del concetto di Unità e di sintesi, che l’artista riesce a veicolare attraverso il proprio corpo e le sue azioni (e non-azioni).
    Quando si parla di Sintesi delle arti, bisognerebbe partire da questo tipo di Arte, che si è venuta a creare nel momento storico in cui la tecnologia dell’informazione e dei media, stava dando la sensazione come di un devastante bombardamento e di uno smembramento di quei presupposti culturali e spirituali fino ad allora mai messi in discussione.

    Con le dovute cautele, si tratta di un evento culturale interessantissimo.

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