Un restauro troppo perfetto. La storia di Raffaele Gargiulo al Getty di Malibu

Dicono che da qui si godano tramonti magnifici. La grande villa che Jean Paul Getty fece costruire nei primi Anni Settanta svetta da una collina e si affaccia sull’oceano di Malibu, dominando la vasta baia di Los Angeles. Il magnate volle ispirarsi all’architettura delle antiche ville romane e adibì l’edificio a sede della sua collezione di antichità greco-romane, dal 6.500 a.C. al 400 d.C. Oltre all’esposizione permanente, fino all’11 maggio il Getty Villa ospita una mostra interessante soprattutto per il suo ricco palinsesto, che collega tempi e luoghi distanti, a partire dal sud Italia…

Getty Villa - Outer Peristyle - Photo Credits J. Paul Getty Trust

Dangerous Perfection. Funerary Vases from Southern Italy è il frutto di un lungo lavoro di restauro durato sei anni e offre finalmente al pubblico un meraviglioso gruppo di vasi funerari a figure rosse, provenienti dalle collezioni dell’Antikensammlung di Berlino.
Le peripezie dei tredici vasi, risalenti al IV secolo a.C., iniziano a Ceglie del Campo, Puglia, dove vengono ritrovati in centinaia di frammenti all’inizio del XIX secolo. Finiscono quindi nell’officina di uno dei più famosi restauratori dell’epoca, Raffaele Gargiulo, impiegato del Real Museo Borbonico di Napoli, collezionista e falsario: a lui si affida infatti il barone Franz von Koller, intendente generale dell’esercito austriaco di presidio a Napoli, appassionato di archeologia, che acquista i vasi per la propria ricca collezione. Nel 1828, in seguito alla morte del barone, l’Antikensammlung ne acquisisce l’intero lascito.
C’è un bel dipinto ad acquerello di Carl Wilhelm Götzloff, oggi conservato alla National Gallery of Art di Washington, che mostra una veduta del Golfo di Napoli dagli interni di Palazzo Sessa, allora residenza del barone von Koller: la terrazza inquadra una luminosa baia con le colline di Posillipo, mentre in primo piano sono accuratamente disposti i preziosi vasi, restaurati da Gargiulo in forma “perfetta”. Troppo perfetta, come ha rivelato l’accurato restauro condotto dall’Antiquities Conservation Department del Getty Museum, da tempo partner dell’Antikensammlung.

Tredici vasi funerari, Ceglie del Campo, Puglia, 375-310 a.C., terracotta, Antikensammlung, Staatliche Museen zu Berlin
Tredici vasi funerari, Ceglie del Campo, Puglia, 375-310 a.C., terracotta, Antikensammlung, Staatliche Museen zu Berlin

I vasi sono arrivati qui nel novembre 2008”, ci racconta la restauratrice Marie Svodoba, che ha seguito tutte le fasi del processo. “Più che un restauratore, Gargiulo era un art dealer molto conosciuto nel mercato delle antichità, aveva una clientela internazionale. Ma proprio per questo era interessato più ai risultati estetici che non a seguire una scrupolosa e rispettosa metodologia di restauro”. Ad esempio, era solito completare in stile le lacune nelle decorazioni dipinte, al punto da rendere difficile distinguere l’intervento moderno da quello originale. Una bella sfida per i restauratori, che hanno dovuto separare tutti i frammenti, ripulirli e infine ricomporre i vasi. “In questo modo abbiamo potuto raccogliere nuove informazioni sulle tecniche di restauro di inizio XIX secolo, aggiungendo un importante tassello agli studi storiografici sul restauro archeologico”.
Il Getty si conferma dunque uno degli istituti all’avanguardia nel campo della conservazione dei beni culturali, forte della possibilità di investire risorse nelle più sofisticate tecniche di restauro ma anche di avere a disposizione vaste collezioni, che forniscono informazioni storico-artistiche di prima mano indispensabili a scegliere la metodologia più appropriata.

Carl Wilhelm Götzloff, A Balcony Room Overlooking the Gulf of Naples, acquerello su carta, 1826. National Gallery of Art, Washington
Carl Wilhelm Götzloff, A Balcony Room Overlooking the Gulf of Naples, acquerello su carta, 1826. National Gallery of Art, Washington

Il valore di questi magnifici vasi risiede soprattutto nel fatto che si tratta di un gruppo numeroso”, ci spiega il curatore della mostra, David Saunders, associate curator of antiquities al Getty. “Hanno molto da raccontare: la loro iconografia complessa, il legame con le usanze funebri dell’antica Apulia, l’acceso dibattito su come restaurare gli oggetti antichi e le diverse mosse intraprese per arrivare al loro attuale stato di conservazione”.
Bisognerà attendere la fine della mostra, a maggio, per rivedere il gruppo di vasi nella loro sede originaria, a Berlino. Nel frattempo, tra gli eventi collaterali organizzati dal Getty Villa spicca un workshop culinario: Southern Italian Culinary Traditions, dedicato alle antiche ricette del sud Italia e curato dalla chef Maite Gomez-Rejón, che dal 2007 realizza progetti didattici nei musei, unendo storia dell’arte e cucina.

Emanuela Termine

Malibu // fino all’11 maggio 2015
Dangerous Perfection. Funerary Vases from Southern Italy
a cura di David Saunders
THE GETTY VILLA
17985 Pacific Coast Highway
www.getty.edu/visit/villa/

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Emanuela Termine
Emanuela Termine (Roma, 1978) è storica dell’arte e curatrice. Ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università La Sapienza di Roma, con una tesi sulle relazioni fra arte e architettura in Italia tra gli Anni Cinquanta e Settanta. Fino al 2013 è stata responsabile della segreteria organizzativa presso la Fondazione Bruno Zevi. Dal 2006 è curatrice senior presso Sala 1 Centro Internazionale d’Arte Contemporanea, a Roma. Nel 2012 ha curato il progetto “Lingua Mamma”, vincitore del concorso "Arte, Patrimonio e Diritti Umani", indetto da Connecting Cultures con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.