Lo strano caso del Guggenheim di Helsinki

È in assoluto il concorso di architettura con il maggior successo di sempre. Un primo passo verso quello che sarà il quinto Guggenheim al mondo. Helsinki ha la sua chance di diventare la nuova Bilbao.

Guggenheim Helsinki - l'area di intervento

Sul tavolo c’è una questione centrale e spinosa. Non si tratta dell’ennesimo nuovo museo, nonostante si stia parlando di un nuovo Guggenheim. E non c’entra nulla neanche il grande successo del concorso, con tutte le polemiche che si sono avvicendate. Al centro c’è qualcosa di più elevato, che trascende dalle contingenze: c’è il concetto di museo del futuro. Quello con cui tutti gli architetti, da ogni parte del globo, almeno una volta si scontrano, come se fosse l’occasione della loro carriera. Esattamente come successe a Frank Lloyd Wright e a Frank O. Gehry, che ebbero la fortuna di progettare le sedi del Guggenheim rispettivamente a New York e Bilbao.
Come dev’essere il museo del XXI secolo? È questa la prima domanda che la fondazione della più importante e conosciuta istituzione museale privata al mondo ha posto nel concorso internazionale lanciato a giugno per individuare il progetto della sua nuova sede a Helsinki. Ancora una volta, la Fondazione Guggenheim ha lanciato la sfida. Era successo a New York nel periodo tra il ’43 e il ’59, è successo nuovamente a Bilbao, con effetti ancora più impattanti, nel ’97. Le polemiche, furiose in molti casi, non hanno fatto altro che alimentare la fortuna di questi edifici, che oggi sono considerati pietre miliari della storia dell’architettura. Per questo le aspettative di Helsinki sono alte. Ai primi di dicembre sono stato annunciati i sei finalisti: sono AGPS Architecture Ltd. (Zurigo e Los Angeles), Asif Khan Ltd. (Londra), Fake Industries Architectural Agonism (New York, Barcellona e Sydney), Haas Cook Zemmrich STUDIO2050 (Stoccarda), Moreau Kusunoki Architect (Parigi), SMAR Architecture Studio (Madrid e Western Australia).

Guggenheim Helsinki - l'area di intervento
Guggenheim Helsinki – l’area di intervento

A giugno 2015 la giuria – composta da Mark Wigley, Mikko Aho, Jeanne Gang, Juan Herreros, Anssi Lassila, Erkki Leppävuori, Rainer Mahlamäki, Helena Säteri, Nancy Spector, David Stockman, Yoshiharu Tsukamoto, Ritva Viljanen – proclamerà il vincitore.
Quando lanciammo il concorso per il nuovo Guggenheim di Helsinki speravamo che fosse una fonte di ispirazione per gli architetti di tutto il mondo – emergenti o strutturati – immaginare il museo del XXI secolo. Un’occasione per catalizzare lo scambio globale di idee sull’architettura e le sue tradizioni, sull’urbanistica, sugli edifici pubblici e sul futuro delle città”, ha commentato Richard Armstrong, direttore della Solomon R. Guggenheim Museum and Foundation, non nascondendo lo stupore per l’eccezionale partecipazione. I numeri sono in effetti impressionanti: allo scadere dei termini, sono state 1.715 le proposte inviate da ben 77 Paesi. Tra questi, i primi sei a più alto tasso di partecipazione sono Stati Uniti, Italia, Finlandia, Inghilterra, Francia e Giappone. Per fare un paragone con concorsi dello stesso livello, quello indetto nel 2002 per il Museo di Giza in Egitto aveva superato di poco i 1.550 partecipanti, risultando fino a questo momento il primo in termini di successo. Numeri che di fatto rendono il concorso del nuovo Guggenheim il più popolare, con il maggior numero di iscrizioni di sempre.
Un altro punto cruciale è il costo dell’operazione, che ammonta a 130 milioni di euro (tasse escluse) per tutti gli oneri di realizzazione, più altri 30 milioni da pagare alla Fondazione Guggenheim per usare il suo brand. Soldi pubblici di un Paese che viene da due anni di recessione. Anche per questo moltissimi cittadini sono scontenti, non riuscendo a vederne le potenzialità economiche.

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Guggenheim Helsinki – l’area di intervento

Eppure basterebbe pensare a quanto è successo a Bilbao dopo la costruzione del suo Guggenheim. Un caso che ha fatto scuola e che oggi viene comunemente chiamato “Bilbao effect”: una zona degradata della città, già in declino economico, fu investita da un’enorme crescita economica e di prestigio internazionale grazie alla realizzazione di un nuovo museo dalle caratteristiche uniche per quegli anni. Secondo il Financial Times, nei suoi primi tre anni il Guggenheim di Bilbao ha generato un’economia pari a circa 500 milioni di dollari, toccando punte di un milione di visitatori in un anno. Il più grande successo mai conseguito da un museo nel XXI secolo, e che ora Helsinki vuole replicare. Costi quel che costi.
Ma la verità è un’altra: per quanto le premesse siano simili, il caso dei Paesi Baschi è frutto di una congiunzione astrale unica – supportata anche da un programma culturale accurato – e inimmaginabile, che nessuno, Gehry compreso, avrebbe mai potuto prevedere. Per questo a Helsinki non resta che sperare in un progetto all’avanguardia, sensazionale, che lasci il segno.

Zaira Magliozzi

http://designguggenheimhelsinki.org/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #22

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Zaira Magliozzi
Architetto, architecture editor e critico. Dalla sua nascita, fino a Marzo 2015, è stata responsabile della sezione Architettura di Artribune. Managing editor del magazine di design e architettura Livingroome. Corrispondente italiana per la rivista europea di architettura A10. Dal 2006 cura la rubrica “Corrispondenze” nella rivista presS/Tletter. Pr e project manager di progetti dedicati alla comunicazione del design e dell’architettura per l’agenzia di comunicazione SignDesign. Ha scritto per The Architectural Review, L’Arca, Il Giornale dell’Architettura, Il Gambero Rosso, Compasses, Ulisse e Quaderno di Comunicazione. Membro del Consiglio direttivo di IN/ARCH Lazio. Dal 2009 fa parte del laboratorio presS/Tfactory, legato all’AIAC - Associazione Italiana di Architettura e Critica - per l’organizzazione di eventi, workshop, concorsi, corsi, mostre e altre iniziative culturali legate al mondo dell’architettura.