La meglio musica del 2014. Venticinque album (più alcune bonus track)

La top five dei dischi dell’anno, secondo la redazione musicale di Artribune. I nomi? Peter Gabriel, Robert Plant, Aphex Twin, Fugazi, Gustav Mahler…

Killer Mike & El-P, Run the Jewels 2

APHEX TWIN, SYRO (WARP RECORDS)
Che Richard D. James fosse una delle più influenti figure della musica elettronica contemporanea già si sapeva. Che fossimo da tredici anni in attesa di un nuovo disco, anche questo si sapeva. Ma non è per queste due ragioni che Syro si è rivelato una vera sorpresa. Piuttosto perché ci sono tutti gli elementi che hanno da sempre caratterizzato il suono di James come Aphex Twin e altri pseudonimi: ricerca incessante di connessioni tra generi e sottogeneri, destrezza tecnica più unica che rara, voce moltiplicata. Eppure Syro, con un insieme di suoni strani, di un altro pianeta, ci ricorda che l’elettronica non è innovazione a tutti i costi, ma anche e soprattutto sperimentazione oltre i confini spazio-temporali, virtuosismo tecnico portato all’estremo e dimensioni alterate, ma non per questo sempre e per forza provenienti dal futuro.

Todd Terje, It’s Album Time
Todd Terje, It’s Album Time

TODD TERJE, IT’S ALBUM TIME (OLSEN RECORDS)
Il titolo la dice lunga su come fosse finalmente il momento che Todd Terje si mettesse all’opera con un disco. Infatti, dopo il successo mondiale di brani come Swing Star (2012) e Inspector Norse (2012), ha dato la prova inconfutabile di saper curare una collezione a partire dai propri brani e di essere, forse, l’inventore di qualcosa di nuovo. Osannato per brani che hanno portato la nu-disco e il balearic beat a una dimensione che non guarda al passato con malinconia, It’s album time è anche la prova che Terje è un maestro del buonumore dance elettronico.

Caribou, Our Love
Caribou, Our Love

CARIBOU, OUR LOVE (CITY SLANG – MERGE RECORDS)
Our Love porta all’estremo tutte le precedenti sperimentazioni del canadese Dan Snaith, alle quali si aggiunge una dimensione molto più matura, ed anche più elettronica. È il Caribou post Swim (2010), il Caribou post Daphni. Espansioni che varcano i confini del synthpop, dell’R&M, dell’elettronica psichedelica, folkloristica e dance. Gli inconfondibili falsetti di Dan Snaith si fanno più maturi per un album che parla d’amore, ma con una ricercatezza che ha il sapore di un romanticismo e di una melanconia assolutamente minimali.

St. Vincent, St. Vincent
St. Vincent, St. Vincent

ST. VINCENT, ST. VINCENT (LOMA VISTA / REPUBLIC RECORDS)
Un album che è un uragano di sentimenti personali, quelli di St. Vincent, ma anche di tutti i figli dell’era del digitale. Una voce sensuale e gentile, a tratti malefica, che trasforma le peggiori pene in una coloratissima festa indie-pop. Il quarto album solista di Annie Clark consacra l’unione di un ritmo avanguardista d’idee e sperimentazione pluri-strumentale.

Damon Albarn, Everyday Robots
Damon Albarn, Everyday Robots

DAMON ALBARN, EVERYDAY ROBOTS (XL RECORDS)
Instancabile sperimentatore, cantautore e produttore, Damon Albarn ha finalmente messo a segno il più difficile dei bersagli: un album da solista che parlasse di sé. Everyday Robots è un disco dalle dimensioni melanconiche e introspettive, dove i testi la fanno da padrone, ma anche un saggio di suoni del tutto nuovi per il noto frontman dei Blur e dei Gorillaz.

Enrichetta Cardinale Ciccotti

Peter Gabriel, Back to Front
Peter Gabriel, Back to Front

PETER GABRIEL, BACK TO FRONT: LIVE IN LONDON (REAL WORLD / EAGLE ROCK ENTERTAINMENT)
Un tour lungo due anni, racchiuso in un album, per celebrare So, il disco migliore di Peter Gabriel solista, dopo la dipartita dai Genesis. Back to Front contiene la registrazione fatta al London’s O2 Arena nell’ottobre del 2013 e mantiene tutta la potenza del live, suddiviso in tre momenti topici: acustico, con una versione di Shock the monkey ridotta all’essenziale; elettrico, con la band di quel mitico 1986 (Tony Levin al basso, David Rhodes alle chitarre, David Sancious alle tastiere e Manu Katchè alla batteria) di nuovo insieme per suonare il rock progressive; e quello dedicato all’album vero e proprio, con una sequela di classici, tra cui la sentimentale e intimista Don’t give up. Per concludersi con un brano del 1980, il leggendario Biko, sulla morte dell’attivista sudafricanoStephen Bantu Biko, in lotta contro l’apartheid.

Kate Bush, Before the Dawn
Kate Bush, Before the Dawn

KATE BUSH, BEFORE THE DAWN
Un altro tour (ancora in attesa di trasformarsi in dvd) di un altro mostro sacro, questa volta della musica pop. Anche se pop è un termine troppo riduttivo per definire una musicista tanto complessa come Kate Bush che, dopo trentacinque anni di lontananza dal palco, è tornata a esibirsi in una serie di concerti allo Hammersmith Apollo di Londra. Before the Dawn è più di un concerto, perché si avvale di tanti artisti del mondo teatrale e musicale, come il regista Adrian Noble, il light designer Mark Henderson, il sound designer Greg Walsh, il burattinaio americano Basil Twist. Con una presenza italiana: i torinesi Controluce Teatro d’Ombre, che hanno contribuito con i loro effetti a impreziosire brani celebri come Running Up That Hill, dalla perfetta forma-canzone, o la trascinante Hounds of Love.

Einstürzende Neubauten, Lament
Einstürzende Neubauten, Lament

EINSTÜRZENDE NEUBAUTEN, LAMENT (BMG)
Consigliare un disco del gruppo berlinese capitanato da Blixa Bargeld, che ha fatto un uso innovativo di lamiere metalliche, tubi flessibili, compressori et similia, suona come una contraddizione. Perché è un genere, il loro industrial, fatto per essere visto e non solo udito. Ma Lament, nonostante sia un album concepito e scritto come una performance, è una pagina di teatro che si presta all’ascolto in cuffia. Con meno rumorismo del previsto, gli Einstürzende Neubauten hanno creato una lunga composizione per celebrare i cento anni della Prima guerra mondiale, compiendo un grande lavoro di recupero su nastri audio originali di prigionieri di guerra, risalenti al periodo 1914-1916.

Teho Teardo & Blixa Bargeld, Spring
Teho Teardo & Blixa Bargeld, Spring

TEHO TEARDO & BLIXA BARGELD, SPRING (SPÈCULA RECORDS)
Continua la proficua collaborazione fra Teho Teardo e Blixa Bargeld. Dopo Still Smiling, l’album di canzoni scritto dai due musicisti e più volte premiato in tutta Europa tra le migliori produzioni 2013, ora è la volta di Spring, che ne è la naturale prosecuzione. Edito in digital download e vinile, l’EP contiene, oltre a due brani originali, anche due cover: The Empty Boat di Caetano Veloso e Soli si muore, versione italiana di Crimson and Clover di Tommy James & The Shondells. Dolente e raffinato, è un album che conferma la compiuta alchimia dei suoni elettroacustici di Teho con la voce tagliente di Blixa.

Alessandro Mannarino, Al monte
Alessandro Mannarino, Al monte

ALESSANDRO MANNARINO, AL MONTE (LEAVE MUSIC)
È l’album che gli ha fatto vincere a Faenza il Premio PIMI del MEI come miglior artista indipendente dell’anno. E con ragione. Perché il cantautore romano Alessandro Mannarino, con i suoi toni da stornellatore di borgata e la voce graffiata, ha la capacità di raccontare delle storie. Con lievità e poesia, unite a una melodia popolare.

Claudia Giraud

Telemann virtuoso
Telemann virtuoso

TELEMANN: VIRTUOSO (BRILLIANT CLASSICS)
Una selezione interessante, e per molti aspetti unica, su strumenti originali, realizzata dal giovane ma già affermato ensemble Il Rossignolo, guidato da Emiliano Tenerani. Il cd più originale dell’anno. Non deve mancare in nessuna discografia.

Giovan Battista Pergolesi, Cantate da Camera Opus 2
Giovan Battista Pergolesi, Cantate da Camera Opus 2

PERGOLESI: CANTATE DA CAMERA OPUS 2 (TACTUS TB)
Un’altra chicca di preziosità rare, prodotta da una piccola ma autorevole casa editrice. Svela una produzione poco conosciuta di Pergolesi (soprano Alessandra Rossi De Simone), tale da meritare di esser inclusa in programmi di musica da camera.

Alessandro Stradella, La forza delle stelle
Alessandro Stradella, La forza delle stelle

STRADELLA: LA FORZA DELLE STELLE OVVERO IL DAMONE (ARCANA)
È un inedito importante di Alessandro Stradella, reso per la prima volta disponibile all’ascolto. Una composizione geniale che mostra come la contemporaneità del secondo Novecento (ad esempio Cage) sia prossima al barocco e al suo gusto per l’improvvisazione.

The Richard Strauss Project. Complete Works for Piano Solo, Vol. 1
The Richard Strauss Project. Complete Works for Piano Solo, Vol. 1

RICHARD STRAUSS, POLCHE E SONATE PER PIANOFORTE (DYNAMIC)
Svela un Richard Strauss che, quando si diverte, entra senza temere nel terreno gaio ed operettistico dei due Johann. Un ottimo antidoto alle tante Salome ed Elektra, prodotte nel centocinquantenario dalla nascita del compositore.

Gustav Mahler, Das Lieder von der Erd
Gustav Mahler, Das Lieder von der Erd

GUSTAV MAHLER, DAS LIEDER VON DER ERD (WIENER SYMPHONIKER)
È un classico ineguagliato. Fuori catalogo da anni. Registrato nel 1967, torna rimasterizzato utilizzando i nastri originali.

Giuseppe Pennisi

Zeitkratzer, Whitehouse
Zeitkratzer, Whitehouse

ZEITKRATZER, WHITEHOUSE (ZEIKTRATZER RECORDS)
The words that slide out of their lazy holes are the same/ as any other road noise/ Noise as sad representation/ Myth/ A safe remove, aggrandizing, desperate, resigned and ultimate separation/ Only words (William Bennett/Whitehouse).

Lawrence English, Wilderness of the Mirrors
Lawrence English, Wilderness of the Mirrors

LAWRENCE ENGLISH, WILDERNESS OF THE MIRRORS (ROOM40)
Politics is noise / Noise is politics. Anche l’ambient music può essere rumore, e dunque politica. Eppure, continuare a suonare bellissima, come questa di Lawrence English

Killer Mike & El-P, Run the Jewels 2
Run the Jewels

RUN THE JEWELS, RUN THE JEWELS 2 (MASS APPEAL / SONY RED)
Il ritorno ai fasti dell’hardcore hip-hop newyorchese ultra politicizzato (a suggello, l’ospitata di Zack de la Rocha in Close Your Eyes), e dunque molto noisey, nelle basi come nei testi. Un act composto da El-P e Killer Mike, un bianco e un nero, come in un ideale slapstick duo, molto politically incorrect.

Powell, 11-14
Powell, 11-14

POWELL, 11-14 (DIAGONAL)
Che cosa sia l’elettronica variante U.K. può venircelo a insegnare, nel 2014, un trentenne londinese, Powell, che assembla in doppio cd diciannove tracce killer, già uscite tra il 2011 e il 2014. So we went electric…

Fire! Orchestra, Enter
Fire! Orchestra, Enter

FIRE! ORCHESTRA, ENTER (RUNE GRAMMOFON)
…mentre una numerosa combriccola nordeuropea ci fa sentire che addirittura una big band (la Fire! Orchestra) può continuare a suonare i suoi standard (di rivolta) in questo primo squarcio degli Anni Dieci – ma del XXI secolo.

Fugazi, First Demo
Fugazi, First Demo

EXTRA BONUS
La discesa agli Inferi (o l’ascesa verso il Paradiso) in dodici tappe di Ákos Rózmann (1939-2005) e delle sue 12 Stations (Editions Mego), raccolte in un unico cofanetto; la ristampa del First Demo (Dischord) dei Fugazi (1986-2003), dove tutto ebbe inizio. La 23esima edizione di Milano Musica interamente dedicata a Fausto Romitelli (1963-2004), un compositore che di se stesso diceva: “Io mi sento talora come un virus troppo isolato per attaccare un corpo così forte e ben nutrito come quello dell’industria culturale: cosicché il virus se ne sta quieto e sognante nel corpo che vorrebbe distruggere, aspettando tempi migliori”.

Vincenzo Santarcangelo

Ken Thomson and SlowFast, Settle
Ken Thomson and SlowFast, Settle

KEN THOMSON AND SLOW/FAST, SETTLE (NCM EAST RECORDS)
Settle, il nuovo album di Ken Thomson and Slow/Fast, presenta ampiezza stilistica e sperimentazione come ci si aspetta da un leader noto, non solo per il suo lavoro nel mondo del jazz, ma anche per il suo impegno nella musica classica contemporanea. Sassofonista, clarinettista e compositore – cofondatore della band Gutbucket, collabora con Jack Quartet, Bang On A Can All-Stars, Alarm Will Sound, Steve Reich, Helmut Lachenmann ecc. – Thomson scava nei territori ancora inesplorati del jazz con un quintetto di visionari che comprende Nir Felder (chitarra), Russ Johnson (tromba), Adam Armstrong (basso) e Fred Kennedy (batteria). Un disco che rimarrà nel tempo, da avere assolutamente.

Robert Plant, Lullaby and... The Ceaseless Roar
Robert Plant, Lullaby and… The Ceaseless Roar

ROBERT PLANT, LULLABY AND… THE CEASELESS ROAR (NONESUCH/WARNER BROS)
L’ultima fatica dell’ex Led Zeppelin è uno dei suoi diari di viaggio più belli, con uno sguardo rivolto verso il Nordafrica, l’Inghilterra, il Galles e un sottilissimo filo a legarlo ancora una volta alla tradizione folk americana (il traditional Little Maggie), tra commistioni di suoni etnici (Poor Howard) ed elettronici (Arbaden), ballad (A Stolen Kiss) e momenti rock che sembrano richiamare alla mente i Led Zeppelin (Turn It Up). Registrato in parte ai Real World di Peter Gabriel, per il suo decimo disco da solista, Robert Plant ritrova – per la prima volta anche in studio – i Sensational Space Shifters, dopo il precedente Sensational Space Shifters (Live in London July ’12). E mentre Jimmy Page continua le sue operazioni di recupero dei nove lavori in studio dei Led Zeppelin (sperando anche in una reunion della band), Robert Plant prosegue imperterrito nelle evoluzioni di una splendida carriera solista, oramai più che trentennale. Un disco meraviglioso, da ascoltare più e più volte.

20 per Konsequenz
20 per Konsequenz

20 PER KONSEQUENZ (1994–2014)
La factory culturale partenopea Konsequenz celebra il suo ventennale (fu fondata nel 1994 a Napoli da musicisti della statura di Daniele Lombardi, Giancarlo Cardini e Giuseppe Chiari) con tre eccezionali uscite dedicate alla “musica di frontiera” di tre autorevoli compositori: Girolamo De Simone, Antonello Neri e Pietro Grossi. Nel primo volume del trittico – Jommelli Granular (KNZ/011) – De Simone propone una rilettura di Niccolò Jommelli attraverso la sintesi additiva granulare. Il disco è aperto da alcuni brani pianistici ispirati all’antica Armenia, ai canti antifonali o agli arcaici inni cristiani siriani. Il secondo titolo è un’opera di Antonello Neri, apprezzato protagonista del panorama contemporaneo: Iren – ImprovvisAzioni Vesuviane (KNZ/012). Il terzo album, infine, è una preziosa scoperta: Sacre di Pietro Grossi (KNZ/013). Pioniere della musica elettronica in Italia, Grossi tra il 1975 e il 1980 si avventurò in una rilettura al computer della Sacre du Printemps di Stravinsky: “Nel 1967 ebbi il primo ‘colpo di fulmine’ al computer. In cinque minuti suonai alla perfezione il quinto capriccio di Paganini, e dopo altri cinque minuti ne ho fatto quello che ho voluto”.

Roberto Fabbriciani, Zeus joueur de flûtes
Roberto Fabbriciani, Zeus joueur de flûtes

ROBERTO FABBRICIANI, ZEUS JOUEUR DE FLÛTES (STRADIVARIUS)
Interprete originale, compositore e artista versatile, Roberto Fabbriciani ha innovato la tecnica flautistica moltiplicando con la ricerca personale le possibilità sonore del suo strumento. Affiancato da Alvise Vidolin alla regia del suono, Fabbriciani prosegue la sua indagine sonora attraverso sei brani per flauti diversi e nastro magnetico, composti tra il 2001 e il 2011 (la title track è stata realizzata in collaborazione con Henri Pousseur nel 2006). Ogni suono è un universo, ogni brano un microcosmo in movimento e in continuo cambiamento, tra bellezze sottomarine dei ppp, un’infinità di colori timbrici e materia sonora viva da plasmare.

Salvatore Sciarrino, Cantare con silenzio
Salvatore Sciarrino, Cantare con silenzio

SALVATORE SCIARRINO, CANTARE CON SILENZIO (STRADIVARIUS)
Tre lavori – Cantare con silenzio (1999), Berceuse (1967-1969) e Libro notturno delle voci (2009) – tratti da live performance al Teatro Studio del Parco della musica di Roma (2007) e alla Tokyo Opera City Concert Hall (2012) si aggiungono con questa registrazione – realizzata in prima assoluta mondiale – alla vastissima discografia del compositore siciliano Salvatore Sciarrino. A interpretare le sue musiche sono chiamati i Neue Vocalsolisten, il flautista Mario Caroli e il direttore Marco Angius (profondo conoscitore della musica di Sciarrino), qui alla guida della Tokyo Philharmonic Orchestra.

Paolo Tarsi

a cura di Claudia Giraud

 

  • Saint-Loup

    Non so perché ma ho come l’impressione che Manfred Eicher della ECM citerà in giudizio i grafici della Arcana (disco di Alessandro Stradella). Vedo qualche leggera similitudine nel layout :D …

    • pifferaio

      Quello di Caribou è un disco sopravvalutato, chissà perché ci cascano in tanti – meno male che c’è il grande Saran a mettere le cose a posto:
      http://www.ondarock.it/recensioni/2014_caribou_ourlove.htm

      Peccato aver dimenticato il bellissimo disco di War On Drugs.

      Per il resto ok.

    • Marco Enrico Giacomelli

      Leggera, proprio leggera :)