La Gloria di Pietro Fortuna. Intervista prima di lasciare l’Italia

Pietro Fortuna è un artista complesso e la sua opera è sempre in evoluzione. Nasce a Padova nel 1950 e si trasferisce a Roma, dove tuttora vive; qui inizia la sua formazione umanistica, che lo introduce a studi di architettura e filosofia. La sua più recente installazione presso il Cortile Aldrovandi della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, intitolata “Glory IV Alliance”, testimonia le molteplici sfaccettature della sua riflessione. Fondatore di Opera Paese, attiva tra 1996 e 2004, dove arte, musica e riflessione teorica si sono fuse alla perfezione, Fortuna fa dell’assenza di rappresentazione il fine ultimo per fondare la sua personale visione estetica, votata a una “impossibilità della forma”.

Pietro Fortuna

Raccontaci la genesi della tua ultima fatica, l’installazione presentata alla GNAM di Roma in occasione della X Giornata del Contemporaneo.
Da sempre noi ci raccontiamo e raccontiamo il mondo. Da sempre le opere raccontano il mondo e oggi tu stai chiedendo a un artista di raccontare la sua opera che a sua volta racconterebbe il mondo. Troppo difficile, se vogliamo, troppo rischioso! Raccontare un’opera è sempre un tradimento, anche se sappiamo che è fatta di pensiero, un pensiero che va verso un oggetto e torna a essere un pensiero a un secondo sguardo. Ingenuamente basterebbe invertire il percorso muovendoci dal pensiero e andare verso l’opera per avere dunque di che raccontare. Ma anche così qualcosa non funziona.
L’opera è sempre di più o di meno di ciò che raccontiamo. Cacciari dice chetutto è traduzione e l’unico modo per intendersi è fraintendersi. Forse ha ragione, e allora anche l’arte mentirebbe, ma perché possa mentire ci deve essere da qualche parte una verità da coprire o sovvertire. Ecco che l’arte dice la verità, o meglio, in ogni istante dice che c’è della verità.

Come nasce il ciclo Glory?
Per ciò che riguarda le intenzioni teoriche, risalgono a qualche anno fa, quando ho deciso di creare un corpo di opere più organico per tracciare un percorso tematico con cui raccogliere e sviluppare i passaggi centrali del mio lavoro. Sostanzialmente i primi cinque progetti, comprendendo quest’ultimo alla GNAM e il prossimo che non ha ancora trovato una sede, nascono insieme e hanno come orizzonte comune il mio dissenso nei confronti di quella visione nichilista ancora vigente che accompagna il declino del pensiero dell’Occidente, ormai divenuto un brand universale.

Pietro Fortuna, Glory IV Alliance, 2014 - GNAM, Roma
Pietro Fortuna, Glory IV Alliance, 2014 – GNAM, Roma

Qual è l’idea dietro ai cinque moduli metallici di Alliance?
Se dicessi che alla GNAM ho piegato delle croci, ovviamente senza nessun intento iconoclasta, che ne ho mostrato il retro – come ha fatto prima di me Giotto – e che ho tolto il fondo su cui ogni croce poggia, ebbene, questi fatti, perché restino tali, devono essere lasciati nel loro stato letterale, fermi, prima che entrino nella sequenza di altri accadimenti, prima di diventare materiale narrativo o simbolico. Non rinviano a un dopo nel quale troverebbero il loro compimento o significato.
Il fare è di per sé compiuto, non chiede nulla al tempo pur impiegandolo. L’esito di questo fare è consapevolmente deposto, rinuncia a sapere, a possedere, l’opera depone perciò la sua pretesa di valere come tutto,la speranza troppo umana di poter essere da sola un veicolo di salvezza, ma persiste nella sua povera presenza, per una trascendenza che nel tempo trova il suo materiale, non la sua confutazione.

Hai scelto consapevolmente la GNAM come “momentanea casa” per questo tuo lavoro o si può dire che sia stato il museo a “scegliere” te?
Maria Vittoria Marini Clarelli ha accolto con favore il mio progetto, conosceva il lavoro e ne ha deciso l’acquisizione. Per parte mia, nella prospettiva di lasciare l’Italia, un Paese troppo difficile per uno spirito semplice, ho pensato che un’opera permanente nel più bel museo della mia città d’adozione sarebbe stato un buon motivo per qualche sporadica visita. E poi la Corte Aldrovandi… non trovi che sia meravigliosa? I materiali sono falsi, la pietra è riprodotta e le modanature sono in stucco… Ci voleva un po’di verità!

Pietro Fortuna, Glory IV Alliance, 2014 - GNAM, Roma
Pietro Fortuna, Glory IV Alliance, 2014 – GNAM, Roma

Le ultime mostre romane hanno illustrato tante declinazioni della tua espressività: ne stai privilegiando una in particolare al momento? Se sì, quale?
È vero, nel mio caso è corretto parlare di declinazioni, l’intero ciclo di Glory infatti prevede otto diverse diramazioni intorno al tema centrale che fa da asse portante. Le altre mostre diciamo che sono un corollario.

I titoli dei tuoi lavori sono spesso concettuali, nel senso che racchiudono un nucleo di senso ben determinato: penso ad esempio a Le lacrime dell’angelo, installazione per il Macro. Come li scegli?
In realtà non sono dei semplici titoli, almeno secondo l’accezione comune, cioè di nominare nel nostro caso un’opera e di annunciare di conseguenza lo sviluppo di una narrazione: il titolo si deve intendere come un  valore, un attributo di qualità, a cui l’opera deve rimettersi. Quando dico “le lacrime dell’angelo”, non significa che ne segue una rappresentazione, il titolo si fa carico di esibire un valore che l’opera non deve né provare né smentire, in quanto è presa nello stesso destino. Il titolo è una forma al pari dell’opera.

La tua formazione di architetto e studioso di filosofia entra spesso nel tuo procedimento creativo?
Non credo, i miei studi sono stati tutt’altro che fruttuosi, direi approssimativi e superficiali, come d’altronde la mia vita di allora. La vera passione era semmai la psicoanalisi, la bestia nera per i filosofi e solo una terapia, non sempre efficace, per guarire le frustrazioni degli architetti. Le risorse le ho trovate altrove e quel rigore formale che appare in alcune mie opere viene semmai da un’educazione spirituale che ho maturato nel tempo. Ma attenzione, si sappia che impegnare lo spirito non significa necessariamente affidarlo all’ordine o all’armonia… Per me ordine e armonia hanno sempre rappresentato un irragionevole e patetico investimento dettato dalle nostre paure e superstizioni.

Pietro Fortuna, Glory IV Alliance, 2014 - GNAM, Roma
Pietro Fortuna, Glory IV Alliance, 2014 – GNAM, Roma

Colpiscono sempre gli artisti che sviluppano un interesse “attivo” nei confronti della società e del proprio tempo. Tu hai fondato lo spazio Opera Paese, nell’ex lanificio a via di Pietralata, che è stato per anni un luogo di incontri e di scambi anche con altri artisti, intellettuali… Cosa è rimasto di quell’esperienza a te come persona e cosa è filtrato nel tuo modo di lavorare?
Opera Paese non è stata pensata come un servizio da offrire al pubblico o, come si dice con un’immagine orribile, un luogo di aggregazione. Le ragioni del nostro stare insieme non erano dettate da alcuna volontà di coerenza e obbedienza a nessun modello, regola o convenzione. Era una comunità anonima, lontana da ogni precetto ideologico, che eleggeva il legame o la condivisione quale sintomo di un’originaria distanza, quella distanza che proviene dal sentirci unici, esclusivi, ma che è la stessa che ci accomuna. Insomma, sentirsi partecipi di un paradosso inalienabile, nell’essere uniti da ciò che ci divide. Tutto qui.

Chiara Ciolfi

 

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Chiara Ciolfi
Chiara Ciolfi (Roma, 1987) è laureanda in Storia dell’Arte presso l’Università di Roma La Sapienza. Si interessa di arte contemporanea in tutte le sue forme, con un accento particolare sull’editoria e le riviste di settore. Ha collaborato con Exibart dal 2008 al 2011 fino all’avvento dell’ “era Artribune”. Attualmente sta costruendo il suo percorso tra stage e collaborazioni con fondazioni orientate alla ricerca (Nomas Foundation) e gallerie collaudate (Gagosian Gallery), con il sogno di farne un lavoro vero.