La Galleria Sabauda torna all’antico splendore. Intervista con lo Studio Albini

Mentre il grattacielo in zona Lingotto si alza rapidamente, la Regione Piemonte inizia a lasciare gli uffici in luoghi storici della città. È il caso della Manica Nuova, in posizione centralissima, che torna di diritto in forza alla Galleria Sabauda. Il progetto architettonico e l’allestimento museale è dello Studio Albini. Domani ci sarà la grande inaugurazione, noi intanto abbiamo intervistato Marco e Francesco Albini.

Galleria Sabauda, Torino - Studio Albini

Nel progetto di adattamento della Manica Nuova di Palazzo Reale alle esigenze museali, vi siete posti come obiettivo il ripristino dei criteri su cui si basava il progetto originale dello Stramucci? Quali questi criteri? Sono ancora contemporanei?
L’ipotesi di adattamento del palazzo alle esigenze museali si è posta come obiettivo il ripristino dei criteri alla base del progetto originale dello Stramucci, nel tempo stravolto dagli interventi operati dalla Regione per ospitarvi i propri uffici. Lo schema dello Stramucci prevedeva una forte permeabilità delle strutture murarie che presentavano aperture sia in senso trasversale che longitudinale, con un effetto di trasparenza visiva tra le sale e di una fluidità dello spazio. Soprattutto, la soluzione originale consentiva di escludere il corridoio centrale come unico canale di distribuzione alle sale laterali che erano connesse anche tra loro da un percorso longitudinale che è apparso subito come ideale per un allestimento museografico. Il percorso si può svolgere preferenzialmente collegando le varie sale e in questo caso lo spazio del corridoio può ospitare approfondimenti tematici.

Come siete intervenuti?
La proposta di trasformazione della Manica Nuova è impostata su alcuni principi base e alcuni riferimenti con il progetto iniziale dello Stramucci. Innanzitutto privilegiare una sequenza di percorso continua e ininterrotta che attraversi tutto l’edificio nei vari piani riducendo quanto possibile l’effetto di interruzione dei piani orizzontali del museo. In secondo luogo razionalizzare gli spazi in modo da non dover ritornare sui propri passi o percorrere due volte le stesse scale. Infine, riportare l’edificio alle condizioni previste dal progetto Stramucci, riaprendo le aperture e i varchi nelle murature che sono state chiuse nell’utilizzo a uffici regionali.

Galleria Sabauda, Torino - Studio Albini
Galleria Sabauda, Torino – Studio Albini

Quali sono le maggiori difficoltà che avete incontrato? 
Le indagini sulle murature e le stratigrafie hanno rivelato che le aperture originali nei muri portanti trasversali erano ancora presenti sotto un tamponamento leggero di forati. Pertanto la loro riapertura non ha comportato interventi strutturali. Le singole sale presentano dunque una serie di aperture o varchi sia nei muri trasversali da sala a sala sia nei muri longitudinali verso il corridoio. La trasparenza e la percorribilità del progetto Stramucci è pertanto riottenuta appieno.

Quali modifiche avete dovuto apportare per adeguare il progetto alle esigenze contemporanee?
I più significativi esempi esteri fanno riflettere. La caratteristica del museo contemporaneo è data dal suo essere un luogo di scambio e non di pura e semplice conservazione. Questo significa che anche in tema di progettazione è necessario attenersi alle nuove funzioni. Cambiando la tipologia dell’edificio, il museo si colloca rispetto alla città come un’istituzione e ha una funzione urbana modificabile nel tempo.
Un aspetto importante riguarda anche il maggior coinvolgimento del pubblico a vari livelli. Nel suo aspetto museografico, allestimento e ordinamento inclusi, il museo deve tenere conto di diversi livelli di pubblico: di un pubblico ordinario, di un pubblico specialistico che ha bisogno di attingere anche ai depositi, di un pubblico che visita le mostre temporanee, e di un altro pubblico che, ad esempio, si interessa delle attività collaterali di cui il museo si sta dotando, quali biblioteche e merchandising.
Quindi il museo apre a livelli di uso differenziati. Il “nuovo” museo è percorso da flussi molteplici di pubblico e diventa, esso stesso, una struttura aperta. Il museo concepito alla fine dell’Ottocento come elemento chiuso, autonomo, diventa oggi un organismo aperto, articolato in diverse funzioni. Questo comporta anche una modifica del rapporto classico tra opera d’arte e spazio architettonico, di quel rapporto che ha sempre configurato la visitabilità di un museo e il modo in cui l’edificio, e quindi la sua tipologia museale, possa esprimere una maggiore fruibilità dell’opera d’arte.
Nasce così una mobilità, esterna e interna, che per il museo stesso è una novità degli ultimi decenni. Le opere d’arte non sono più elementi stanziali che appartengono alla collezione e non si muovono mai, bensì circolano in continuazione per mostre, interscambi, pubblicazioni La proposta di allestimento della Galleria Sabauda a Torino interpreta i temi sopra esposti soprattutto nell’ottica della flessibilità dell’allestimento che consente disposizioni diverse dei quadri con accorpamenti o distribuzioni variate all’interno delle sale ma anche la possibilità di variare il percorso museale utilizzando di volta in volta alcune delle aperture già esistenti tra le sale e con il corridoio centrale.

Galleria Sabauda, Torino - Studio Albini
Galleria Sabauda, Torino – Studio Albini

Nel progetto dell’allestimento museografico quali sono le soluzioni su cui avete puntato e perché?
La proposta di allestimento della Galleria Sabauda a Torino può essere interpretata soprattutto nell’ottica della flessibilità dell’allestimento, concepito come un “sistema” a doppia pelle, una seconda parete di supporto delle opere realizzata con pannelli scorrevoli appesi alle murature che da un lato rafforzano la visibilità delle opere e dall’altro accompagnano il pubblico nella comprensione della sequenza museale con l’inserimento di accenti cromatici e apparati didascalici e schede informative
L’allestimento della Galleria Sabauda nella Manica Nuova di Palazzo Reale crea un sistema espositivo flessibile che si adatta agli spazi della Manica Nuova, integrandosi con essi, senza tuttavia interferire con la struttura esistente. Le opere sono pertanto montate su supporti indipendenti dalle murature, lasciandole inalterate e valorizzando le opere stesse. Ci sono due livelli di visibilità che si integrano e si valorizzano a vicenda: il livello dell’allestimento della Galleria Sabauda; il livello dell’architettura della Manica Nuova. Anche il progetto grafico segue undoppio livello di comunicazione visiva, di piccola scala per la descrizione delle opere, e di scala maggiore, per orientare immediatamente il visitatore.
La Collezione Gualino e il settore Ottocento-Novecento, ad esempio, collocati al piano sottotetto, necessitano di minore flessibilità nell’allestimento, data la conformazione dello spazio. Per questo i supporti delle opere sono concepiti in modo diverso, pur essendo costituiti di un materiale che consente un facile montaggio e smontaggio: il cartongesso. Qui le opere sono esposte lungo le pareti perimetrali degli ambienti e su pannelli autoportanti posti liberamente nello spazio.

Dal punto di vista illuminotecnico, come siete intervenuti?
L’illuminazione, curata dallo Studio Castagna Ravelli,si fonda su due principi: luce indiretta sui soffitti e sui pannelli espositivi, che saranno illuminati in modo omogeneo; luce d’accento sulle singole opere, con un sistema espressamente studiato che consente di fare giungere la luce solo ed esattamente sulla superficie dipinta, evitando aloni o sbaffi di luce sulla parete. Appositi sagomatori regolabili permettono questa illuminazione, che evita ombre e valorizza l’opera stessa.
Il sistema di illuminazione delle opere e dell’ambiente avviene da un apposito binario sospeso, realizzato a disegno e posto alla medesima altezza della fascia di scorrimento dei pannelli.

Galleria Sabauda, Torino - Studio Albini
Galleria Sabauda, Torino – Studio Albini

Quanto c’è dell’approccio di Franco Albini, inteso come “artigianato razionalizzato”, in questo progetto?
C’è una continuità di metodo basato sul rispetto dell’architettura e del contesto in cui si interviene e sulla profonda cura e attenzione ai dettagli. Il tema della leggerezza che si ritrova nell’allestimento è certamente una caratteristica evidente dell’opera dello studio Albini, sin dalla sua fondazione nel 1930. Lo studio diventa nel ‘50 Studio Albini Helg, negli Anni Settanta Marco Albini Franca Helg e Antonio Piva, e successivamente nel 2004 Studio Albini Associati di Marco e Francesco Albini.
È un metodo di ricerca che affonda le sue radici nell’“elogio della modestia” caro a Franco Albini: il principio di intervenire negli edifici storici artistici o comunque di fruire di opere d’arte col minimo segno possibile, valorizzando al massimo l’opera.

La rete dei musei torinesi/piemontesi comprende un esempio “storico” di intervento architettonico su preesistenza, ovvero il Castello di Rivoli. Cosa ne pensate di quell’intervento e in generale di questo tipo di approccio agli edifici storici rifunzionalizzati per divenire musei e centri d’arte?
L’intervento al Castello di Rivoli dell’architetto Andrea Bruno è un ottimo esempio di recupero e riuso di un complesso monumentale di pregio, che valorizza con sapienza le caratteristiche dell’edificio con l’aggiunta di elementi architettonici contemporanei. È importante che gli edifici storici assumano nuovo vigore e divengano luoghi “vivi” e pienamente usufruibili.
L’intervento di trasformazione della Manica Nuova della Galleria Sabauda non è da considerarsi caso isolato di rifunzionalizzazione di un edificio abbandonato che in genere pone un problema di costi e benefici difficilmente sostenibile, bensì entra a far parte di un più vasto complesso di rifunzionalizzazione e coordinamento di varie istituzioni museali già esistenti e contigue in modo da configurare un complesso “Polo Reale dei Musei Torinesi”. La Galleria Sabauda infatti diventa la cerniera di collegamento fisico dei percorsi che traversano nelle due direzioni provenendo da Palazzo Reale Armeria da un lato a Museo Archeologico dall’altro.
In questo senso anche la configurazione fisica dell’edificio dotato di corridoio centrale aiuta a rendere attuabile questi percorsi anche senza svolgere tutta la sequenza espositiva tra le sale.

Zaira Magliozzi

inaugurazione il 4 dicembre 2014
GALLERIA SABAUDA
Via XX settembre 86 – Torino
011 5641729
[email protected]
www.galleriasabauda.beniculturali.it

www.studioalbiniassociati.com

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Zaira Magliozzi
Architetto, architecture editor e critico. Dalla sua nascita, fino a Marzo 2015, è stata responsabile della sezione Architettura di Artribune. Managing editor del magazine di design e architettura Livingroome. Corrispondente italiana per la rivista europea di architettura A10. Dal 2006 cura la rubrica “Corrispondenze” nella rivista presS/Tletter. Pr e project manager di progetti dedicati alla comunicazione del design e dell’architettura per l’agenzia di comunicazione SignDesign. Ha scritto per The Architectural Review, L’Arca, Il Giornale dell’Architettura, Il Gambero Rosso, Compasses, Ulisse e Quaderno di Comunicazione. Membro del Consiglio direttivo di IN/ARCH Lazio. Dal 2009 fa parte del laboratorio presS/Tfactory, legato all’AIAC - Associazione Italiana di Architettura e Critica - per l’organizzazione di eventi, workshop, concorsi, corsi, mostre e altre iniziative culturali legate al mondo dell’architettura.
  • Finalmente uno spazio meraviglioso per una collezione stupenda!

    • gianni

      Manca a Torino un bel museo di questa portata che unito al complesso del Polo Reale diventa uno dei più articolati d’Italia, ottimo lavoro di coesione dei diversi enti

    • gianni

      Manca a Torino un bel museo di questa portata che unito al complesso del Polo Reale diventa uno dei più articolati d’Italia, ottimo lavoro di coesione dei diversi enti

  • Finalmente uno spazio meraviglioso per una collezione stupenda!