Inpratica. La capitolazione dei Musei Capitolini (II)


Nella prima parte dell’articolo si è visto come l’allestimento di grandi mostre nelle sale storiche dei Musei Capitolini danneggi gravemente la fruizione dei bellissimi ambienti di Palazzo dei Conservatori e delle opere conservate al loro interno. Vediamo adesso cosa succede “dopo” le mostre.

Piazza del Campidoglio, Roma
Piazza del Campidoglio, Roma

Vi è un ulteriore motivo che sconsiglia l’allestimento di grandi mostre nelle sale del Palazzo dei Conservatori, e che riguarda la fase di smontaggio delle esposizioni. Quando ho visitato il museo lo scorso 27 maggio, si era appena chiusa la mostra sullo Spinario; lo smontaggio non era stato portato a termine durante l’orario di chiusura, e così diverse sale erano ancora ingombre di pannelli e basi, mentre la gran parte delle opere era già stata rimossa. Non era certo un bello spettacolo: e l’impressione di trasandatezza e abbandono era accresciuta dal fatto che nessuno in quel momento si stesse occupando dello smontaggio. Pareva di trovarsi in uno dei tanti cantieri lasciati a metà. Al protagonista della mostra, poi, era riservato un trattamento di riguardo: spostato, come si diceva, nella Sala dei Capitani, lo Spinario se ne stava abbandonato da una parte, perduto tra pannelli e vetrine ormai spogli, e tenuto a debita distanza dal pubblico, che poteva guardarlo solo da lontano (sempre che si accorgesse della sua presenza).
Lo scoramento si trasformò in indignazione quando vidi dove erano state sistemate le opere della mostra, imballate e in attesa di tornare alle sedi di origine. Erano state stipate nella Sala del Medioevo, ambiente inaugurato nel 2009 che accoglie sculture molto significative, come il Carlo d’Angiò di Arnolfo di Cambio (1277 circa) e una mensa antica con scene della vita di Achille, reimpiegata nel XIII secolo per la decorazione di un ambone cosmatesco nella chiesa dell’Aracoeli. Come testimonia la fotografia allegata, la sala era completamente sommersa dalle casse, e sommerse erano le opere del museo; il tutto sotto lo sguardo dei visitatori, dato che l’ambiente era chiuso da un cancello attraverso il quale si apprezzava benissimo il peculiare riuso, che si è protratto per diversi giorni (credo per almeno una settimana). Il Medioevo romano occultato dalle casse di una mostra sulla fortuna dell’Antico: nessuna immagine meglio di questa simboleggia come a Roma l’età medievale sia ancora considerata la ‘sorella povera’ delle epoche splendide tra cui è stretta.
Insomma, totale mancanza di rispetto nei confronti delle sale e delle opere del museo, sia durante che dopo le mostre; e anche nei confronti del pubblico, impossibilitato a fruire nel migliore dei modi del museo, così come a seguire in maniera ottimale le mostre, frazionate in ambienti distanti tra di loro e costrette a contendersi con le opere della collezione permanente l’attenzione dei visitatori. 

Musei Capitolini, Lo Spinario nella Sala dei Capitani (27 maggio 2014)
Musei Capitolini, Lo Spinario nella Sala dei Capitani (27 maggio 2014)

I responsabili di questa vera e propria capitolazione dei Capitolini di fronte all’imperante “mostrite” andranno individuati nei vertici dell’istituzione (a cominciare dal direttore, nonché Sovrintendente Comunale, Claudio Parisi Presicce) e in Zètema, società partecipata al 100% da Roma Capitale che nell’ambito delle attività culturali di competenza del Comune fa il bello e il cattivo tempo, occupandosi delle “attività di progettazione, manutenzione e conservazione, e catalogazione per conto della Sovraintendenza Comunale, [del]la gestione della Rete dei Musei Civici, nonché di diversi spazi cittadini dedicati allo spettacolo, alla cultura ed all’accoglienza turistica” (cit. dal sito della società). Il motivo di questa gestione così dissennata è sempre lo stesso, banale motivo che è alla base di molte delle decisioni scellerate di cui si macchia il genere umano: il denaro. Come si è visto, con le mostre si può aumentare, e di molto, il prezzo dei biglietti; e così, per il denaro, uno dei musei più belli del mondo mortifica se stesso e le proprie opere.

Musei Capitolini, Le casse nella Sala del Medioevo (27 maggio 2014)
Musei Capitolini, Le casse nella Sala del Medioevo (27 maggio 2014)

Si impone pertanto un radicale ripensamento delle politiche espositive del museo. E’ chiaro come le sale del Palazzo dei Conservatori possano sopportare soltanto micro-mostre dossier incentrate su pezzi particolarmente significativi della collezione permanente (quattro/cinque opere in totale, un allestimento ridotto al minimo). Per le mostre un po’ più grandi, ci sono le funzionali stanze all’ultimo piano di Palazzo Caffarelli. Per le “grandi mostre”, qui non c’è proprio spazio. Se proprio le si vuole fare, perché non allestirle alla Centrale Montemartini? Sul Campidoglio i visitatori non mancano, con o senza mostre, mentre il secondo polo dei Musei Capitolini soffre di una cronica carenza di pubblico: allestire lì rassegne di richiamo (e magari anche scientificamente valide) potrebbe valorizzare questo magnifico esempio di riconversione espositiva di uno spazio industriale. E i problemi, in termini di dialogo con gli ambienti e di convivenza con le opere dell’esposizione permanente, sarebbero infinitamente più piccoli di quanto non avvenga nella sede principale del museo.

Fabrizio Federici

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Fabrizio Federici
Fabrizio Federici (1978) ha compiuto studi di storia dell’arte all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore, dove ha conseguito il diploma di perfezionamento discutendo una tesi sul collezionista seicentesco Francesco Gualdi e il suo inedito trattato Delle memorie sepolcrali. I suoi interessi comprendono temi di storia sociale dell’arte (mecenatismo, collezionismo), l’arte a Roma e in Toscana nel XVII secolo, la storia dell’erudizione e dell’antiquaria, la fortuna del Medioevo, l’antico e i luoghi dell’archeologia nella società contemporanea. È autore, con J. Garms, del volume "Tombs of illustrious italians at Rome". L’album di disegni RCIN 970334 della Royal Library di Windsor (“Bollettino d’Arte”, volume speciale), Firenze, Olschki 2010. Dal 2008 al 2012 è stato coordinatore del progetto “Osservatorio Mostre e Musei” della Scuola Normale.