Il meglio cinema del 2014. Dodici film (e qualche considerazione)

Ne abbiamo visti, di film. Nelle sale di tutto il mondo. Nei festival più prestigiosi e nelle anteprime più attese. Ecco secondo noi cosa resta del 2014, e cosa ci prepariamo a festeggiare coll’arrivo del nuovo anno. E se ogni film fosse un’opera d’arte…

Lars Von Trier, Nymphomaniac Vol. I

Il tema conduttore che unisce tutte le pellicole più incisive dell’anno è l’uomo in conflitto col suo contesto sociale: inappagato, solo nel paesaggio brullo o nella folla, combatte il suo senso di inadeguatezza, insoddisfazione e frustrazione.

12. NYMPHOMANIAC VOL. I
Visto al Festival di Berlino nel febbraio 2014, è stato il modo più divertente e disimpegnato per iniziare l’anno. Gioco infantile dell’outsider Lars Von Trier, è un catalogo allegorico di taglio pseudo-enciclopedico sulle possibilità , le tipologie e l’esercizio dell’ars amandi.
Se fosse un’opera d’arte sarebbe Le quattro stagionidi Man Ray.

Steven Knight, Locke
Steven Knight, Locke

11. LOCKE
È un viaggio all’inferno con riemersione in superficie, firmato da Steven Knight. Presentato al Festival di Venezia nel 2013 ma arrivato solo quest’anno nei cinema italiani grazie alle scelte azzeccate della giovane Good Films, la casa di produzione di Ginevra Elkann che nella sua breve vita distributiva ha regalato all’Italia una selezione internazionale di tutto riguardo.
Se fosse un quadro sarebbe l’Autoritratto di van Gogh del 1887: vedere per credere…

Wes Anderson, The Grand Budapest Hotel
Wes Anderson, The Grand Budapest Hotel

10. THE GRAND BUDAPEST HOTEL
Il film più hipster della storia del cinema dopo Francis Ha. Vanta un cast superstellare. Candidato ai Sag per il miglior ensemble di attori, è l’apoteosi del manierismo di Wes Anderson, che esprime anche il contenuto nella forma. Uno stile d’istantanea riconoscibilità, caratterizzato da appiattimento psicologico dei personaggi, sublimati in un unico carattere portante, compostezza e simmetria dell’inquadratura, contegno e misura delle reazioni umane.
Se fosse un quadro sarebbe Le stagioni di Arcimboldo per il linguaggio codificato, la palette di colori, l’allegoria e l’ironia tragicomica.

Theodore Melfi, St. Vincent
Theodore Melfi, St. Vincent

9. ST. VINCENT
Commedia agrodolce d’impianto classico, girata da Theodore Melfi, con Bill Murray e Melissa McCarthy. Coinvolgente, ironica e irresistibile.
Qui ci sta San Girolamo, protettore degli orfani, mentre fa la pausa studio, nella versione Penitente di Lorenzo Lotto: uguale a Bill Murray mentre ascolta al walkman Shelter from the Storm di Bob Dylan nel giardino dietro casa.

Damián Szifrón, Wild Tales
Damián Szifrón, Wild Tales

8. WILD TALES – STORIE PAZZESCHE
Il caso del film argentino campione d’incassi nella storia del suo Paese. Una versione isterica, grottesca e sopra le righe di Un giorno di ordinaria follia. Presentato a Cannes e firmato da Damián Szifrón, ha lasciato senza fiato dalle risate il pubblico di tutto il mondo ed è rientrato a sorpresa nelle top ten list dell’anno dei critici più influenti del mondo.
Se fosse un’opera sarebbe L.H.Q.O.O. di Marcel Duchamp, per il potere comico e liberatorio della dissacrazione.

David Fincher, Gone Girl
David Fincher, Gone Girl

7. GONE GIRL
La trasposizione cinematografica del romanzo di Gillian Flynn, da lei pure adattato, per la regia di David Fincher, con la colonna sonora di Atticus Ross e Trent Reznor. Sfida aperta per ogni donna tradita che non si sia riconosciuta nell’assassina Amy Elliot-Dunn: Rosamund siamo tutte con te!
Qui calza a pennello per la precisione chirurgica e l’opportunismo sensazionalista Away From The Flock (Divided), dissezione in formaldeide di Damien Hirst.

Jean-Luc Godard, Adieu au langage
Jean-Luc Godard, Adieu au langage

6. ADIEU AU LANGAGE
Il gioco situazionista e intellettuale di un artista – Jean-Luc Godard – che ha fatto la storia del cinema e che ancora riesce a dare lezione di diversità col minimo tecnologico sindacale. Qualcuno per cui il mezzo non è il contenuto.
Se fosse un quadro sarebbe Yellow-Red-Blue di Kandinsky per la capacità di ricreare il mondo reale con un’astrazione razionale, lucida e nel contempo lirica.

Morten Tyldum, The Imitation Game
Morten Tyldum, The Imitation Game

5. THE IMITATION GAME
Una storia inglese con una produzione americana e un regista norvegese (Morten Tyldum). Un film sul valore e sul e prezzo dell’anticonformismo, dove il carnefice è lo spettatore.
Se fosse un quadro sarebbe Il giardino delle delizie di Hieronymus Bosch, per l’ambiziosità del progetto, la complessità della composizione, l’interesse per il congegno e il meccanismo. Una specie di opera omnia sulle declinazioni delle azioni umane. Anche le più atroci.

Andrey Zvyagintsev, Leviathan
Andrey Zvyagintsev, Leviathan

4. LEVIATHAN
Capolavoro russo presentato al Festival di Cannes, ma troppo in chiusura per essere considerato nel Palmares. Un affresco sulla corruzione della Russia contemporanea. Costruito da Andrey Zvyagintsev secondo le vicende bibliche di Giobbe in chiave nichilista.
Potrebbe essere Il Naufragio della speranza di David Caspar Friedrich.

Andrei Konchalowsky, The Postman’s White Nights
Andrei Konchalowsky, The Postman’s White Nights

3. THE POSTMAN’S WHITE NIGHTS
Non poteva mancare l’esercizio metafisico del grande Andrei Konchalowsky, (che abbiamo intervistato durante la Mostra del cinema di Venezia). Nella sua rilettura di Dostoevsky, i superstiti di un villaggio isolato in una zona estrema della Russia vengono a confronto con la pretesa modernità della società contemporanea: un film poetico e magico, che riecheggia, per la morale, Vivere di Zhang Yimou.
Ci piace paragonarlo a Sky Mirror di Anish Kapoor, per le proprietà specchianti del lago e l’essenza metafisica.

Nuri Bilge Ceylan, Winter Sleep
Nuri Bilge Ceylan, Winter Sleep

2. WINTER SLEEP
Il poema contemporaneo di uno dei maggiori cineasti viventi, Nuri Bilge Ceylan: tre ore di racconto, senza mai un calo di tensione o attenzione, di taglio narrativo ma ineccepibile sotto ogni aspetto.
Se fosse un’opera sarebbe Snow Flurry di Alexander Calder per la sofisticatezza, la complessità, la leggerezza e la straordinaria capacità di sintesi narrativa: profondità contenutistica ed eleganza formale.

Alejandro González Iñárritu, Birdman
Alejandro González Iñárritu, Birdman

1. BIRDMAN
Il capolavoro metanarrativo dell’anno, della decade, del nuovo secolo. Che non teme il paragone con i suoi illustri predecessori da Cantando sotto la pioggia a Otto e ½ a All That Jazz. Un cast incredibile, una fotografia strepitosa, una colonna sonora sincopata e geniale che fa da contrappunto a movimenti di macchina vertiginosi senza soluzione di continuità. Un film visionario, divertente, sorprendente, per il migliore Alejandro González Iñárritu di sempre. Visto in apertura del Festival di Venezia, Birdman è il non plus ultra della produzione mainstream dell’anno che si chiude. Riconosciuto Miglior Film del 2014 dall’AFI – American Film Institute, candidato a sette Golden Globe, quattro Sag Awards, tredici Critics’ Choice Movie Awards. Sarà inevitabilmente tra le prossime nomination agli Oscar 2015.
Potrebbe essere San Giorgio e il dragodi Paolo Uccello, per la messa in scena dinamica e teatrale, l’immaginazione, la mistica visionarietà.

Mike Leigh, Mr. Turner
Mike Leigh, Mr. Turner

ARTE
Nell’anno del successo dei biopic dedicati agli uomini di scienza (Alan Turing, Steven Hawking) anche le biografie di artisti hanno avuto fortuna: dopo Mr. Turner di Mike Leigh, presentato in concorso a Cannes, sono usciti in canali meno diffusi il film Chagall – Malevic, firmato dal russo Alexander Mitta, e il film a cartoni giapponese di Keiichi Hara dedicato alla figlia di Katsushika Hokusai, Miss Hokusai. Invece Big Eyes di Tim Burton, la trasposizione cinematografica della vita della pittrice Margaret Keane, uscirà il 1° gennaio.

David Ayer, Fury
David Ayer, Fury

GUERRA
L’America quest’anno ha dato ampio spazio al tema della guerra: dal film sul pilota di droni che ha lasciato interdetto il pubblico a Venezia, Good Kill di Andrew Niccol, il meno riuscito della carriera del regista, ad American Sniper, un Clint Eastwood minore, di un patriottismo troppo destrorso, fino a Fury di David Ayer, ancora inedito in Italia: un film di gusto squisitamente maschile, ma davvero originale nell’approccio narrativo, tutto ambientato dentro un carro armato americano nell’aprile del 1945. Infine Unbroken di Angelina Jolie, tratta della storia, vera, di un campione olimpico, prigioniero in un campo giapponese durante la Seconda guerra mondiale. Ognuno di questi film rappresenta in qualche modo il complesso di onnipotenza degli Stati Uniti.

Ava DuVernay, Selma
Ava DuVernay, Selma

GLI ULTIMI SARANNO I PRIMI
Tra le pellicole non ancora approdate nelle sale italiane, vanno citati almeno Selma, primo film con regista donna di colore (Ava DuVernay) candidata ai Golden Globe; Boyhood (anche se non è nelle nostre corde), l’esperimento di Richard Linklater che ritrae la vita di un bambino mentre diventa adolescente, girato durante undici anni reali; The Theory of Everithing (la versione Harmony della vita di Stephen Hawking, girato da Steven Marsh); e A Most Violent Yeardi J.C. Chandor. Tutte pellicole di cui sentiremo parlare molto con la stagione dei premi in arrivo.

Jared Leto ai Critics’ Choice Awards 2014 - photo Kevin Winter, Getty Images
Jared Leto ai Critics’ Choice Awards 2014 – photo Kevin Winter, Getty Images

VERDETTI
Per conoscere quali sono stati i migliori film del 2014 secondo gli organi mondiali più accreditati (tutti con base negli Stati Uniti) bisognerà attendere la sera dell’11 gennaio con la cerimonia di premiazione dei Golden Globe. Seguiranno l’assegnazione dei Critics’ Choice Awards giovedì 15 gennaio, degli Screen Actors Guild Awards domenica 25 gennaio, dei Satellite Awards il 15 febbraio, degli Indipendent Spirit Awards il 21 febbraio. I festeggiamenti si chiuderanno ufficialmente il 22 febbraio con la Notte degli Oscar. Tutti eventi che Artribune seguirà in tempo reale.

Federica Polidoro