Gli Anni Ottanta al Castel Sant’Elmo. Intervista con Angela Tecce

Sinergia, coordinamento, dialogo: parole chiave per la direttrice di Castel Sant’Elmo, che si trova a condividere, con altre sedi museali partenopee, una ricognizione sull’arte degli Anni Ottanta a Napoli. Nello stesso fine settimana, infatti, inaugurano “Rewind. Arte a Napoli 1980-1990” e “Blow up. Fotografia a Napoli 1980-1990”. Un contesto non di mostre-vetrina ma di approfondimento e riflessione teorica. Ce lo siamo fatto raccontare in anteprima da Angela Tecce.

Nino Longobardi, Senza titolo, 1980, tecnica mista su tela, cm281x228, collezione dell'artista, fotografia Peppe Avallone

In quale contesto nasce una mostra sugli Anni Ottanta a Napoli?
L’idea di fare una mostra sugli Anni Ottanta è strettamente legata al Museo del Novecento a Napoli. Il museo nato quasi cinque anni fa [nella sede di Castel Sant’Elmo, N.d.R.] ha avuto un titolo altisonante: Napoli Novecento (1910-1980) per un museo in progress. In realtà questo titolo era una traccia suggerita a una città che un museo d’arte contemporanea non l’aveva – come ha scritto Andrea Viliani nel testo in catalogo della mostra Rewind. Arte a Napoli 1980-1990: “Un museo che non c’era” – e finalmente negli ultimi anni ne sono nati ben tre: il Madre, il Pan e il Museo del Novecento.

Sono musei che lavorano in sinergia?
Il mio più grande desiderio sarebbe stato che ci fosse un coordinamento tra queste realtà. Poiché il contemporaneo è un discorso molto complesso, ognuno poteva avere la sua vocazione e, senza pestarsi i piedi a vicenda, fare ciascuno il proprio lavoro. Cosa che per questa mostra sta avvenendo, perché con il Madre abbiamo lavorato davvero in sinergia.

Quindi, tornando al Museo del Novecento?
Questa sugli Anni Ottanta è una costola che guarda avanti: seguendo il sottotitolo “in progress” – da intendersi sia all’interno dell’arco cronologico scelto all’inizio, sia nel corso dell’intero secolo – questa mostra nasce come esigenza vitale di un prosieguo del lavoro in progress.

Angela Tecce
Angela Tecce

Come è stato selezionato tanto materiale?
Si è partiti già con un’idea: il taglio che è stato dato a Rewind rispecchia quello usato per il Museo del Novecento. Anche qui si è cercato di guardare a ciò che dalla città guardava al mondo e che comportava l’emergere di posizioni di maggiore innovazione.

Su quali criteri si sono basate le scelte?
Il lavoro principale è stato quello di coordinamento, per il quale al Museo Pignatelli – in quanto Casa della Fotografia – verrà presentata la mostra Blow up. Fotografia a Napoli 1980-1990. E all’Accademia di Belle Arti si terrà una mostra sugli artisti che negli Anni Ottanta lavoravano lì e al Liceo Artistico chi in quegli anni si trovava nella stessa sede.

C’è stato un rapporto serrato con le gallerie in questa fase?
C’è stato un dialogo, un lavoro di selezione e di critica, che è come dire: scegliere qualcosa che abbia un senso per Napoli, sia perché è rimasto nelle collezioni napoletane, sia perché è rimasto nell’immaginario della città.

Mimmo Paladino, Asino sonoro, 1984, bronzo cm 64x53x33, collezione dell'artista, fotografia Mimmo Capone
Mimmo Paladino, Asino sonoro, 1984, bronzo cm 64x53x33, collezione dell’artista, fotografia Mimmo Capone

I collezionisti sono stati disponibili?
Tutti sono stati molto disponibili. Se le gallerie hanno potuto vivere a Napoli in quegli anni è grazie ai collezionisti, e se gli artisti più giovani trovavano humus per le loro ricerche era perché c’era la possibilità di vedere molte opere.

Come avete evitato l’effetto nostalgia? E l’effetto presenza aleggiante di Lucio Amelio?
La sinergia di cui parlavo prima a proposito del Madre ci ha aiutato molto, perché ha fatto luce su un gallerista importante come Lucio Amelio. La mostra in corso Lucio Amelio. Dalla Modern Art Agency alla genesi di Terrae Motus completa il lavoro portato avanti con Rewind.
Inoltre, ha facilitato ancor più il compito la presenza sul territorio di due importanti collezioni: quella di Arte Contemporanea al Museo di Capodimonte e Terrae Motus alla Reggia di Caserta. Queste saranno virtualmente collegate alle mostre di Castel Sant’Elmo e Museo Pignatelli attraverso un archivio multimediale creato ad hoc e presente in tutte le sedi, dal titolo Costellazione 80.

Giovanna Procaccini

Napoli // fino all’8 febbraio 2015
Rewind. Arte a Napoli 1980-1990
a cura di Angela Tecce
Catalogo Arte’m
CASTEL SANT’ELMO
Via Tito Angelini 20
081 2294401
[email protected]
www.polomusealenapoli.beniculturali.it

MORE INFO
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/41029/rewind-arte-a-napoli-1980-1990/

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Giovanna Procaccini
Giovanna Procaccini, nata a Napoli, vive a Milano. È laureata in architettura e specializzata in storia dell’arte all’Università degli Studi di Napoli Federico II. È diplomata come addetto alla conservazione e restauro dei dipinti su tela. Critica e curatrice, si occupa d’arte contemporanea in ogni suo aspetto. Ha lavorato come assistente presso la Cardi Galleria d’Arte di Milano e la Galleria Alfonso Artiaco di Napoli. Ha svolto contratti a progetto con il PAN | Palazzo delle Arti Napoli e con la Fondazione Internazionale Studi Superiori di Architettura. Si è occupata di didattica per Progetto Museo e per gli Amici dei Musei - Sezione Giovanile di Napoli. Ha curato mostre di architettura e di artisti emergenti presso spazi pubblici e private gallerie d’arte. È stato consulente tecnico d’ufficio per il Tribunale di Napoli e svolge ruolo di consulente per collezionisti d’arte. Collabora con il tour operator dell’arte Elesta Travel di Milano. Ha collaborato con le piattaforme editoriali Exibart e Zero. Dalla sua fondazione, nel 2011, collabora con Artribune.