Torino Film Festival. Un programma infinito

È appena partita la 32esima edizione del Torino Film Festival, che prosegue fino al 29 novembre, alla cui direzione si avvicenda quest’anno Emanuela Martini, ex direttore del Bergamo Film Meeting e del settimanale Film Tv. Dopo la preview alla Fondazione Sandretto con Josephine Decker, un primo weekend già pienissimo.

Bryan Reisberg, Big Significant Things

Nel suo discorso inaugurale, Emanuela Martini assicura che manterrà almeno una delle doti di ogni suo predecessore: il rigore di Nanni Moretti, la passione di Gianni Amelio, lo spirito pop di Paolo Virzì, aggiungendo di suo una grande, insaziabile curiosità.
Scendendo nei dettagli del programma, la principale sezione competitiva del Torino Film Festival presenta quindici film realizzati fra il 2013 e il 2014, inediti in Italia e riservata ad autori alla prima, seconda o terza opera. Il concorso si rivolge principalmente alla ricerca e alla scoperta di talenti innovativi, “che esprimano le migliori tendenze del cinema indipendente internazionale”. I titoli suggestivi partono dall’insolito mockumentary in stile reality-tv What We Do In The Shadows di Jemaine Clement e Taika Waititi (Nuova Zelanda), dove i protagonisti sono quattro lupi mannari alle prese con la vita moderna. Atmosfera surreale per For Some Inexplicable Reason di Gábor Reisz (Ungheria): tra Woody Allen e Michel Gondry, una commedia esistenzialista con giovane metropolitano che si specchia nella sua città. Gusto erotico dalle sfumature melò per il bunueliano The Duke Of Burgundy di Peter Strickland (UK), dove la ricca Cynthia colleziona oltre alle farfalle con le ali anche quelle delle fresche cameriere come Evelyn. Il disincantato Bryan Reisberg ci traghetta dritto dritto al centro del ventre molle dell’America con Big Significant Things (USA), alla ricerca della più grande sedia a dondolo del mondo, della più grande padella, della più grande stella al neon… Anche un tocco horror insieme alla regista Jennifer Kent che, con The Babadook (Australia), rivisita il genere in chiave stilizzata, strizzando l’occhio a Meliès e Hugo. Misteriosa ed ellittica l’opera di Jiekai Liao, As You Were J (Singapore): l’amore, il tempo, l’astrazione.

Apre il festival la commedia raffinata Gemma Bovery di Anne Fontaine, tratta dalla graphic novel di Posy Simmonds (autrice anche di Tamara Drewe), nella quale il panettiere Fabrice Luchini e la bella inglese Gemma Arterton intrecciano vita e immaginazione prendendo spunto dal capolavoro di Flaubert. Chiude Jean-Marc Vallée (Dallas Buyers Club) con il viaggio negli spazi fisici e psichici sconfinati di Wild, dove la protagonista Reese Witherspoon ripercorre l’avventura della scrittrice Cheryl Strayed che, nel pieno di una crisi esistenziale, si avviò a piedi lungo i 1.600 chilometri del Pacific Crest Trail.
Fuori concorso, poi, Festa Mobile presenta una selezione di film rubati in giro per il mondo da Berlino, a Cannes, a Toronto e ancora non approdati in Italia. Una lista succulenta per palati da intenditori a partire da The Theory of Everything sulla storia dell’astrofisico Stephen Hawking, al noir post-apocalittico The Rover di David Michôd (Animal Kingdom), con Guy Pearce e Robert Pattinson. Dall’Irlanda, il tesissimo ’71 di Yann Demange, lunga notte di una recluta inglese separata dalla sua unità e braccata da tutti nella zona calda di Belfast. Dal Giappone, Pale Moon di Daihachi Yoshida, storia della passione sbagliata di una riservata funzionaria di banca per il nipote di una cliente; dall’Argentina, il viaggio nel deserto della Patagonia narrato in Jauja da Lisandro Alonso; dal Belgio, il piccolo film, Eau Zoo di Emilie Vernamme, storia d’amore tra due adolescenti che crescono in una comunità ossessionata e isolata. In questo spazio anche un esercito di americani guidati dall’ultima commedia di Allen Magic in the Moonlight, interpretata da Colin Firth ed Emma Stone. Poi Infinitely Polar Bear, opera prima autobiografica di Maya Forbes; già cult per tutti i nerd Whiplash di Damien Chazelle e per gli appassionati di storia il riflessivo The Better Angels di A. J. Edwards sull’infanzia di Abraham Lincoln.

Jiekai Liao, As You Were J
Jiekai Liao, As You Were J

Ancora tanti generi: dal noir The Drop di Michael Roskam, storia di un barman solitario (Tom Hardy) e di suo cugino Marv (James Gandolfini), all’anomalo western The Homesman di e con Tommy Lee Jones, all’acidissima commedia familiare The Mend di John Magary, nella quale due fratelli diversissimi sono costretti a una convivenza forzata. In Him e Her, la storia di una coppia che s’incontra, s’innamora, si sposa e si spezza bruscamente, viene raccontata dalla parte di lei (Jessica Chastain) e di lui (James McAvoy).
Finestra d’artista dedicata ai ritratti, firmati da Jacopo Quadri, Iain Forsyth e Jane Pollard, Mario Sesti, Daniele Segre, Marilena Moretti e Giancarlo Soldi. Loro hanno raccontato di Luca Ronconi, Nick Cave, Lucio Dalla, Carlo Colnaghi, del “Rinoceronte Rosso” Alberto Signetto, infine di Tiziano Sclavi.
Torino quest’anno “incontra Berlino” con tre appuntamenti: la proiezione del brechtiano Baal di Volker Schlöndorff (Germania, 1969). Recuperato dall’oblio il film, girato per la televisione con protagonista Rainer Werner Fassbinder fu proibito. Il gabinetto del dr. Caligari (Germania, 1920), opera summa dell’espressionismo cinematografico tedesco e l’antibellico Diplomatie / Diplomacy – Una Notte Per Salvare Parigi ultimo film di Volker Schlöndorff (Francia/Germania, 2014).
In After Hours, come sempre, i film da drive in o da mezzanotte, cult per cinefili o bizzarrie per spettatori spericolati. Ecco dunque l’horror The Canal di Ivan Kavanagh, il giallo all’italiana The Editor costruito dai canadesi Matthew Kennedy e Adam Brooks, presenze aliene in The Guest, thriller “proletario” lettone in The Man in the Orange Jacket di Aik Karapetian, e una sentimental comedy con zombie (Life After Beth di Jeff Baena) alla Joe Dante. Fuori genere L’enlèvement de Michel Houellebecq, esilarante docu-fiction nel quale Guillame Nicloux ricostruisce il presunto rapimento di cui fu vittima Houellebecq nel 2011; Tokyo Tribe è la nuova travolgente epopea di Sion Sono, tra musical, yakuza e hip-hop, tratta dal celebre manga.

Sempre più spazio al documentario internazionale editaliano a Torino coi due pilastri portanti della sezione Eau Argentée, Syrie Autoportrait di Ossama Mohammed e Wiam Simav Bedirxan e Storm Children, Book 1, il nuovissimo film di Lav Diaz, fresco di Pardo d’oro. Il primo è una riflessione sulla rappresentazione della guerra nell’epoca di Youtube e sul ruolo etico del cinema e dell’arte ai giorni nostri. Il secondo è un documentario girato nelle Filippine sui luoghi devastati dagli uragani, ma raccontato dal punto di vista dei bambini che cercano di riappropriarsi dei loro spazi. In Torino Doc una finestra tematica, quest’anno dedicata alla democrazia, offrirà tante differenti variazioni sull’argomento dall’Europa all’Iran agli Stati Uniti fino alla Val di Susa.
Onde offre un panorama cinematografico secondo un concetto relativo alle mappature che siano viaggi esistenziali, labirinti o attraversamenti della coscienza. “Opere che reinventano le grandi narrazioni classiche (l’avventura, il periplo, l’on the road, il nostos, il ritorno…) e la meticolosità degli appunti di viaggio”.
Suicide Is Painless, infine, è la seconda ed ultima parte della retrospettiva che per il Festival di Torino ha dedicato alla Nuova Hollywood. Il carnet include titoli rappresentativi che vanno dal 1967 al 1976 e che illustrano modalità, stili e innovazioni produttive all’indomani della crisi conseguita alla nascita della televisione. Quale migliore occasione per rivedere The Graduate (1967) di Mike Nicbhols, il western The Ballad of Cable Hogue (1070) di Sam Peckinpah, il noir di John Flynn, The Outfit (1973), il musical horror Phantom of the Paradise (1974) di Brian De Palma o il fantascientifico Phase IV (1974) di Saul Bass? Chiude il programma Martin Scorsese che sigla la fine di un’era con The Last Waltz (1978), l’ultimo concerto di The Band, cui parteciparono tutte le rockstar dell’epoca.

Federica Polidoro

http://www.torinofilmfest.org/

CONDIVIDI
Federica Polidoro
Federica Polidoro si laurea in Studi Teorici Storici e Critici sul Cinema e gli Audiovisivi all'Università Roma Tre. Ha diretto per tre anni il Roma Tre Film Festival al Teatro Palladium, selezionando opere provenienti da quattro continenti, coinvolgendo Istituti di Cultura come quello Giapponese e soggiornando a New York per la ricerca di giovani talent sia nel circuito off, che nell'ambito dello studentato NYU Tisch, SVA e NYFA. Ha girato alcuni brevi film di finzione, premiati in festival e concorsi nazionali. Ha firmato la regia di spot, sigle e film di montaggio per festival, mostre, canali televisivi privati e circuiti indipendenti. Sta lavorando ad un videoprogetto editoriale per la casa editrice koreana Chobang. È giornalista pubblicista e negli anni ha collaborato con quotidiani nazionali, magazine e web media come Il Tempo, Inside Art e Il Faro. Ha seguito da corrispondente i principali eventi cinematografici dell'agenda internazionale tra cui Cannes, Venezia, Toronto, Taormina e Roma e i maggiori avvenimenti relativi all'arte contemporanea della Capitale. Attualmente insegna Tecniche di Montaggio all'Accademia di Belle Arti.