Sven Marquardt e i ragazzi di Berlino. Una mostra al cimitero di Torino

Berlino Est, quella anarchica e sregolata, nelle foto di Sven Marquardt. Con un passato punk e un presente da “selezionatore” al Berghain, tempio berlinese della musica elettronica. C’è tutto questo nei suoi scatti, ora in mostra a Torino, in un ex cimitero. Lo abbiamo intervistato.

Sven Marquardt, Zukuenftig Vergangen, 1984

Sven Marquardt è in questi giorni a Torino per presentare la retrospettiva Il Crepuscolo degli Dei, a cura di Enrico Debandi ed Eugenio Viola, che inaugura domani 9 novembre per protrarsi fino al 12 gennaio. Dislocata in due sedi, il barocco Palazzo Saluzzo Paesana e le cripte dell’ex Cimitero di San Pietro in Vincoli, è un viaggio fotografico nella particolare atmosfera di Berlino. La sua calma monumentale, il suo fascino postindustriale e la sua imperfezione a tratti decadente sono tutte caratteristiche peculiari anche di Torino. Per questo motivo si inserisce nell’ambito del gemellaggio culturale della città con la capitale tedesca e nel 25esimo anniversario della sua riunificazione.

Da fotografo punk clandestino a fotografo di moda per marchi come Levi’s e Hugo Boss. Hai rinnegato il tuo passato alternativo? Qual è stato il tuo percorso di vita e di arte che ti ha condotto a oggi?
Non c’è mai stato il fotografo punk clandestino! C’è sempre e solo stato il fotografo Sven Marquardt, che prosegue il suo percorso da ormai trent’anni. Non mi sono mai fatto incasellare come fotografo, già allora, nella Berlino Est, e nemmeno oggi. All’epoca della Berlino divisa di fine Anni Ottanta non avevo alcuna riluttanza a collaborare con l’affermata rivista di moda Sibylle. Da un paio d’anni vengo contattato da aziende con cui lavoro a progetti artistici. Al giorno d’oggi trovo l’avvicinamento fra l’arte e il commercio per nulla inquietante. L’intero mercato dell’arte è di per sé un unico prodotto commerciale. Per me gli artisti che lavorano commercialmente solo sotto pseudonimo per non compromettere il loro valore di mercato nel mondo dell’arte hanno una “doppia morale”. E la doppia morale porta alla “mancanza di spina dorsale”!

Sven Marquardt - photo (c) Ole Westermann
Sven Marquardt – photo (c) Ole Westermann

Sei stato, e lo sei tuttora, un protagonista della scena underground di Berlino. Che ricordi hai del passato e quanto è cambiata da allora?
Non so se a cinquant’anni uno possa ancora ritenersi parte della scena underground.Una giornalista una volta scrisse: “Cosa succede quando l’underground viene portato in superficie?”. Tali compartimentazioni non m’interessano proprio. Ho fatto la mia strada come fotografo e lavoro in un posto che ha completamente ri-definito la parola cultura notturna/vita notturna. Ho sempre sognato di viaggiare per il mondo con le mie foto. E sembra che a volte i sogni si avverino.

Selezioni il pubblico per la nota discoteca techno di Berlino Berghain. In base a quale criterio? È lo stesso che usi nel momento in cui scegli i soggetti delle tue foto? Il locale lo usi come set? È fonte di ispirazione per le tue stesse foto?
Recentemente ho letto da qualche parte: “Marquardt e il suo team sono i curatori della notte del momento?”.  Noi contribuiamo con la selezione degli ospiti alla combinazione di una comunità di persone che festeggiano in modo pacifico. Ha a che fare con la musica e con il dimenticare per un paio d’ore lo spazio e il tempo. Tutti quelli che lavorano lì contribuiscono facendo la loro parte. L’ispirazione per me è ed è sempre stata la vita stessa, con tutte le sue sfaccettature, sia con amici, colleghi, per le strade, in altre città… o davanti alle tante porte dei club dove ho lavorato.

Sven Marquardt, Zukuenftig Vergangen, 2009
Sven Marquardt, Zukuenftig Vergangen, 2009

Cosa significa per te il mito nella società contemporanea? Cosa cerchi di trasmettere con le tue foto?
Non sono stato né educato né cresciuto come credente… Ma questo tema riappare ogni tanto nelle mie immagini. Negli primi anni molto più spesso che nei progetti più recenti. Ricerca del senso della vita? Nella vita tutto ruota intorno alla caducità e quindi forse noi aneliamo a un qualcosa di imperituro? I miti vengono creati forse per rappresentare un’àncora di immortalità? Ma una persona, un luogo, una città, un paese… diventano un mito attraverso la storia che li ha scritti.

Claudia Giraud

Torino // fino al 12 gennaio 2015
Sven Marquardt – Goetterdaemmerung
a cura di Enrico Debandi ed Eugenio Viola
PALAZZO SALUZZO PAESANA
Via della Consolata 1bis
[email protected]
SAN PIETRO IN VINCOLI
Via San Pietro in Vincoli 28
[email protected]
www.goetterdaemmerung.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/39523/sven-marquardt-goetterdaemmerung-il-crepuscolo-degli-dei/

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Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è responsabile dell'area Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica musicale "Art Music". E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).