Luca Pignatelli a teatro. Intervista tra poesia e mito

Un’inedita collaborazione, quella tra Luca Pignatelli e la nuova produzione di Teatro Due di Parma. Non una vera e propria scenografia, ma dipinti che fanno da sfondo a monologhi e che instaurano connessioni con i testi recitati e con gli attori, che li usano per dare maggior forza a gesti e parole. Artribune ha intervistato l’artista e incontrato il regista, Walter Le Moli.

Quarta dimensione, Aiace, Parma, TeatroDue, photo Michele Lamanna

Il regista, Walter Le Moli, ci parla di Ghiannis Ritsos. Un poeta quasi sconosciuto, a lungo internato nei “campi di rieducazione nazionali” a causa del suo manifesto marxismo, decisamente poco gradito nel dopoguerra greco, tra la guerra civile e la dittatura dei Colonnelli. Ritsos, attraverso una lingua piana, diretta e per questo estremamente efficace, usa le maschere dell’antica Grecia per evitare la censura, per parlare di democrazia, per far emergere le crisi sociali e quelle individuali, e infine per portare alla luce i sottili contrasti che disorientano e al tempo stesso fanno percepire con l’immediatezza della sensazione pura tutto il dolore di una vita di opposizione al regime.
L’incontro tra Le Moli e Luca Pignatelli (Milano, 1962) è avvenuto di recente: erano i mesi in cui si stava ideando Quarta dimensione, un ciclo di spettacoli tratti dai poemetti di Ritsos, e la sintonia tra il progetto e l’opera di Pignatelli si è sviluppata con spontaneità, in modo naturale.
Ne è nato un connubio fra tre elementi – poesia, pittura e recitazione -, legati da una regia che ha saputo amalgamarli e renderli espressivi di una performance contemporanea che attinge all’antico e alla grecità. Abbiamo chiesto all’artista di parlarci di questa esperienza.

Raccontaci come è nata questa iniziativa che ha portato cinque tuoi dipinti all’interno di un teatro, a fare da “scenografia” al ciclo di spettacoli tratti da Quarta dimensione di Ghiannis Ritsos.
Tutto è successo un po’ per caso, grazie allo Iuav, che mi ha invitato a tenere un incontro per il corso di teatro, diretto proprio dal regista Le Moli, il quale si è subito accorto che nel mio lavoro c’è qualcosa che fa scaturire un rapporto immediato con l’opera di Ritsos, genio della poesia più volte candidato al Nobel. Dopo aver letto i poemetti di Quarta dimensione, ho individuato tra le opere che avevo nel mio studio alcuni lavori che ritengo essere molto rappresentativi, senza però realizzare una vera e propria scenografia.

L’allestimento delle opere di Luca Pignatelli per il Progetto Ritsos, photo Michele Lamanna
L’allestimento delle opere di Luca Pignatelli per il Progetto Ritsos, photo Michele Lamanna

È la tua prima esperienza di collaborazione con una produzione teatrale o avevi già avuto modo di partecipare ad allestimenti scenici? Ad esempio al Teatro India di Roma, nel 2007, l’operazione è stata simile a questa di Parma?
No, il Teatro India è stato solo una location per un’esposizione di mie opere. In ambito teatrale ho realizzato un manifesto per le rappresentazioni del teatro antico di Siracusa, con allestimento di Herzog & de Meuron, ma anche in questo caso non si è trattato di scenografia, operazione che non ho mai fatto e che, forse, non farò mai. Per la prima volta, al Teatro Due, ho utilizzato i miei quadri su un palcoscenico con l’intenzione di rappresentare un lavoro di tale potenza. Decontestualizzare delle opere nate autonomamente e vederle quindi contestualizzate all’interno dei monologhi tratti da Ritsos è stata una sorpresa.

I tuoi lavori hanno per protagonisti il mito antico e l’archetipo, che riesci a declinare in chiave assolutamente contemporanea. Anche Ritsos utilizza la poesia antica, con i suoi complessi personaggi, per mascherare un discorso profondo sulla sua contemporaneità. Come hai vissuto questa comunanza con il poeta greco?
La mia esperienza si lega sempre a qualcosa di precedente. Oggi, ad esempio, mi affascina il fenomeno del disuso della scrittura calligrafica causato dalle tecnologie digitali, e mi colpisce perché la scrittura diventa reliquia di un mondo immediatamente precedente, una ritualistica che in poco tempo è andata in frantumi. È l’appena passato, una sorta di archeologia del recente, protagonista di un tempo in divenire. Tutto il mio lavoro ricerca un’utopia nel passato e con Ritsos parlare in questo modo di questioni che possono essere scorporate dal mito scatena una serie di riflessioni ed emozioni di grande attualità. Le sue poesie hanno un impianto molto pittorico, molto contemporaneo, in esse emerge con forza un’atemporalità tra questioni che riguardano il mito e l’oggi. In sostanza, tramite l’antico e la grecità, egli rappresenta alla perfezione quello che significa stare al mondo. Anche in questo ci sono molte analogie con il mio lavoro.

Quarta dimensione, Agamennone, Parma, TeatroDue, photo Michele Lamanna
Quarta dimensione, Agamennone, Parma, TeatroDue, photo Michele Lamanna

Chi ha pensato alla scelta e poi all’allestimento delle opere, che prevede una differente disposizione del pubblico a seconda del monologo?
Tra i miei lavori ce ne sono molti che potrebbero avere una stretta attinenza con i versi di Quarta dimensione; ho però voluto selezionare tre tele molto grandi che mi sembrano adatte allo Spazio Bignardi di Teatro Due e altre due opere che raffigurano una Lotta e una testa femminile antica. È stata una scelta naturale, molto istintiva.
Ho collaborato poi con Walter Le Moli durante l’allestimento delle opere, mentre è tutta del regista la soluzione di cambiare la disposizione delle sedie per il pubblico – e quindi il punto di vista dello spettatore nei confronti dei dipinti – per ogni rappresentazione. Per Fedra, interpretata dalla strepitosa Bruna Rossi, ad esempio, le quinte sono date dai due quadri connotati da forte componente informale e grazie ai loro strappi, alle loro lacerazioni, dialogano perfettamente con i conflitti e le passioni della donna; il testo di Ritsos descrive uno stato che appartiene anche alla nostra quotidianità, alla necessità di decidere e al conflitto interiore che attraversa le nostre scelte, anche le più semplici. Lotta crea invece forti connessioni con le battaglie combattute dal grande guerriero Aiace.
Ho inoltre portato Battaglia di Lepanto, realizzato per la Biennale di Venezia del 2009, e che credo rappresenti efficacemente la guerra, la drammaticità, ma anche lo sguardo di Ritsos, inevitabile, verso il mare.

Marta Santacatterina

Parma // fino al 7 dicembre 2014
Ghianni Ritsos – Quarta dimensione
Regia di Walter Le Moli
Opere di Luca Pignatelli
TEATRO DUE
Viale Basetti 12a
0521 208088
[email protected]
http://www.teatrodue.org/13754/stagione-20142015/progetto-ritsos/

 

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Marta Santacatterina
Marta Santacatterina è giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Parma. È editor freelance per conto di varie case editrici e, dal 2015, ricopre il ruolo di direttore sia di Fermoeditore sia della rivista online della stessa casa editrice, "fermomag", sulla quale cura in particolare le rubriche dedicate all'arte e alle mostre. Collabora con "Artribune" fin dalla nascita della rivista, nel 2011.