Il design lo compro online

Dai grandi brand alle piccole autoproduzioni, gli e-shop veicolano oggi la maggior parte dei prodotti di design in commercio. Nuova piazza virtuale in cui acquistare complementi d’arredo e oggettistica. Con un semplice click.

In una società sempre più liquida, in cui è più il tempo che passiamo in Rete rispetto a quello nel “mondo reale”, perché stupirsi dello spostamento del mercato su piattaforme online?È quasi vecchio, tecnologicamente parlando, il concetto di e-shop, ovvero negozio sul web: il primo fu infatti lanciato nel 1994 da Pizza Hut e seguito a ruota l’anno successivo da quelli che sono poi diventati i colossi della vendita in online, ovvero Amazon e eBay.
Dopo le prime reticenze, l’utente medio si è lanciato con gli acquisti elettronici, spesso prodotti difficili da reperire in Italia, per passare successivamente all’abbigliamento, magari per strappare qualche griffe a un costo ridotto, e infine si è abituato a ordinare online persino la cena, per semplice comodità.Perché meravigliarsi dunque se anche il mercato del design è finalmente approdato online?Nel giro di pochissimi anni, i siti di vendita dedicati esclusivamente al mondo dell’arredo si sono moltiplicati, diventando non solo un fenomeno mediatico e di mercato ma soprattutto casi esemplari di start up.

Da sinistra Vincenzo Cannata, Simone Panfilo e Laura Angius, i tre fondatori di LOVEThESIGN – Photo Credits Giovanni Tagini
Da sinistra Vincenzo Cannata, Simone Panfilo e Laura Angius, i tre fondatori di LOVEThESIGN – Photo Credits Giovanni Tagini

Tra i negozi della “rete italiana” si è distinto nel giro di breve tempo il portale Lovethesign, nato del 2012 da un’idea di Laura Angius, Simone Panfilo e Vincenzo Cannata, diventato oggi un team che impiega ben venti persone. Nonostante i Paesi che acquistano di più online siano quelli del nord Europa – “tedeschi e inglesi sono i più predisposti agli acquisti online, gli italiani sono tra gli ultimi anche a causa della scarsa propensione all’uso della carta di credito”, affermano i fondatori – il sito Lovethesign è cresciuto, ha di recente lanciato un’app dedicata e sta per aprire ufficialmente il suo loft/showroom milanese (su appuntamento) di modo che si possa toccare con mano il prodotto che poi si acquisterà.Lovethesign vende indistintamente prodotti di grandi aziende e autoproduzioni: “Ci interessano i prodotti belli e funzionali e le loro storie, indipendentemente dal marchio che li produce. Ogni prodotto però deve avere determinate caratteristiche sia qualitative che di processo”.Con un catalogo di quasi 10mila prodotti, Lovethesign garantisce ai propri clienti un’ampia scelta e offre un attento servizio di customer care.
Altra giovane realtà, più piccola in dimensioni ma in costante crescita, è l’e-commerce BuruBuru, nato dalle sorelle fiorentine Sara e Lisa Gucciarelli, con il successivo apporto della buyer Sara Campani a fine 2012. Oltre a vendere sia prodotti di grandi marchi che autoproduzioni di designer emergenti – “scegliamo innanzitutto i prodotti che ci piacciono e che vorremmo vedere nelle nostre case” – BuruBuru ha anche lanciato alcuni prodotti col proprio marchio, principalmente stampe su tessuto o carta di grafiche selezionate.Anche se la giovane start-up fiorentina non vanta ancora i numeri dell’esempio milanese, ha una salda rete di artigiani e autoproduttori italiani: “Crediamo che i piccoli di oggi saranno i grandi di domani e che la grinta e il talento della giovane manifattura italiana vada supportata e sostenuta”.

Maria Grazia Andali e Andrea Carbone, Co-Founder di Formabilio
Maria Grazia Andali e Andrea Carbone, Co-Founder di Formabilio

Discorso completamente diverso per Formabilio, che è “una start up in cui produttori designer e clienti condividono un unico spazio web e una filosofia comune”, ci racconta Maria Grazia Andali, co-founder dell’azienda insieme al marito Andrea Carbone. Formabilio opera nel territorio trevigiano grazie a una rete di piccole imprese del mobile che realizzano i prodotti disegnati da designer e poi rivenduti online dalla piattaforma: è quindi prima di tutto un brand. Nato nel 2013, in poco più di un anno ha creato una rete con sei aziende partner e più di 2.500 designer. Oltre alla piattaforma online, ha due showroom a Roma e Milano, anche se la sua forza rimane la Rete, in cui una “community di appassionati di design vota il progetto migliore”.La formula si basa su due contest al mese, a cui possono partecipare i designer iscritti, in cui la community decreta uno o più progetti vincitori di cui poi verranno realizzati i prototipi e venduti con la formula “made to order”. “Una produzione condivisa, che valorizza l’artigianato italiano e le piccole imprese, con un respiro internazionale, in grado di arrivare ovunque grazie alla Rete”,sottolinea Andali.
La vera ricchezza per il nostro Paese rappresentata da queste start up – di cui abbiamo citato tre casi esemplari, ma che sono molte di più – è infatti la crescita delle percentuali di export che stanno creando. Secondo una ricerca condotta dall’Osservatorio Alkemy, in Italia solo il 29% del Pil è basato sull’export, rispetto al 40% europeo. Considerato che tutti gli e-shop di design sopravvivono proprio grazie agli acquisti esteri, non ci vuole un matematico per capire che il mercato online del design può contribuire a rendere l’Italia più competitiva a livello continentale.

Valia Barriello

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #21

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.