Beyond Environment: dialoghi arte-architettura fra l’Italia e gli Stati Uniti

Robert Smithson in Italia, Gianni Pettena negli States, e nel mezzo Domus. Una mostra a Los Angeles racconta incroci e scambi di punti di vista sulla concezione di environment. Per una rassegna che si farà ricordare.

Gianni Pettena, Ice House II

Nel novembre 1972 Domus pubblicava un memorabile colloquio fra Robert Smithson e Gianni Pettena. Invitato negli Stati Uniti nel 1971 come artist-in-residence al Minneapolis College of Art and Design e l’anno successivo alla University of Utah di Salt Lake City, Pettena confrontava lì la propria identità di architetto e designer radicale con il lavoro di alcuni grandi artisti americani: Smithson per primo, ma anche Allan Kaprow. Rileggere quel dialogo permette ancora oggi di cogliere alcune differenze fondamentali nella concezione (e nell’uso) dello spazio-ambiente, l’environment, in Europa e in America. Sono differenze che rispecchiano due distinte visioni ideologiche. Dice Smithson, a proposito del contesto più adatto per un’opera ambientale: “In Europa si dovrebbe lavorare in una cava o in una zona mineraria, dato che tutto è così raffinato a causa della Chiesa e dell’aristocrazia. Tutto il resto sono versioni middle class di questo tipo di raffinatezza”. Risponde Pettena: “Diciamo che qui avete un sacco di spazio e là non l’abbiamo. Ecco la differenza. […] Credo di capire perché preferisci le aree abbandonate, invece che quelle intoccate. C’è un fatto però: quelle aree sono ancora troppo naturali per me”. Riprende Smithson: “Penso che si debba trovare un luogo libero da ogni significato scenico. Lo scenario ha troppi significati impliciti, che si riferiscono a vedute sceniche isolate. Io preferisco le vedute espansive, che includono tutto”.

Gianni Pettena, Tom Kass, Robert Smithson, Lawrence Alloway. Salt Lake City, 1972
Gianni Pettena, Tom Kass, Robert Smithson, Lawrence Alloway. Salt Lake City, 1972

Di fatto, mentre le aree urbane nell’Italia di quegli anni erano aperte e disponibili alla sperimentazione di artisti e architetti, protagonisti di frequenti manifestazioni di intervento nello spazio pubblico (come l’esemplare Campo urbano a Como, nel 1969), le città statunitensi non erano altrettanto liberamente fruibili e artisti come Smithson preferivano operare ai margini, nelle periferie o fuori, nella vastità del paesaggio naturale americano. Proprio per questo, spesso gli americani sceglievano l’Italia per poter realizzare i propri lavori più sperimentali. È questo uno degli aspetti più interessanti messi a fuoco nel progetto Beyond Environment: articolato in una mostra allestita presso L.A.C.E. – Los Angeles Contemporary Exhibitions, centro non profit per l’arte su Hollywood Boulevard, e in un libro, entrambi curati da Emanuele Piccardo e Amit Wolf. “Beyond Environment esplora il poco conosciuto complesso architettura-arte creato da Robert Smithson, Allan Kaprow e Gianni Pettena, privilegiando il concetto dell’an-architettura e dell’an-arte: un atteggiamento post-disciplinare tipicamente californiano, se non proprio di Los Angeles”, ci spiega Amit Wolf. “Infatti Kaprow era recepito molto meglio qui che non a New York, esattamente per questo aspetto”.

Beyond Environment - veduta della mostra presso il LACE, Los Angeles 2014
Beyond Environment – veduta della mostra presso il LACE, Los Angeles 2014

La collaborazione tra Wolf, architetto e docente approdato allo SCI-Arc dopo aver studiato e lavorato in Italia per dieci anni, e Piccardo, architetto, filmmaker, studioso dell’architettura radicale e già curatore di pubblicazioni e mostre dedicate al tema (il libro Dopo la rivoluzione. Azioni e protagonisti dell’architettura radicale italiana 1963-1973 e la mostra Radical City, presso la Fondazione Ordine Architetti di Torino) nasce a partire da questi interessi di ricerca comuni. “Entrambi abbiamo pensato di indagare i lavori di Gianni Pettena, l’unico tra i superarchitetti ad aver dialogato con i grandi artisti americani, sia sul piano ideale sia nella pratica, come Kaprow e soprattutto Robert Smithson”, racconta Piccardo. In mostra fotografie, progetti, filmati e tracce audio che raccontano il percorso compiuto da questa idea di environment, attraverso il lavoro di Pettena, ma anche di Ugo La Pietra e dei gruppi UFO e 9999, partendo dalle prime sperimentazioni di intervento ambientale in Italia per finire con i lavori realizzati negli Stati Uniti da Pettena, segnati dall’incontro con la cultura e il paesaggio americani. Molti documenti sono inediti, come la traccia audio recuperata dall’archivio di Allan Kaprow, una soundtrack registrata da un happening nella quale si avverte la forte influenza di John Cage. Artista e docente sia in America sia in Italia, Kaprow è figura cardine in questo processo di scavalcamento dei confini disciplinari tra arte e architettura. è lui a teorizzare per primo la “un-art”, avviando una rivoluzione concettuale che conduce all’idea di “an-architettura”, elaborata contemporaneamente da Gordon Matta-Clark e da Pettena.

Livingtheatre, Paradise Now, Space Electronic, Firenze, 1969
Livingtheatre, Paradise Now, Space Electronic, Firenze, 1969

Inedito è pure il filmato originale della performance che il Living Theatre realizzò nel 1969 allo Space Electronic di Firenze, una discoteca progettata dai 9999. Grazie a Fabio Sargentini e Claudio Abate, poi, è stata recuperata e la documentazione (fotografie e disegni) relativa ad Asphalt Rundown (1969) di Smithson: una massa di asfalto bollente scivola lungo il pendio di una cava, sulla via Laurentina a Roma. Invitato per una mostra nello storico garage di via Beccaria, Smithson teneva molto a quell’azione all’aperto, come racconta lo stesso Sargentini a Piccardo: “La zona della Laurentina era stata scelta perché stava cambiando velocemente ed era più facile fare un’azione come quella proposta da Smithson. […] Andai a svegliare il fotografo Claudio Abate che aveva per colpo di sfortuna impegnato la macchina fotografica al Monte di Pietà. Corremmo a riscattarla e ci recammo sulla Laurentina. Dopo due giorni il manifesto con l’immagine della colata era bello e stampato. Smithson era impazzito dalla gioia”. Come nella serie dei non-site, Smithson ribalta qui il concetto di centro e periferia, creando una relazione fra l’intervento libero nello spazio naturale e la trasposizione in galleria di materiali prelevati in situ. Costituirà un esempio importante per Pettena, come nota Piccardo: Pettena quando opera in Italia realizza la Trilogia, una serie di interventi dove enfatizza il significato di tre parole importanti per la nostra storia: Carabinieri, Milite Ignoto, Grazia &Giustizia. Le parole, in formato gigante, vengono collocate all’interno di spazi pubblici o all’aperto, e denotano un chiaro riferimento alle istanze politiche degli Anni Sessanta. Ma il Pettena ‘americano’ abbandona questo approccio e realizza performance con gli studenti, con l’obiettivo di portare la natura in città. è il caso delle due Ice House a Minneapolis, riferimento esplicito a Fluids di Kaprow, della Clay House (la casa rivestita di creta) e la Tumbleweeds Catcher fatte a Salt Lake City”.

Robert Smithson, Asphalt Rundown,  Roma, 1969, fotografia Claudio Abate
Robert Smithson, Asphalt Rundown, Roma, 1969, fotografia Claudio Abate

Sembra significativo che la ricerca avviata attorno a questa mostra abbia trovato accoglienza nell’ambito universitario statunitense. “La discussione sollevata negli ultimi tre anni attorno al tema dell’art-architecture complex (termine coniato da Hal Foster) è stata uno dei moventi principali per la mostra, oltre alla necessità di ripensare il più ampio sperimentalismo degli Anni Sessanta e Settanta in termini più chiari e includendo protagonisti scoperti qui di recente, come gli UFO e Pettena”, spiega Wolf, che per realizzare l’allestimento ha lavorato con un gruppo di studenti dello SCI-Arc, vincitori di un concorso indetto appositamente. Ispirandosi a un’idea di Pettena, hanno realizzato eleganti strutture curve in laminato leggero, “superfici minime” che modellano lo spazio e fanno da schermo per le proiezioni in mostra.

Emanuela Termine

Los Angeles // fino al 9 novembre 2014
Beyond Environment
a cura di Emanuele Piccardo e Amit Wolf
LACE – LOS ANGELES CONTEMPORARY EXHIBITIONS
6522 Hollywood Blvd.
+1 (0)
323 9571777
www.beyond-environment.com
www.welcometolace.org

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Emanuela Termine
Emanuela Termine (Roma, 1978) è storica dell’arte e curatrice. Ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università La Sapienza di Roma, con una tesi sulle relazioni fra arte e architettura in Italia tra gli Anni Cinquanta e Settanta. Fino al 2013 è stata responsabile della segreteria organizzativa presso la Fondazione Bruno Zevi. Dal 2006 è curatrice senior presso Sala 1 Centro Internazionale d’Arte Contemporanea, a Roma. Nel 2012 ha curato il progetto “Lingua Mamma”, vincitore del concorso "Arte, Patrimonio e Diritti Umani", indetto da Connecting Cultures con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.