Trent’anni di Biennale dell’Avana. Raccontata da Jorge Fernández Torres

Abbiamo chiesto a Jorge Fernández Torres, direttore del Centro de Arte Contemporáneo Wifredo Lam e della Biennale de L’Avana, di realizzare un bilancio sulla Biennale dell’Avana. In vista della prossima edizione, la 12esima, che si inaugurerà a maggio 2015. E il 12 novembre Torres sarà al PAC di Milano.

Jorge Fernández Torres

Il 22 maggio 2014 la Biennale dell’Avana ha compiuto trent’anni. Sin dalla prima edizione, dedicata esclusivamente ad artisti dell’America Latina e dei Caraibi, questa rassegna si è contraddistinta per il focus concreto che riserva agli artisti del Sudamerica, le cui opere rappresentano la storia, le tradizioni, le preoccupazioni e i conflitti delle loro regioni. A partire dall’edizione del 1986, l’invito a esporre viene esteso anche ad artisti provenienti da Africa, Asia e Medio Oriente, mentre, durante la terza edizione, intitolata Tradizione e modernità, si inizia a strutturare un modello per le modalità di curatela, facendo dialogare artisti con formazioni culturali diverse.
Abbiamo chiesto a Jorge Fernández Torres, direttore del Centro de Arte Contemporáneo Wifredo Lam e della Biennale de L’Avana, di realizzare un bilancio sull’esperienza passata, in vista della prossima edizione, la dodicesima, che si inaugurerà a maggio 2015.

Quest’anno la Bienal de La Habana ha compiuto trent’anni, trascorsi attraverso molteplici esperienze artistiche e suggestivi incontri culturali. Volendo tracciare un bilancio di questo trentennio, quali sono stati, e sono ancora oggi, i punti di forza e di novità di questa importante rassegna d’arte contemporanea?
Pensando a un confronto con altre realtà internazionali, viene facile il paragone con la Biennale di Venezia. Cuba però non dispone di molto spazio, non ha Giardini o Arsenale, ma ha tanta gente che si prodiga per il suo funzionamento.
Il nostro obiettivo è sempre stato quello di ottenere una Biennale che penetri nella micro-urbanistica del contesto sociale. Non si tratta quindi di una Biennale fatta di oggetti, ma di un vero “museo della vita e della strada” e tutti celebrano questo evento a loro modo, anche se con pochi mezzi. Nonostante tutte le limitazioni del caso, questa manifestazione, grazie alla sua interdisciplinarità, interdipendenza, e soprattutto grazie alla diffusione che ha avuto l’arte negli ultimi tempi, risulta essere un trampolino di lancio per molti artisti, che, in seguito alla loro partecipazione all’evento, riescono a farsi conoscere dal grande pubblico.

Biennale de L'Avana
Talk sulla Biennale dell’Avana

In che modo vede la figura del curatore e la funzione dell’arte?
Oggi più che mai si mette in discussione il ruolo del curatore, che si è trasformato in una specie di sciamano e la stessa origine del termine è sospetta: “curare”, come se fosse un medico. Così come il termine risulta ambiguo la qualifica di “ispettore”, che in spagnolo rimanda un po’ all’ambito giuridico, come se quest’ultimo fosse un poliziotto dell’arte. La Biennale, che si svolge presso il Centro per l’Arte Contemporanea Wifredo Lam a L’Avana, non ha sempre potuto rispettare la rotazione dei due anni a causa di problemi di finanziamento e l’ottava edizione, quella del 2002, di fatto è stata ritardata di un intero anno, e inaugurata nel novembre del 2003. Questa Biennale è stata però fondamentale per sottolineare il ruolo indispensabile dell’arte per il funzionamento dell’intero “paesaggio sociale”, soprattutto quello che si ritrova al di fuori delle istituzioni tradizionali.

La Biennale de L’Avana viene organizzata in collaborazione con il governo cubano. Com’è la convivenza con questa realtà?
Cuba è un Paese con poche possibilità economiche e il Ministro della Cultura fa molti sforzi per riuscire a organizzare manifestazioni culturali, soprattutto per l’esiguità di mezzi e risorse. Ogni volta che si organizza un evento della portata della Biennale, si ferma tutto: i cantieri per gli edifici, le strade, le nuove costruzioni. Per quanto riguarda poi la questione delle limitazioni sulla libertà e sulla censura del governo, beh… la totale libertà non esiste da nessuna parte.
Certo, un tema delicato è quello dell’immagine di Fidel, che non può essere oggetto di satira o ironia, anche se a volte è capitato che ciò avvenisse, però in maniera sottile e senza ripercussioni su nessuno. Esiste la censura e le istituzioni non scherzano di certo. A Cuba non può trionfare il realismo socialista e si possono tranquillamente emarginare artisti e istituti che non sono graditi alla politica. Ma si sa, il grande dramma dell’arte è che spesso essa è considerata illegittima, e non solo a Cuba.

Arte in perenne rinnovamento, sia per gli autori che per i curatori: quali sono le novità che verranno introdotte nella prossima edizione della Biennale, che sarà inaugurata il 22 maggio 2015?
Non posso anticipare nulla, siamo ancora in una fase di strutturazione dell’evento che non permette di lasciar trapelare dettagli più precisi. Posso solo dire che sarà un’edizione ancor più sperimentale, dove il rapporto con il tessuto sociale e urbano sarà messo nuovamente al centro dell’intera organizzazione.

Talk sulla Biennale dell'Avana
Talk sulla Biennale dell’Avana

Come reagisce il pubblico cubano a queste manifestazioni culturali?
La gente di Cuba risponde sempre con entusiasmo e con una partecipazione attiva all’evento. Questo perché la Biennale non rimane chiusa entro i confini fisici di un museo, ma esce e incontra la strada e le persone che la vivono. Il senso di accoglienza diffuso è percepibile anche grazie all’assenza di confini nei padiglioni, che raccolgono gli artisti tutti alla stessa maniera, a prescindere dalla loro provenienza.

Dopo la caduta del Muro e il conseguenziale tramonto di molte ideologie, adesso il centro del Terzo Mondo è inevitabilmente spostato. Cosa s’intende per Terzo Mondo adesso?
Non penso si possa più parlare di Terzo Mondo. Il concetto di “Terzo Mondo”, una convenzione linguistica coniata dalla conferenza del Bangladesh per indicare i paesi non allineati con i due blocchi della Guerra Fredda, è aleatorio come anche lo è il vocabolo “socialismo”. È un concetto che ha generato molti fraintendimenti; pensando all’India, paese non allineato, molto spesso si fa un’errata sovrapposizione con la Cina, ma sappiamo bene che sono due esperienze molto complesse e difficili da inquadrare e, soprattutto, da paragonare. Attualmente non si può più seguire la cartina geografica perché l’arte che si fa in America Latina, in Africa, non è più una realtà isolata, anche se con alcune eccezioni, come in Sudafrica, dove si assiste a una forte delocalizzazione degli artisti.

Nonostante tutto, una novità della Biennale è quella di costruire un bel confronto con altre realtà artistiche, anche molto lontane a livello geografico. Com’è nata l’idea di collaborare con un curatore italiano a Venezia?
A Cuba esiste un’ambasciata italiana molto attiva, con diversi progetti ma anche con numerose relazioni interpersonali che sono promosse direttamente dalla delegazione. La collaborazione con Giacomo Zaza è nata dunque con l’aiuto diretto delle istituzioni italiane e cubane, e ha portato alla realizzazione di un’esperienza fondamentale durante l’ultima Biennale di Venezia. La vocazione al dialogo con il resto del mondo è d’altronde una componente importante della Bienal de La Habana, e già da parecchi anni. A partire dalla sesta Biennale, infatti, si è pensato a un allargamento internazionale della partecipazione artistica, con il coinvolgimento di molti autori europei, asiatici, africani, oltre a quelli provenienti dall’America Latina, che resta però la zona del Mondo che offre la maggioranza degli artisti partecipanti, perché il nostro obiettivo rimane quello di dare voce a chi di fatto non ce l’ha.

Isabella Battista

Milano // 12 novembre 2014 ore 19
La Biennale de L’Avana e le pratiche artistiche cubane. Incontro con Jorge Fernández Torres
Partecipano: Jorge Fernández Torres, Giacomo Zaza, Lázaro Saavedra, Tonel; introduce: Diego Sileo
In collaborazione con la Galleria Bianconi, Milano
PAC
Via Palestro 14
02 88446359
http://www.pacmilano.it/
http://www.galleriabianconi.com/

 

 

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Isabella Battista
Classe 1985, Isabella Battista vive a Bari. Laureata in Storia dell’Arte all’Università degli Studi di Bari, è giornalista pubblicista dal 2013. Con una forte propensione alla didattica museale e artistica, ha collaborato con diverse istituzioni con progetti per sensibilizzare il pubblico più giovane nei confronti dell’arte contemporanea e far partecipare attivamente gli studenti alla comprensione delle più moderne tecniche artistiche. Dal 2011 è membro delle redazioni di Puglia In e Artsob, mentre nel 2013 è stata coordinatrice della prima edizione della Project Room della Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a mare. Ama l’arte in tutte le sue forme, in particolare la fotografia e il linguaggio visivo contemporaneo a cui si sta appassionando anche praticamente e, appena ha l’occasione di partire, va alla ricerca di nuove realtà, esplorandole sia dal punto di vista culturale che artistico.