Vienna, curated by. La centralità del curatore

A Vienna si conferma la diversità dei gusti e dei giudizi. La posta in gioco infine la decide individualmente lo spettatore, secondo la sua personale teologia dei giochi estetici. Teologia quasi mai incontrovertibile, s’intende. Abbiamo veramente bisogno dell’opera d’arte? Beh, dell’opera forse no, ma del curatore, sempre! Curated by_ a Vienna, dal 2 ottobre all’8 novembre.

IRWIN (with Marina Abramović) - Namepickers, 1999 - Galerie Ernst Hilger curated by_ Alenka Gregorić - foto Bojan Brecelj

Nel 2012, un articolo uscito su The Wall Street Journal rivelava che a New York l’80% dei giovani professionisti, grazie alla diffusione della odierna tecnologia digitale, lavora spesso e volentieri dal proprio letto. Esattamente così: a letto! Notizia ghiottissima per Beatriz Colomina, storica e teorica dell’architettura, spagnola di origine e docente con radici alla Princeton University dove dirige, dopo averlo fondato, il programma Media and Modernity. Da quel dato statistico pubblicato sul WSJ, infatti, la studiosa ha stabilito che un’unica architettura di tipo orizzontale ha preso il sopravvento tra il letto e l’ufficio, non distinguendoli, fondendoli insieme. Un’architettura orizzontale che viene rafforzata dalle reti piatte dei social media, le quali ormai non distinguono e non contemplano più la differenza tra pubblico e privato, lavoro e gioco, attività e riposo; tutti elementi, questi, reciprocamente integrati nell’ambito professionale dell’industria e degli affari.
The Century of the Bed – ovverosia, il secolo del letto – è in concreto il titolo del saggio che Beatriz Colomina ha elaborato intorno a tale fenomeno. Ma ora sarà anche il titolo guida di un evento espositivo, a Vienna, di cui lei stessa ne cura il concetto generale. Evento in procinto di salpare in parallelo con la Vienna Fair e che, con l’etichetta di curated by_, ospita una selezione di gallerie viennesi, senz’altro quelle di maggior notorietà entro e fuori i confini austriaci.

Nunzio, Sarai d’ombra, 2013, Georg Kargl Fine Arts curated by_Francesco Stocchi – foto Michele Sereni
Nunzio, Sarai d’ombra, 2013, Georg Kargl Fine Arts curated by_Francesco Stocchi – foto Michele Sereni

Rispetto alla grande fiera del contemporaneo, comunque, curated by_, con la sua ventina di gallerie, avrà vita ben più lunga. La caratteristica tipica della kermesse, promossa da Departure (ente pubblico per progetti creativi), ora alla sesta edizione, sta nel taglio transnazionale di ogni singola mostra, in quanto i galleristi si affidano a curatori di esperienza in ambito internazionale. E ai curatori, a loro volta, è data mano libera nel selezionare gli artisti.
Come si presenta allora, nel multiforme linguaggio dell’arte, l’architettura nell’alveo di questo inedito spazio-tempo? Quale la natura immaginaria di questi interni? In definitiva, cosa mostra di sé l’architettura in questa “prigione” nella quale non c’è più differenza tra notte e giorno, lavoro e gioco, e in cui oltretutto si è in permanenza sotto sorveglianza, pur vivendo nell’illusione di trovarsi in una cabina di controllo? Il tema, d’altronde, non costituisce una vera e propria novità in senso assoluto: nelle pratiche sociali, il letto ha già di suo un vasto repertorio in archivio, tra la clinica, l’erotica, l’estetica e tanto altro.
L’imminente edizione di curated by_ mette in campo anche curatori italiani, tre per l’esattezza, e non sono pochi: Luca Lo Pinto per la Christine König Galerie, Matteo Lucchetti per la Charim Galerie e Francesco Stocchi per la Georg Kargl Fine Arts. Quanto a esperienza, tutti e tre vivono fuori dall’Italia, occupando posti di rilievo in notevoli istituzioni artistiche, rispettivamente a Vienna, Bruxelles, Rotterdam. Ma, per favore, non chiamateli “cervelli in fuga”.

Franco Veremondi

Vienna // dal 2 ottobre all’8 novembre 2014
Curated by_ 2014 – The Century of the Bed
www.curatedby.at

 

 

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.
  • giorgio

    ma non è francesco stocchi invece di scotti?

    • Franco Veremondi

      Decisamente sì, è Francesco Stocchi. Sorry!

  • Bubnic

    “Abbiamo veramente bisogno dell’opera d’arte?”
    Perché l’opera d’arte serve a qualcosa? O piuttosto è in-servibile per statuto?

  • pinoBarillà

    Dal 1975 è mancante l’artista e l’opera d’arte…..

  • LUCHETTINO ROSSI

    Quale valore oggi per l’ARTE? La scena italiana dell’arte contemporanea è ridotta ad un lumicino. A cosa serve l’arte contemporanea? L’opera ha un valore e un prezzo. Da cosa dipende questo valore? Oggi il valore deve in qualche modo essere in relazione con la vita e la quotidianità delle persone. Se l’arte non possiede questo valore meglio seppellire l’arte. E scivoliamo subito in una forma di religione pagana: se ci pensate le opere nel museo sembrano crocifissi nelle chiese. Intorno all’opera c’è un clima di omertà, nessuno sa e vuole argomentare. Non si va mai oltre un generico MI PIACE. O al limite mi da emozione. Altri dicono questa opera FUNZIONA (????) o questa opera è INTERESSANTE (????). Gli artisti d’altronde sono permalosissimi. Ed ecco che servono CURATORS, come sacerdoti, che selezionano e caricano automaticamente di valore le opere/crocifisso. In fondo nel caos e nella sovraproduzione in cui viviamo (il selfie dimostra che tutti possiamo essere artisti, spettatori fino ad essere il contenuto dell’opera) serve qualcuno che possa ORDINARE LE COSE: i curatori. Ed ecco il problema: il curatore selezione e affianca, ma non argomenta mai le differenze tra le OPERE che SELEZIONA e QUELLE che NON SELEZIONA. Sarebbe bello che Massimiliano Gioni facesse una mostra con due stanze: in una le opere che ha selezionato e nella seconda quelle che non avrebbe mai selezionato in vita sua prima di questa mostra (e qui Pino Boresta non potrebbe mancare). All’arte non serve novità e innovazione (soprattutto dopo le provocazioni anni 90 culminate simbolicamente nell’11 settembre) ma CONSAPEVOLEZZA. La consapevolezza è la novità. E quindi la capacità di argomentare le differenze tra le cose che vediamo, senza mai arrivare necessariamente a noiosi dati oggettivi. L’arte per questo è una palestra e un laboratorio dove sperimentare e allenare, proprio per raggiungere questa consapevolezza. In questa palestra-laboratorio si allenano modi atteggiamenti sensibilità e visioni delle cose. Spesso si sente dire NON CAPISCO QUESTA OPERA D’ARTE, dando per scontato di capire tutto il resto. E se fosse il contrario? Se il fatto di non capire l’opera fosse una spia luminosa che ci avvisa che forse non stiamo capendo tutto il resto? Munari diceva “saper vedere per saper progettare”. Se per progetto intendiamo tutte le cose della vita, saper vedere diventa fondamentale, e si potrebbe dire che l’arte presiede a tutto. In quanto la vista e poi un ragionamento, presiedono a tutto. Ed ecco il valore dell’arte. Nello spazio dell’arte si sperimentano e si allenano modi, atteggiamenti, sensibilità e visioni attraverso loro testimoni che sono le opere. Per tanto il valore non sta nell’opera, ma nella nuova MAVS da cui precipita (nuvola di modi atteggiamenti visioni sensibilità). Nell’opera ci sta il prezzo in quanto testimone di valore. Compriamo l’IPhone come testimone di valore: come strumento che può aumentare il valore della nostra vita. Ma il vero valore dell’IPhone sta nella filosofia e nella tecnica da cui precipita. L’oggetto iPhone è solo un testimone di filosofia e tecnica. Ma come determinare il valore di questa nuvola? Bisogna partire dall’opera in sè, e metterla in relazione al contesto (locale e globale) e alle intenzioni dell’artista (titolo, materiali, altre opere, dichiarazioni, biografica, ecc. ecc.). Ma questa cosa si potrebbe fare per tutto, per una casa, per l’IPhone o per un’opera di bene in africa. La radice del problema è trovare luoghi e persone che sappiamo argomentare l’opera. Io 5 anni fà ho pensato che il blog fosse un buono strumento per questo. E si sono sviluppate in modo amatoriale, non professionistico, ma professionale, tre anime: critica, un linguaggio quasi spontaneo disceso da questa critica e un progetto di education inedito per il pubblico adulto. Senza opinione pubblica, e sopra anguste torri d’avorio abitate solo da addetti ai lavori, non è mai possibile un confronto fertile. (Luca Rossi)

    • Pino Boresta

      Dai Max fagli vedere che non è così, ma questa volta non mi deludere pero.

    • Rino

      E perché mai l’arte dovrebbe essere “essere in relazione con la vita e la quotidianità delle persone”? Chi l’ha detto? E soprattutto: ma quando mai?
      Ah, giusto, è già successo nella storia. Con le dittature.

  • angelov

    Forse ila figura del Curatore si è resa sempre più necessaria per tirare le fila in una situazione dove l’avvento dei computer e delle tecnologie digitali collegate, hanno portato ad una accelerazione delle informazioni e degli scambi a dei livelli esponenziali fino ad allora impensabili.
    Ho letto ultimamente il libro “Fare una mostra” di Hans-Ulrich Obrist, e l’ho trovato pieno di spunti e davvero illuminante (come si suol dire “a must”), e dove si rivela l’aspetto creativo ed inventivo di quel lavoro.
    Certo chi non vuole sentirsi un eterno studente, può evitare di leggerlo.