Settantanove artisti a Milano. Fra arte, suono e cinema

“Glitch” al Padiglione d’Arte Contemporanea, “Un Rumore Bianco” da Assab One. Nella prima, il video non è più video; nella seconda, il suono non è più suono. E così si cerca di mettere ordine nel caos…

Glitch. Interferenze tra arte e cinema in Italia, in mostra al PAC e a cura di Davide Giannella, occupa le architetture di Ignazio Gardella con l’ambizione di quelle esposizioni, da The Machine as Seen at the End of the Mechanical Age a When Attitudes Become Form, che si propongono di fare il punto su una società e di mostrare come le nuove forme dell’arte crescano in risposta ai cambiamenti sociali. Glitch è un’antologia – nel senso letterale del termine di “raccolta dei fiori” – dell’arte prodotta in Italia che non è classificabile né come videoarte né come cinema, ma che sempre più si struttura nel limbo tra questi due generi già assimilati dalla storia. Davide Giannella scrive che Glitchsi struttura a partire da quella che potremmo chiamare una questione di generi”.
I problemi posti dalla liminalità rievocano gli studi che gli esperti vaticanisti hanno compiuto nel 2007 e che hanno portato l’allora Papa Benedetto XVI a proclamare che il limbo non esiste e che c’è speranza per i bambini deceduti prima di ricevere il battesimo. Al tempo molti intellettuali italiani si erano stupiti per l’attualizzazione di un tema di cui la sola messa in discussione provocava indignazione. Sono proprio le discussioni teologiche a mettere in gioco le questioni più radicali su cui anche gli artisti dovrebbero interrogarsi: la portata simbolica delle parole, la persistenza di un passato contrario all’etica progressista, le questioni di genere, l’evidenza che tradizioni e discorsi non decadono autonomamente, ma cadono o vivono solo se ne parla. Il pensiero teologico è assimilabile a quello artistico perché entrambi richiedono estrema serietà.

Glitch - Alterazioni Video
Glitch – Alterazioni Video

Molte opere nella storia dell’arte del Novecento hanno dimostrato di non bastare a se stesse, di avere bisogno di un avvallo dalla società per trovare il proprio posto al mondo. È con questo spirito che, a sette fermate di metro da Glitch, si apre Un Rumore Bianco negli spazi di Assab One, a cura di Andrea Bruciati: un’altra antologica di opere di artisti italiani, questa volta dedicata al suono e alla sua percezione sensoriale. Bruciati trova nell’humus culturale di Milano le radici di quel mix concettuale e neodada che caratterizza le opere presenti in mostra.
In entrambe le esposizioni l’urgenza di una sintesi delle opere in un titolo e nella definizione di un medium. I cinquantadue artisti di Glitch registrano interferenze ad ampio spettro: si spazia dalle fotografie di Armin Linke, complementari al lavoro filmico Alpi, atte a indagare un territorio di confine internazionale, le Alpi appunto, la cui domesticità spesso distrae da un’analisi più profonda; ai video del collettivo Alterazioni video, sbarcato nella Valle del fiume Omo in Etiopia per mettere in discussione i concetti di invasione attiva e ricezione passiva all’interno del processo di globalizzazione. L’arte liminale a confine tra video e cinema si occupa quindi di narrative diverse non solo in termini di linguaggio, ma anche di viaggio, per poi ritornare a scenari più conosciuti ma trasfigurati da montaggi e angolazioni magistrali come in Pattini dargento, film di Anna Franceschini, Federico Chiari e Diego Marcon, che segue gli esercizi di una squadra milanese di pattinaggio artistico.

Tra i ventisette artisti di Un Rumore Bianco il dialogo si fa frammentario e il suono paradossalmente minimale per grande parte dei lavori. Le opere svolgono discorsi più introspettivi, subentrano i lavori udibili in cuffia e i suoni spesso inascoltati della natura: una puntina di giradischi suona le stratificazioni geologiche di una pietra sedimentaria in Articolazioni Oltre il Linguaggio, la materia e il suo ritmo di Elisa Strinna, un uovo di struzzo manda il suo rumore primordiale in Ostrichs Sound di Donato Piccolo. Fischio di Liliana Moro è forse l’unica delle opere pensata per invadere le altre, trasportandole in un’atmosfera da Peer Gynt.
Settantanove artisti in due esposizioni riescono a restituire l’ampia panoramica che le interferenze tra suoni e media agiscono nel contemporaneo, Glitch in maniera più scientifica, Un Rumore Bianco lasciandosi ospitare da un ambiente tenebroso. Poiché il bello dell’opera è che sfugge sempre all’ordine e alla giusta collocazione, in entrambi gli spazi succede che dinanzi allo schermo di un video, si sente il sonoro dell’altro e che le eco dei lavori s’intrecciano. Tutte le opere d’arte nascono da interferenze, per ogni opera che avanza un re, ce ne è un’altra che lo mangia.

Sofia Silva

Milano // fino al 31 ottobre 2014
Un Rumore Bianco. Frequenze e visioni dalla penisola
a cura di Andrea Bruciati
ASSAB ONE
Via Privata Assab 1
02 282 8546
[email protected]
http://www.assab-one.org

Milano // fino al 1° gennaio 2015
Glitch. Interferenze tra arte e cinema in Italia
a cura di Davide Giannella
PAC
Via Palestro 14
02 8844 6359
[email protected]
www.pacmilano.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/38210/un-rumore-bianco/
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/37932/glitch-interferenze-tra-arte-e-cinema-in-italia/

 

  • giannipinolo

    il video è di qualità lodevole ! complimenti continuate così !