Milano Design Film Festival. Parla la curatrice Silvia Robertazzi

Torna l’appuntamento con il MDFF – Milano Design Film Festival. Che conferma, ancora una volta, il ruolo catalizzatore del capoluogo meneghino. Della seconda edizione, programmata dal 9 al 12 ottobre, abbiamo parlato con una delle due fondatrici, Silvia Robertazzi.

The Airstrip – Decampment of modernism. Parte III di Heinz Emigholz - Germania 2013, 108’ Foto credito: © Heinz Emigholz/Filmgalerie 451

È bastata una sola edizione per sancirne successo di pubblico e di critica. Stiamo parlando del MDFF – Milano Design Film Festival, che apre la sua seconda edizione con un numero di film quasi triplicato, una nuova sede cinematografica allestita ad hoc e un programma fitto arricchito da workshop, appuntamenti e incontri. Abbiamo incontrato una delle due fondatrici, Silvia Robertazzi, che ci ha raccontato la nascita di questa avventura, il suo sviluppo e tutto quello che non possiamo perdere di questa edizione.

Come è nata lidea di lanciare un festival esclusivamente su film di design?
All’origine di tutto c’è l’idea della mia socia, Antonella Dedini, che ha avuto l’intuizione alcuni anni fa, alla Biennale di Architettura di Venezia, vedendo due film presentati da Design Onscreen [associazione che produce e promuove film dedicati allarchitettura e al design, fondata nel 2007 a Denver, N. d. R.], nello specifico un film su Carlo Scarpa e un documentario sui coniugi Eames.
Entrambe vivevamo già immerse nell’universo del design, insieme ci siamo accorte che nel mondo esistevano diversi festival dedicati al design, e che queste manifestazioni avevano un certo seguito. Ci siamo chieste perché non esistessero iniziative simili a Milano, nella città che più di ogni altra in Italia si trova al centro della riflessione sul design.

Avete creduto nel progetto investendo tempo e cercando finanziatori. Quali sono le principali difficoltà nel lanciare da zero un progetto in Italia oggi?
La difficoltà più grande consiste senz’altro nel rompere il muro di diffidenza che spesso si oppone ai nuovi progetti. L’operazione richiede un certo impegno, soprattutto se non si può fare affidamento sulla presenza di un finanziatore. Noi potevamo contare sulle relazioni costruite in anni di professione.
Un altro aspetto del nostro progetto che è piaciuto molto è la trasparenza. Abbiamo contato molto sull’impegno diretto dei nostri supporter, che ci hanno “messo la faccia”, scrivendo ognuno un breve comunicato, e degli sponsor, che ci hanno aiutate facendosi carico di alcune operazioni. Per citare soltanto un paio di esempi, Molteni ha realizzato il catalogo, mentre Flos si è occupata del restauro di un documentario.

Il secondo anno di una manifestazione è sempre una conferma e allo stesso tempo una scommessa di crescita. Quali sono i risultati che avete ottenuto dalla prima edizione?
La prima edizione è andata molto bene. La sala era sempre piena e i commenti del pubblico erano molto positivi. Ci siamo rese conto che l’audiovisivo è un mezzo di comunicazione molto potente. Efficace, empatico, immediato. Questi riscontri ci hanno dato l’entusiasmo per fare un salto di qualità.
Prima di tutto abbiamo cercato una nuova sede, il cinema Anteo, che potesse accogliere più spettatori. In seconda battuta, abbiamo preparato una programmazione più ampia, con 70 film invece dei 24 proiettati lo scorso anno, e abbiamo cercato di trasformare la location dell’evento in un temporary design site, un luogo dove appassionati e semplici curiosi possano incontrarsi, informarsi, scambiare idee.

The Airstrip – Decampment of modernism. Parte III di Heinz Emigholz - Germania 2013, 108’ Foto credito: © Heinz Emigholz/Filmgalerie 451
The Airstrip – Decampment of modernism. Parte III di Heinz Emigholz – Germania 2013, 108’
Foto credito: © Heinz Emigholz/Filmgalerie 451

Quali sono le novità di questa edizione?
Oltre alla nuova location, ci siamo sforzate di creare un allestimento particolare che permettesse anche al pubblico generalista di capire che cos’è un progetto di design nella pratica. Abbiamo arredato lo spazio con sedute disegnate da Giò Ponti (e rieditate da Molteni) e lampade di Achille Castiglioni per Flos. Per quanto riguarda la programmazione, abbiamo puntato molto su pellicole nuove, mai viste in Italia, come la serie Cathedrals of culture [progetto documentaristico in 3D diretto da Wim Wenders, N.d.R.], capaci di attirare un pubblico di cinefili oltre che di design addicted. Abbiamo inoltre inserito alcuni film che aprono spazi di riflessione su temi legati all’abitare. Un esempio èMon oncle di Jacques Tati, che racconta la trasformazione della società nel dopoguerra mostrando l’irrompere della modernità nelle case delle persone.
Ci saranno molte altre novità, per esempio l’attivazione di workshop, che si terranno la mattina e permetteranno di approfondire alcuni aspetti, dall’adattamento del linguaggio audiovisivo al supporto di destinazione (con Sky Arte HD e Ultrafragola Channels) alla creazione di un documentario usando smartphone e tablet (con il team del SAE Institute).
Gli aspiranti filmmaker potranno partecipare a un contest, sul tema Milano. I luoghi dove mangiamo, sottoponendo uno storyboard alla giuria e al pubblico del festival. I premi consistono nell’opportunità di realizzare un corto professionale, che sarà proiettato nel corso dell’edizione 2015 del Milano Design Film Festival, e in una borsa di studio che copre la retta di iscrizione al corso di Motion Graphics del SAE Institute di Milano. Per i professionisti iscritti all’Ordine Nazionale degli Architetti, la partecipazione al festival darà diritto a due crediti formativi. Ci sarà, infine, un catalogo di 144 pagine, che non fornirà soltanto una sinossi dei film in rassegna, ma, al contrario, approfondirà gli argomenti trattati con articoli e immagini.

Ettore Sottsass, di Anna Pitscheider. Un progetto di Francesca Appiani - Italia 2007, 44’
Ettore Sottsass, di Anna Pitscheider. Un progetto di Francesca Appiani – Italia 2007, 44’

Quali sono le pellicole da non perdere assolutamente?
Oltre alla serie Cathedrals of culture, consiglio senz’altro Torre David di Marcus Kneer, che racconta la storia del Centro Financiero Confinanzas, a Caracas, una torre di 45 piani rimasta incompiuta per la morte del committente. Dopo essere rimasta disabitata per alcuni anni, uno scheletro in mezzo alla città, è stata occupata dagli abitanti. Ho un debole anche per Watermark, dei canadesi Jennifer Baichwal ed Edward Burtynsky, un film spettacolare che indaga il modo in cui dieci Paesi diversi si relazionano all’acqua.
Design is one, di Kathy Brew e Roberto Guerra, rende omaggio a due bravissimi designer italiani, Massimo e Lella Vignelli, che hanno vissuto a New York per più di trent’anni e sono stati un po’ dimenticati dal pubblico italiano. Il film è un’occasione per ricordarli, in particolare Massimo, scomparso pochi mesi fa. In prima mondiale, infine, presenteremo un’intervista a Steven Holl sul rapporto tra architettura e musica, due linguaggi che non hanno bisogno di una traduzione.

Valia Barriello e Giulia Marani

Milano // dal 9 al 12 ottobre 2014
MDFF Milano Design Film Festival
ANTEO SPAZIOCINEMA
Via Milazzo 9
[email protected]
www.milanodesignfilmfestival.com

 

CONDIVIDI
Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.