La guerra asimmetrica delle aste online

Lo sviluppo di un mercato dell’arte online sta davvero portando maggiore trasparenza nei prezzi? Rimane aperto il dibattito attorno all’asimmetria informativa. Che ora assume forme inedite, proprio con l’evolversi di un mercato virtuale.

eff Koons, Cracked Egg (Magenta), 1994-2006

A seguito della recente diffusione nell’utilizzo di database come Artprice o Artnet da parte dei collezionisti, si pensava che l’ultimo ostacolo da abbattere per una maggiore informazione e trasparenza dei prezzi delle opere d’arte fosse la difficoltà di conoscere le quotazioni in galleria. Il problema però persiste non solo nei prezzi di vendita nelle trattative private, ma anche nella sfera “pubblica” come quella delle vendite online che, almeno teoricamente, avrebbero dovuto invece favorire una ufficialità delle quotazioni.
Il collezionista che si affida ai database online per valutare la convenienza o meno di un futuro acquisto, o per confrontare il prezzo di mercato delle opere di un artista della collezione, convinto di trovare tutti i risultati delle transazioni pubbliche d’asta, spesso non sa che, invece, molte aggiudicazioni vengono omesse. Si tratta delle opere vendute nelle aste online, per la maggior parte della fascia più bassa del mercato, ovvero quella al di sotto dei 5mila dollari, che rappresenta però il 68% delle transazioni totali (Artprice Report 2013). Spesso infatti accade che le transazioni online – a prezzo fisso o al rialzo in asta – svaniscano al loro termine, che abbiano avuto esito positivo o negativo. Succede sui più noti portali di vendita d’arte online nati recentemente, ma anche per numerose vendite effettuate da grandi case d’asta esclusivamente online, di cui non vi è alcuna traccia di risultati su Internet.

Leon Black
Leon Black

Secondo l’Art Market Report 2014 pubblicato dalla European Fine Art Foundation, nel 2013 case d’asta, gallerie e società online hanno venduto oltre 2.5 miliardi di euro di opere d’arte online, il 5% del mercato globale. Un consistente giro d’affari e dunque una grossa perdita di informazioni quando non pubblicate sui database, apparentemente a danno dei collezionisti e a favore degli addetti ai lavori, che sono proprio i primi a beneficiarne. Un mercato poco chiaro rende infatti più facile per i venditori rimettere sulla piazza in breve tempo un’opera che ha fallito la vendita, ma anche testare la richiesta senza la paura di fallire, soprattutto nel caso di autori minori che non hanno un mercato ampiamente sviluppato. Se l’opera rimane invenduta, si può tentare la vendita anche il giorno successivo, senza che ne rimanga traccia sul web. Un vantaggio per i venditori – che siano collezionisti privati, artisti o gallerie – che non vogliono rischiare che la loro opera venga “bruciata”: quando viene riproposta, non v’è traccia dell’esito negativo precedente.
La mancata pubblicazione dei risultati di vendita online non riguarda tuttavia solo la fascia bassa del mercato: un esempio significativo è l’irreperibilità nei database dell’attuale record di un grande artista come Richard Serra. Se si cerca il prezzo più alto battuto per una sua opera su carta, apparirà un lavoro del 1982 intitolato Alameda Street, aggiudicato a 701mila dollari lo scorso maggio. Ma in realtà questo primato spetta a un disegno del 2009, Pamuk, venduto in un’asta esclusivamente online di Christie’s sempre a maggio 2014, ma che non compare in Internet, se non in un comunicato stampa. Un’altra vendita importante è stata quella di un uovo gigante firmato Jeff Koons, battuto a 900mila dollari ad aprile 2014 sulla piattaforma online Paddle8 per l’asta Fabergé Big Egg Hunt. Dei risultati di questo sito non vi è traccia a vendita conclusa, sebbene la partecipazione agli incanti di Paddle8 sia quadruplicata tra 2012 e la prima metà del 2014, raggiungendo i 15 milioni di dollari di fatturato.

Richard Serra, Pamuk, 2009
Richard Serra, Pamuk, 2009

Il tasso di crescita delle vendite online negli ultimi anni sta raggiungendo vertici inaspettati e rappresenta un business attraente, con un pubblico potenzialmente sconfinato. Il binomio arte-Internet rappresenta un bacino ancora in via di espansione, quindi non ancora regolamentato e che lascia ampi margini di manovra agli operatori del settore. Di recente, ad esempio, il noto collezionista Leon Black ha acquisito attraverso la sua casa editrice Phaidon Press una delle piattaforme di vendita d’arte online più interessanti del momento, Artspace.com, che a sua volta nel 2013 aveva comprato VIP Art, la fiera esclusivamente online di cui si era parlato molto alcune stagioni fa. Anche le storiche Christie’s e Sotheby’s credono sempre più alla forza di Internet. Nel 2013 le aste online di Christie’s hanno totalizzato oltre 20 milioni di dollari, con ben 49 appuntamenti, frutto degli oltre 50 milioni investiti in tre anni. Sotheby’s ha invece annunciato la partnership con eBay, prevedendo un’espansione del mercato dell’arte online a 13 miliardi di dollari entro il 2020.

Martina Gambillara

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #21

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.
  • Bravo anch’io voglio un Jeff Koons is the second best artist in the world after professor Paul McCarthy what do you tink about this?
    Poi c’è anche Roberto Scala un po’ più sotto moto sotto ma il primo scalino sono già riuscito a salire