Il made in Italy? È Peninsula Hotel

In questi ultimi mesi vi abbiamo parlato spesso della casa editrice Humbold Books, per i suoi progetti curiosi e curati. Così come abbiamo parlato a lungo della Biennale di Architettura diretta da Rem Koolhaas. Ora queste due realtà si sono unite per presentare il progetto Peninsula Hotel. Una idea di Serena Danna e Andrea Marinelli, insieme alla fotografa e fondatrice di Humboldt Books Giovanna Silva con la collaborazione di Stefania Scarpini. Progetto e sviluppo sono firmati dagli Accurat e a sostenere il tutto c’è TIM, e in particolare Paolo Priolo. Che abbiamo intervistato.

Leggo che Peninsula Hotel è una “rivista multimediale interattiva” che ha come obiettivo quello di “raccogliere le storie di persone che sono state capaci di reinventare il Made in Italy”. Se sei d’accordo, andrei un passo alla volta per capire meglio. Iniziando dai primi due aggettivi, ‘multimediale’ e ‘interattiva’. Spiegaci cosa si intende nello specifico.
Peninsula Hotel è multimediale perché le storie dei cinque protagonisti vengono raccontate mettendo insieme testi, video, mappe e gli strumenti più evoluti della data visualization. Ed è interattiva perché la sua user experience richiede un forte coinvolgimento dell’utente, che ha a disposizione diversi livelli di accesso alle informazioni: l’intervista nella sua interezza, l’intervista scomposta per temi ricorrenti, i gusti cinematografici, letterari e musicali degli intervistati, i luoghi e i momenti che più caratterizzano la loro formazione.

Proseguiamo. Come vengono “raccolte” le storie? Qual è il criterio e la filiera?

Innanzitutto, vengono individuate persone con una storia professionale che merita di essere raccontata, esemplificativa di un modo nuovo di intendere il made in Italy. Poi c’è tutta la parte creativa e produttiva: il giornalista Andrea Marinelli affronta i temi, il fotografo Masiar Pasquali si occupa delle riprese e del montaggio, e l’agenzia di information design Accurat raccoglie un corpus rilevante di dati e informazioni sui singoli soggetti e lo rielabora, ricavandone una rappresentazione visiva digitale.

Chiudiamo con questa analisi sintattico-progettuale: cos’è per te/voi il “Made in Italy”? E cosa intendete per “reinvenzione”?
Il made in Italy, così come lo conosciamo, è un insieme di competenze, prodotti e imprese che ha storicamente determinato il primato italiano nei settori della moda, del cibo, dell’arredamento e della meccanica (automobilistica, industriale, navale). È il primato delle cosiddette quattro A: abbigliamento, agroalimentare, arredamento, automobili. È una risorsa fondamentale della nostra economia e costituisce l’identità principale del nostro Paese all’estero. Un’identità che viene associata perlopiù al gusto e allo stile, veicolata da un buon numero di gloriosi brand nazionali.
L’ingegno italiano, però, supera queste categorie, si rinnova e conquista spazi inediti o laterali, incarnandosi in persone di talento capaci di realizzare nuove avventure professionali e imprenditoriali. Peninsula Hotel vuole raccontare queste persone e le loro storie.

Intervista di Filippo Nicosia, con la timeline dei momenti più importanti della sua vita
Intervista di Filippo Nicosia, con la timeline dei momenti più importanti della sua vita

Veniamo ai promotori, anzi agli animatori del progetto. Tu sei una sorta di anello di congiunzione fra azienda sponsorizzatrice (Telecom Italia, dove lavori come responsabile Brand Development Projects) e progetto editoriale (ambito in cui sei tutt’altro che a digiuno, essendo il cofondatore e direttore di Klat Magazine). Raccontaci come è nata l’idea e da chi è partita.
L’idea iniziale è di Giovanna Silva, fotografa e fondatrice di Humboldt Books, invitata dalla Biennale di Architettura a partecipare con un progetto al programma Weekend Specials. Giovanna ha subito coinvolto Stefania Scarpini e i giornalisti Serena Danna e Andrea Marinelli, che insieme hanno definito cosa doveva essere Peninsula Hotel e soprattutto cosa poteva diventare grazie al contributo prezioso di Accurat, ovvero Giorgia Lupi, Gabriele Rossi e il loro team. Poi vengo io.
Lo scorso luglio mi ha contattato Serena, spiegandomi l’iniziativa e chiedendomi se Telecom Italia poteva essere interessata a sostenerla. Il progetto si inseriva perfettamente tra le attività che TIM porta avanti da anni sul fronte della nuova imprenditorialità (prima con TIM#WCAP, poi con TIM Ventures), e così siamo partiti. È avvenuto tutto in un tempo relativamente breve.

Qual è il respiro di questa iniziativa? La vedi più come una esperienza a termine, magari dirompente ma dalla vita breve, oppure come qualcosa che può avere una esistenza prolungata nel tempo e diventare, ad esempio, un archivio della nuova creatività italiana?
Se l’esperienza fosse a breve termine, non avrebbe senso. TIM ha deciso di contribuire alla realizzazione della piattaforma nella convinzione che un progetto editoriale fortemente innovativo come Peninsula Hotel possa contribuire a raccontare in modo efficace, anche all’estero, la parte migliore del nostro Paese. Ci sono vari modi di fare brand journalism, Peninsula Hotel è uno di questi. Siamo agli inizi, in una fase ancora sperimentale: è difficile dire adesso se nel tempo diventerà un archivio della creatività italiana o magari uno spazio “peninsulare” che, rispondendo a una naturale vocazione all’ospitalità, quella contenuta nel nome, accoglierà storie e persone da tutto il mondo. Vedremo. La responsabilità editoriale del progetto è affidata a Serena, Andrea e Giovanna: saranno loro, con Accurat, a fare delle proposte che noi valuteremo.

Peninsula Hotel -disegni preparatori Accurat, Giovanni Marchi
Peninsula Hotel -disegni preparatori Accurat, Giovanni Marchi

Avete presentato il progetto anche nell’ambito della Biennale di Architettura diretta da Koolhaas. Corre l’obbligo di chiederti una opinione in merito, in particolare rispetto a questa forte spinta transdisciplinare.
Non sono architetto e l’architettura intesa come disciplina in senso stretto non mi riguarda. Da questo punto di vista, l’operazione di Koolhaas per me era già buona in partenza, nelle intenzioni. E devo dire che anche la mostra realizzata offre percorsi molto interessanti.

Marco Enrico Giacomelli

www.peninsulahotel.it

 

 

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.