I tropici a Parigi. Giorgio Galotti e il progetto per la fiera YIA

Quella del 2014 si annuncia come l’ennesima edizione storica per la Fiac, fiera parigina in costante ascesa. Intanto YIA – Young International Artists, fiera off da sempre allocata nel Marais, da quest’anno è stabilizzata al Carreau du Temple. Al suo interno, una mostra organizzata dalla galleria torinese (ed ex romana) CO2, diretta da Giorgio Galotti. Che abbiamo intervistato.

Carreau du Temple
Carreau du Temple

YIA – Young International Artists è una delle fiere collaterali a Fiac, che quest’anno sembra sempre più lanciata a scippare lo scettro a Frieze. Insomma, Parigi torna a livelli altissimi. Come la vedi? Fra l’altro ti sei trasferito da poco da Roma a Torino, dove si tiene Artissima, fiera che rischia di essere stritolata dai suddetti giganti…
Quello tra settembre e dicembre è forse il periodo più complesso dell’anno. Non ci sono solo Frieze, Fiac e Artissima nell’arco di un mese, ci sono diverse iniziative che da metà settembre in poi richiedono attenzione, tra cui l’apertura della stagione delle gallerie e la Berlin Week. Ma parliamo comunque di eventi di altissimo livello, che riescono a creare un sistema concorrenziale sano.
Personalmente resto dell’idea che il vero problema è di non voler unificare il sistema italiano, con una sola fiera del contemporaneo e una del moderno: questo crea confusione sia per gli espositori italiani che per chi viene dall’estero. Se su Artissima c’è così tanta attenzione, è anche per la qualità del lavoro che continua a portare avanti, e alla luce del programma di quest’anno non credo abbia intenzione di farsi schiacciare da nessuno.

Parliamo di YIA: si tiene nel Marais, quartiere storico di creatività e cultura. Cosa ti convince di quella fiera? Cos’è che ha fatto scattare la scintilla?
La fiera era nata come rassegna itinerante nel quartiere artisticamente più vivo di Parigi. Solo da quest’anno farà il passo di avere una sede stabile, che fa invidia a qualsiasi organizzazione fieristica, perché si tratta del vecchio mercato del Carreau du Temple, nel centro del Marais appunto, che ha subito una ristrutturazione completa conclusasi lo scorso aprile. Fino allo scorso anno le gallerie provenivano in gran parte dalla Francia: molte  partecipavano parallelamente a Fiac, tenendo a YIA un avamposto dove presentare artisti emergenti. Forse è stato questo il motivo che ha portato l’organizzazione di Fiac a creare da quest’anno una sua fiera off. Quello che ci ha colpito, oltre al luogo, è l’entusiasmo e la qualità di partner internazionali che l’organizzazione è riuscita a coinvolgere.

Ettore Favini, Vertumnus, 2014, courtesy Cocktail project
Ettore Favini, Vertumnus, 2014, courtesy Cocktail project

Proprio per YIA, al suo interno, hai organizzato una specie di fiera nella fiera, un progetto chiamato Tropical. Spiegaci di cosa si tratta.
Quando ci hanno invitato a partecipare, ci siamo documentati sul luogo e, dopo alcuni scambi di opinioni con il direttore, ci è stato proposto di valutare un progetto da sviluppare. Abbiamo subito pensato di sfruttare questo meraviglioso luogo per produrre una mostra che potesse dare visibilità ad alcune realtà europee con cui siamo in contatto e che hanno dimostrato di avere programmi di grande qualità, con intenti molto vicini a quelli di CO2. Così è nata quest’area ibrida che abbiamo battezzato come “zona tropicale” proprio per sottolineare le diverse specie racchiuse in essa, focalizzandoci su quegli spazi che lavorano sulla sottile linea tra curatela e programmazione da galleria. Agli organizzatori di YIA è piaciuto il progetto e ci hanno messo nella condizione di lavorare senza limiti.
Produrremo un catalogo in edizione limitata realizzato da Friends Make Books, una publishing house indipendente che lavora da anni sulla qualità della stampa tipografica utilizzando macchine risograph. Avremo un bar dove presenteremo la terza edizione del progetto Cocktail con tre ricette elaborate dal mixologist Walter Gosso di Torino, recente vincitore della Bacardi Legacy.
In tutta l’area si potrà conoscere il lavoro di artisti emergenti attraverso un progetto corale realizzato e condiviso insieme alle realtà partecipanti. The Green Parrot presenterà un progetto performativo sulle relazioni economiche dell’arte, poi ci saranno le opere di Anna Virnich, Renato Leotta, Mikkel Carl, Rob Chavasse, Anthony Salvador, Neil Haas, Linda Sanchez, Ettore Favini, Gianluca Concialdi e Gianni Politi.

Fra i primi nomi delle realtà coinvolte c’è la londinese Almanac, che recentemente ha inaugurato il progetto Almanac Inn proprio a Torino. C’è il tuo zampino in questa semi-trasferta piemontese?
No, assolutamente. Guido e Astrid hanno le idee molto chiare. A Torino hanno percepito un’atmosfera fresca, e grazie al supporto dei ragazzi di Cripta747, che li hanno ospitati recentemente, e a una serie di occasioni che gli si sono presentate, hanno deciso di aprire uno spazio temporaneo a Torino, continuando la loro programmazione di Londra.

Gianluca Concialdi, Matte, 2014, courtesy Cocktail project
Gianluca Concialdi, Matte, 2014, courtesy Cocktail project

Anche le altre realtà italiane del progetto provengono da Torino: Cripta747, Cocktail Project e anche gli ideatori del catalogo, Friends Make Books. Ritieni che si possa ancora definire Torino la capitale dell’arte contemporanea in Italia?
Città come Torino sono un esempio di come si possa sviluppare un rapporto di collaborazione dentro e fuori il territorio. Sono luoghi dove si crea effettivamente uno scambio, dove tutti partecipano alle iniziative altrui, dove le relazioni non si limitano allo spazio della galleria ma riescono a diventare parte della vita di ognuno, forse per una maggiore concentrazione. In un anno che sono qui ho notato un’enorme differenza e un grande potenziale rispetto ad altre città. Non ho abbastanza nozioni per dire se Torino sia o meno capitale dell’arte contemporanea; ha di certo standard europei: la storia e il presente parlano chiaro.

Marco Enrico Giacomelli

Parigi // dal 23 al 26 ottobre 2014
YIA – Young International Artists
CARREAU DU TEMPLE
2, rue Eugène Spuller
http://yia-artfair.com

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • beatrice

    viva, molto bene, bravo giorgio!

  • La location è stupenda e anche il programma proposto lo pare, in bocca al lupo! d.o)

  • marzia

    Yuppi!