Dipinti e gioielli: due strade parallele. Intervista con Giampiero Bodino

Gli esordi con Giugiaro a Torino, la direzione artistica del gruppo Richemont, l’atelier di alta gioielleria che porta il suo nome, la seconda (o terza, o quarta) vita come artista… Abbiamo intervistato Giampiero Bodino in occasione della sua mostra alla Fabbrica Eos di Milano. Per un ritratto a tutto tondo.

Non è facile trovare un punto d’inizio: la sua attività e la sua storia è talmente sfaccettata… Cominciamo allora dal luogo: come si lavora a Villa Mozart, lo splendido edificio progettato da Portaluppi a Milano?
Il luogo sicuramente entra in gioco con una duplice modalità. È cassa di risonanza verso l’esterno per mettere in risalto l’essenza stessa di un progetto sulla gioielleria, che ha delle caratteristiche rispetto alla norma decisamente nuove. Ma è anche luogo di riflessione che con il suo razionalismo neoclassico ci accompagna in termini di stile, in un costante viaggio nel gusto italiano.

I suoi esordi la vedono accanto a Giugiaro: com’era lavorare con lui? Cosa ha imparato?
Lavorare con Giorgetto Giugiaro è stata una delle esperienze per la mia professione più formative in assoluto. La sua attenzione per l’armonia della forma coniugata all’attenzione degli aspetti tecnici, senza mai dimenticare lo stile, sono stati insegnamenti estremamente preziosi.

Parliamo di città: com’era la Torino di allora? E com’è la Torino di oggi?
Ho lasciato Torino quando ero molto giovane. Tuttavia conservo vivo in me il ricordo di una città che ha vissuto sulla sua pelle la rivoluzione industriale, con aspetti positivi ma purtroppo anche tanti negativi, senza mai perdere il suo senso storico di eleganza, percepibile ancora oggi.

Come si concilia la pittura con la sua attività lavorativa?
Sono due momenti essenziali della mia vita che, come piatti di un’immaginaria bilancia, sono sempre in relazione tra loro senza però mai toccarsi.

Giampiero Bodino - Whisper
Giampiero Bodino – Whisper

Qual è la peculiarità dei prodotti di alta gioielleria che portano il suo nome? Come differenzia il lavoro per gli altri brand del gruppo Richemont rispetto a quando crea per la griffe Bodino? Penso all’unicità di ogni “pezzo”, naturalmente, ma immagino ci sia altro…
La peculiarità del mio lavoro nell’alta gioielleria consiste in un processo che vede la compartecipazione di molti fattori in stretta relazione tra loro. Si parte dalla grande libertà creativa che solo un progetto nuovo ti può dare. Poi il pezzo unico, che ti consente di dedicare molte attenzioni alla sua realizzazione. Infine, il disegnare per un cliente che desidera spingere il suo sogno alla creazione di un oggetto pensato e realizzato esclusivamente per lui. Il collante è l’unicità del luogo. La scelta cioè di non avere un negozio ma un atelier dove tutti questi elementi possano essere percepiti, vissuti e messi a disposizione dei nostri ospiti.
Per quanto riguarda le altre maison del gruppo Richemont, faccio affidamento alla mia lunga esperienza come freelance dove, quando chiamato a disegnare per un nuovo progetto, non ho mai pensato di realizzare un pezzo per soddisfare o gratificare me stesso ma piuttosto per creare qualcosa che avesse un significato autentico, espressione del nome che portava.

Il 16 ottobre, alla Fabbrica Eos di Milano, vedremo un altro suo volto o – forse meglio – un’altra declinazione del medesimo: otto tele di grandi dimensioni. In che rapporto è la pittura con il design nel suo universo creativo?
Non vi è alcun rapporto tra l’arte e il design. La pittura risponde a una necessità del mio modo di essere che vive in totale autonomia rispetto alla dimensione dell’alta gioielleria. Siamo di fronte a due universi paralleli e indipendenti.

Il processo creativo in queste sue tele sembra passare dalla fotografia. È corretto?
Non solo sembra, ma passa realmente attraverso la fotografia. Siamo circondati dalle immagini, immersi in un mondo che oggi è diventato  completamente “visivo”. Il mio lavoro tiene conto di questa realtà anche perché, seppur con modalità diverse, tutti ne facciamo parte. Il mio interesse consiste nel tracciare un percorso attraverso il significato di tutte queste immagini per poi potermi spingere oltre.
Da anni archivio immagini da provenienze completamente diverse. In questa mostra ho lavorato su fotografie scattate da me, a cui ha fatto seguito un lavoro di postproduzione dove, oltre a togliere tutte le informazioni sul colore, sono intervenuto su toni e contrasti enfatizzando luci e ombre e inserendo elementi figurativi di origine diversa. Alla fine, mettendo a confronto più versioni della stessa immagine (uguali ma con intensità tonale diversa), avrò creato una traccia guida per realizzare i miei dipinti.

Giampiero Bodino
Giampiero Bodino

Guardando le tele ci si chiede se non abbia un rapporto maniacale con gli oggetti a tal punto da essere anche collezionista. È così? Se ìs, cosa le piace?
Collezionare (e non accumulare) è per me una passione, ma anche un punto di partenza.
Colleziono oggetti reali quando mi è possibile, ma considero anche uno scatto fotografico come la modalità più appagante per poter entrare in qualche modo in possesso di qualcosa di irraggiungibile.
Dare poi una definizione di cosa mi piace rischierebbe di essere riduttivo. Tuttavia sono attratto dalla forza evocativa delle cose, dall’illusione che ci sia altro al di là delle apparenze.

La concretezza delle sue opere quanto è legata a un certo neoclassicismo e come lo attualizza nelle sue tele?
Nei miei lavori il concetto di Neoclassico è un tema da cui mi sento di prendere le distanze con una certa decisione, nel senso che lo considero un modo per sentirsi falsamente rassicurati e non avere il coraggio di andare oltre. La concretezza invece mi affascina molto di più. Aggiungerei anche, come definizione, la densità.
Le mie immagini hanno in senso visivo un forte peso specifico, proprio perché dietro a questo impatto esiste un mondo da scoprire.

Marco Enrico Giacomelli

Milano // fino al 29 novembre 2014
Giampiero Bodino – Cabinet privé
FABBRICA EOS
Piazzale Baiamonti 2
02 6596532
[email protected]
http://www.fabbricaeos.it/

 

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.