A Parigi riapre (finalmente) il Musée Picasso

Abbiamo visitato in anteprima il rinnovato Musée Picasso di Parigi, che riaprirà sabato 25 ottobre, dopo una chiusura protrattasi per cinque anni tra ritardi e non poche polemiche. Al di là degli intoppi politici e burocratici, il percorso nella vita e nell’opera del più grande artista del Novecento è ricchissimo e entusiasmante.

Musée Picasso

Nel 1968 André Malraux, allora ministro agli Affaires culturelles sotto il generale de Gaulle, escogitò la legge che rese possibili alcune tra le più importanti acquisizioni d’arte, libri e reperti storici di cui è oggi forte lo straordinario patrimonio museale francese. La dation en paiement, questo il nome della legge, si applica in occasione del lascito di una collezione imponente, consentendo agli ereditieri il pagamento delle tasse di successione attraverso la donazione di parte delle opere. L’idea baluginò in Malraux due anni prima, durante una visita al Grand Palais, dove un’epocale retrospettiva era stata allestita per celebrare gli ottantacinque anni di Pablo Picasso. Pare, inoltre, che una delle prime preoccupazioni dello scrittore e politico francese fosse proprio la costituzione di un museo da dedicare al maestro di Malaga, già allora salutato dal mondo intero come l’artista più importante e rivoluzionario del XX secolo. Le sue premure valsero, nel 1985, l’inaugurazione del Musée Picasso presso lo splendido Hôtel Salé, palazzo secentesco nel cuore del Marais, oggi cornice di circa 5mila opere d’arte – acquisite tra il 1979 e il 1990 – nonché il più ricco archivio sulla vita e sull’opera dell’artista spagnolo.

Musée Picasso
Musée Picasso

Sabato 25 ottobre il museo riaprirà le sue porte al pubblico, dopo una chiusura per rinnovamento trascinatasi per cinque anni tra feroci polemiche e non pochi imbarazzi. I lavori di restauro e riorganizzazione dei locali dell’hôtel dovevano, inizialmente, durare tre anni. Sono seguiti una serie di rinvii e il cantiere si è chiuso con ben due anni di ritardo: negli ultimi mesi, addirittura, la data di inaugurazione è stata ufficialmente annunciata e sistematicamente procrastinata svariate volte fino a quest’ultima. Ci si chiederà di chi sia la responsabilità di una gestazione tanto travagliata: dalla stampa alla politica, la Francia sembra prendersela all’unisono con Anne Baldassari, studiosa tra le più esperte su Picasso, direttrice-presidente del museo dal 2005, silurata lo scorso maggio nientemeno che dal ministro Aurélie Filippetti, la quale occupava la stessa poltrona che fu di Malraux, prima di dare le dimissioni il 25 agosto. Non solo i ritardi nell’amministrazione dei cantieri, né le spese gonfiatesi in maniera spropositata – 21 milioni di euro stimati nel 2009, 53 effettivamente costati ad oggi –: a far cadere la scure del ministero è stata una lettera sottoscritta da più della metà dei quaranta dipendenti del museo, nella quale vengono denunciati metodi di gestione autoritari, causa di numerose defezioni eccellenti in itinere, tra cui quelle di ben due direttori generali.

Musée Picasso
Musée Picasso

Malgrado tutto, Anne Baldassari ha potuto se non altro portare a termine – e, a giudizio di chi scrive, molto bene – la sua missione curatoriale, riorganizzando in maniera coerente e innovativa un percorso espositivo che, a causa della straripante quantità di opere conservate,  risulta in partenza un’impresa non da poco. Al di là delle teste saltate, di beghe politiche e burocratiche più à l’italienne che alla francese, quello del Musée Picasso si rivelerà un cammino intenso e ricco di capolavori a chiunque lo visiti, che sia la prima volta dopo anni o la prima volta tout court. Le opere sono raccolte seguendo un’organizzazione crono-tematica che va dal 1895, l’artista appena quattordicenne, al 1972, un anno prima della sua morte: agli anni della genesi dell’arte di Picasso – fortemente influenzata prima dai maestri spagnoli (Murillo, Zurbarán e Ribera), poi dalle modernità di Degas, Gauguin e Cézanne – seguono quelli dei primi capolavori: le monocromie, tra cui i periodi rosa e blu, quest’ultimo raccontato dallo splendido Autoritratto del 1901 all’ancor più toccante La Celestina del 1904. La sezione dedicata al primitivismo si fa ammirare soprattutto per gli studi di teste africane che andranno a comporre, nel 1907, Les Demoiselles d’Avignon oggi conservato al MoMA. Uno dei pezzi più importanti dell’intera produzione di Pablo Picasso è Nature Morte à la chaise cannée (1912), primo collage dell’artista al quale si accompagnano, nelle sale consacrate al cubismo, svariate chitarre realizzate con la tecnica del papier collé, e le grandi tele Homme à la guitare e Homme à la mandoline (1911-1913).

Musée Picasso
Musée Picasso

Il piccolo La Course del 1922, testimonianza di un periodo polimorfo nel quale Picasso si spogliò di qualsiasi regola, compresa quella cubista, è un altro dei tesori del museo, assieme ai dipinti di guerra, tra cui i bellissimi ritratti geometrici delle sue compagne Dora Maar e Marie-Thérèse Walter, realizzati in anni in cui Picasso, iscritto al Partito Comunista francese, spiato dalla Gestapo e costantemente minacciato di estradizione da Franco, si chiude nel suo grande atelier di rue des Grands Augustins, dove creerà il suo capolavoro più noto, Guernica (1937), oggi al Reina Sofía di Madrid. Il cammino prosegue negli anni della maturità e dell’anzianità dell’artista, ma si distingue anche per una ricca sezione dedicata alla collezione personale d’arte che Picasso, soprattutto grazie a scambi di opere, aveva potuto raccogliere durante tutta la sua vita. Frutto di due distinte donazioni da parte degli eredi, una nel 1973 e l’altra nel 1978, la collezione si alterna con alcune opere dell’artista in modo sottolinearvi l’influenza dei suoi maestri, degli amici come anche dei seguaci: da Matisse a Henri Rousseau, da Renoir a Braque, da Modigliani a Max Ernst, da Gauguin a Miró. Incredibile anche l’allestimento di fotografie d’atelier, delle incisioni e delle sculture e tele di grandi dimensioni che il museo ha sparso nel suo piano interrato, con il quale si conclude la visita.

Musée Picasso
Musée Picasso

Il Musée Picasso, il più importante per quantità delle opere dell’artista, è insomma una bella (ri)scoperta. Molte, le aspettative createsi attorno al suo neo-presidente Laurent Le Bon, classe 1969 e già direttore del Centre Pompidou di Metz, salutato da Le Monde e Libération come innovatore spesso provocatorio e dal grande talento creativo. Sicuramente, nonostante gli anni turbolenti che hanno preceduto la riapertura del museo, il suo compito non è facile, anche perché osteggiato dal più esuberante degli eredi dell’artista, Claude Picasso, unico alleato della Baldassari nel vortice di polemiche che l’hanno travolta e allontanata. Come primissima iniziativa, intanto, Le Bon ha già siglato numerose partnership per imponenti progetti futuri, tra cui una mostra al Grand Palais su Picasso e l’arte contemporanea (autunno 2015), una al Quai Branly su Picasso e il primitivismo (2017), una al Musée d’Orsay sul periodo rosa e il periodo blu (2018).

Vittorio Parisi

MUSÉE PICASSO PARIS
5 rue de Thorigny – Parigi
+33 (0)1 85560036
www.museepicassoparis.fr

 

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Vittorio Parisi
Nato a Bari nel 1986, si laurea in Lettere Moderne e prosegue gli studi con una laurea magistrale in Storia dell’Arte Contemporanea. Dottorando in Estetica all’Université Panthéon-Sorbonne, vive da tre anni a Parigi, dove ha lavorato come assistente presso la Galerie Magda Danysz e alle politiche culturali e sociali dell’Ambasciata d’Italia. Dal 2012 è consigliere incaricato per le arti urbane del Comune di Bari e responsabile della programmazione artistica della Galleria Doppelgaenger. I suoi interessi di ricerca e lavoro riguardano la percezione dell’arte contemporanea da parte del pubblico, con una particolare attenzione per i fenomeni d’arte urbana, la street art e i graffiti. Suona il violino ed è tra i fondatori del collettivo di adbusters Quink. Dal 2013 collabora con Artribune.