Occupare finestre a Firenze. Conversazione con Yan Blusseau

La notte tra il 15 e il 16 settembre una trentina di artisti – tra cui Clet, Noumeda Carbone, Jeff Aerosol, Mauro Lovergine, To/Let, Daniele Davitti – hanno fatto incursione nel centro storico di Firenze occupando, con le loro opere, porte, finestre e nicchie murate di palazzi antichi. Abbiamo incontrato l’ideatore e curatore di “Finestra Con Vista”, Yan Blusseau. Per una conversazione che fa anche il punto sullo stato dell’arte nel capoluogo toscano.

V in azione in Via Maggio a Firenze

Questo è il tuo primo progetto come curatore. Come nasce Finestra con Vista e quanto la sua realizzazione ha cambiato l’idea iniziale?
Il progetto è cambiato poco perché l’idea si basa sull’adesione spontanea degli artisti. Parlando con artisti principalmente fiorentini, abbiamo riscontrato una comunità di intenti e da lì si è contattato altri artisti che non fossero della zona. La scatola vuota si è così riempita. Anzi, rispetto al nucleo di iniziale, le adesioni sono aumentate.

A Finestra con Vista hanno aderito artisti molto diversi tra loro, la maggior parte dei quali non sono legati al mondo della street art. Come li hai scelti?
Io ho invitato un gruppo di artisti che mi piacciono, ma il progetto è libero, non si preclude niente a nessuno, anzi, spero che le finestre continueranno a essere abitate con interventi vari. C’è una mappa online che tiene monitorati gli interventi, le loro evoluzioni. Ci sono artisti che partecipano a Finestra con Vista e che sono più da galleria, alcuni sono molto sofisticati ma sempre molto figurativi. È arte che parla al popolo. La street art viene venduta nelle gallerie e l’arte di studio si promuove e parla anche lei per strada. Questo, cioè, non è un evento di street art, si tratta più di arte urbana, di arte presentata per strada, per cui ben vengano artisti da cavalletto, scultori, designer fotografi… e anche street artist.

Quando e come è avvenuto il colpo di fulmine con queste finestre?
È tanto che le guardo, poi c’è stato un momento in cui ho detto: “Usiamole!”. Ma non era tanto la finestra, era la cornice che chiamava un’opera. Mi ricordo in particolare l’impatto con una finestra in Borgo Pinti che mi aveva sedotto proprio… era molto bella, veramente poetica. Poi sono diventato monomaniacale, adesso non posso passeggiare senza vederne di nuove.

Tutto ciò ha a che fare con la tua passione da collezionista?
Beh sì, anche se ho cominciato da poco. Senza troppo generalizzare, come qualche donna può avere il capriccio delle scarpe, delle borse o dei vestiti, io sono pronto a mettere soldi che non ho in un’opera d’arte. Ho come una specie di piccola bulimia, ne vorrei comprare mille ma non posso. È tutto legato all’amore per l’arte.

Leo Baglioni a Firenze
Leo Baglioni a Firenze

Una cosa che mi ha divertito molto di questo progetto è leggere i nomi delle vie dove sono situati gli interventi. Da fiorentina devo ammettere che non avevo mai sentito il nome di tanti “chiassi”: è un caso? O questo progetto vuole anche valorizzare una parte di città nascosta?
Assolutamente sì, c’è una valorizzazione in tutti i sensi della città, sia delle strade sia delle stesse finestre. Dal momento in cui tu sei in un chiasso, sei in vie buie e strette, dove c’è degrado, dove si piscia più spesso e dove le finestre murate sono molte e antiche. E comunque siamo in una città che ha una realtà piuttosto stretta: non fosse stato per i lavori del 1865 di Firenze Capitale, sarebbe stata ancora più medievale come rete di vie.

Non hai dato un tema agli artisti, li hai lasciati liberi di scegliere le finestre e come intervenirci, ma hai sottolineato la natura non contestataria, seppur illegale, del progetto. Non ti sembra una posizione un po’ troppo politically correct?
Illegale non vuol dire illegittimo. L’illegale non è sempre fondamentalmente sbagliato. La legge ti dice quello che non devi fare, ti impone qualcosa, ma esiste anche l’autonomia e la responsabilità individuale. L’artista si prende l’autonomia di valicare la legge, ma non per questo fa qualcosa di male. Anzi, spesso le leggi sono cambiate proprio perché c’è stata una pressione sociale. Le leggi cambiano coi secoli e i secoli passano tra le vie.

Cioè?
La legge intanto dice che non c’è diritto di affissione se non nei luoghi deputati. Poi ci sono due tipologie di muri sui quali puoi lavorare, uno pubblico e uno privato. Sul pubblico puoi essere arrestato e fai la tua dichiarazione, col privato puoi essere arrestato lo stesso ma ci possono essere seguiti diversi se si innesca un dialogo col proprietario.

Che tipo di dialogo vuoi instaurare con i cittadini?
In principio l’ideale era accordarsi con i privati proprietari dei muri. Il problema è che da un punto di vista operativo era difficilissimo. Ho parlato però con alcuni inquilini che si sono dimostrati entusiasti. Anche Gli Angeli Del Bello, che si interessano di coprire le scritte brutte sui muri, ci hanno dato un parere positivo. Noi vogliamo fare qualcosa di carino, interessante, sorprendente.

Jef Aerosol a Firenze
Jef Aerosol a Firenze

Dunque tu chiedi agli artisti il rispetto dell’integrità storica dei palazzi su cui si lavora ma, aggiungi, è difficile non entrare in dialogo con la cornice della finestra che ci ospita. Ci spieghi meglio?
La cornice è sia la cornice della finestra, sia la cornice della città stessa di Firenze. Penso sia difficile realizzare un’opera senza rispettare tutto quello che la città rappresenta. Idealmente l’opera deve essere progettata e realizzata per la sua specifica cornice. Poi c’è la conservazione storica dei palazzi. È chiaro che le istituzioni devono stare molto attente a questo, specie qua a Firenze, però quello che si dice è che il palazzo nasce costruito con dei vuoti, che sono porte, finestra, nicchie e così via, per cui l’integrità storica del palazzo è già stata deturpata dal momento in cui sono state murate delle finestre. Noi non si lavora sulla cornice o su una superficie storica e, francamente, io non so neanche quanto queste superfici murate siano poi catalogate tra le superfici alienate dai beni culturali.

Ci parli allora dei criteri di esecuzione?
La responsabilità di cui si diceva prima è legata alla libertà e il criterio è: state attenti. Le modalità di affissione e i tempi sono legati all’artista, ma tutti hanno utilizzato tecniche non invasive, cioè che si possono lavare o cancellare con una mano di vernice. Di principio è arte effimera, essendo arte urbana. Quanto effimera lo decideranno i cittadini.

Credo che Finestra con Vista si inserisca in un trend che di recente ha preso possesso di Firenze, specie nella zona di Oltrarno. Parallelamente alla mancanza/sparizione totale di musei e centri per l’arte contemporanea, gli artisti hanno smesso di farsi la guerra e stanno fagocitando la loro creatività per strada: ombrelli aperti appesi, scarpe che penzolano dai fili, origami, disegni e poster su marciapiedi e muri…
Gli artisti fiorentini sono tanti e con molto talento. Progetti di arte pubblica cambiano una città e cambiano il colore di una città. Quali sono le capitali d’Europa che più attirano i giovani? Berlino, Parigi, Londra… città che sono piene ci queste cose, ci sono addirittura i “cacciatori” di arte urbana. Anche a Firenze si potrebbe creare un nuovo sex appeal, una sorta di humus e uno spirito di emulazione, per cui si verrebbe a Firenze non soltanto per l’arte rinascimentale.

Dall’altra parte, in mancanza di istituzioni culturali, la sensazione che ho è che troppo spesso l’amministrazione a Firenze preferisca investire (o speculare) ingenti quantità di soldi per prodotti culturali preconfezionati piuttosto che lavorare su progetti abbordabili ma più articolati, che richiedono coordinamento e permessi. È come se il leitmotivdella crisi e de “il Comune non ha soldi” sia ormai diventata la scusa ufficiale per non impegnarsi…
Noi non lavoriamo con le istituzioni perché sono inutili. Il progetto dimostra che c’è bisogno di poco per fare qualcosa. È chi vuole fare i soldi che ha bisogno di soldi. Le istituzioni, che io rispetto, non promuovono l’arte della città e questo è un grande peccato perché si tratta di motivi amministrativi e di interesse. Se questo progetto piace, potrebbero farne un festival il prossimo anno, si potrebbe andare a occupare finestre al quarto piano senza il timore di fare un’azione illegale.

Veronica Santi

finestraconvista2014.tumblr.com
https://www.google.com/maps/d/edit?mid=z1GJ6P3ExRWU.kwyr13a-O-vg

 

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Veronica Santi
Laureata in Scienze Politiche e in Storia dell’Arte con il massimo dei voti, Veronica Santi è scrittrice, critico e curatore d’arte contemporanea. Appassionata divulgatrice di artisti sconosciuti al grande pubblico o ignorati dalle grandi istituzioni, nei suoi progetti combina in modo ironico e sofisticato generi diversi tra loro, trovando chiavi di lettura specifiche a seconda dei luoghi e dei committenti. Fra i tanti, si annoverano collaborazioni con Uffizi, MAMbo, neon>campobase, Arte Fiera Bologna e Florence Biennale. Attualmente vive e lavora a New York, dove sta curando esposizioni di artisti italiani e dove ha raccolto la sfida di una galleria non profit nel cuore di Chelsea che, con vertigini visive di artisti emergenti, vuole superare i limiti fisici dello spazio nato dalle ceneri di uno sgabuzzino. Pianista fallita e batterista allo sbaraglio, nel tempo libero coltiva la sua passione per la musica.
  • un fiorentino

    Per riprendere una frase dell’ultimo paragrafo dell’intervista, mi verrebbe da dire che il progetto dimostra invece che con poco si fa poco.

    Un progetto provinciale, presuntuoso, superficiale e arrogante, come questa intervista. Ci si permette di dire: “le istituzioni sono inutili [..] ma le rispetto” (?!) e “È chi vuole fare i soldi che ha bisogno di soldi.”, frasi che offendono le decine di associazioni e curatori che lavorano per passione e per due lire sul territorio da anni, cercando per altro di convincere la politica proprio del contrario, e cioè che senza risorse si fa solo volontariato e non si riescono a fare produzioni e a valorizzare davvero il territorio.

    Vi siete mai posti il dubbio che se a qualcuno a volte non è stato dato spazio è anche perché c’era qualcun altro più bravo di lui?

    Persino l’idea non è originale ma una brutta copia, espansa sul territorio cittadino e ahimè sui muri, di quello che un noto ristorante dell’Oltrarno aveva fatto con delle cornici sul palazzo in ristrutturazione davanti al proprio ingresso. Un grande muro su cui chiunque poteva esprimersi all’interno di cornici (finestre) prese da un rigattiere. Quello sì che era un progetto fresco e soprattutto umile e non presuntuoso!

    Non è questo il modo di andare incontro a un’esigenza, più che legittima, di esprimersi liberamente!

    Si parla di “cose carine”, di “sex appeal” di Firenze (!?), di comprare arte come “le donne comprano borse e scarpe”, ma stiamo scherzando?! Fare arte, e arte pubblica in particolare, implica responsabilità e cultura. Fatevi un bel bagno di umiltà e magari anche un bel giro in quelle capitali europee che tanto citate, poi magari ne riparliamo….