Louis Kahn: Il potere dell’architettura

La prima grande retrospettiva dopo decenni presentata dal Vitra Design Museum all’interno degli spazi del Design Museum di Londra, dedicata a uno dei più influenti architetti del XX secolo: Louis Kahn. E il titolo della mostra, “The Power of Architecture”, ne celebra la monumentalità delle opere.

Louis Isadore Kahn (Isola di Osel, 1901 – New York, 1974), architetto visionario – naturalizzato americano di origini estoni – marca indelebilmente il senso di monumentalità nell’architettura del XX secolo. Affatto riducibile a catalogazioni perentorie, la poetica monolitica delle sue opere riesce a distaccarsi ermeticamente dalle correnti in voga, dando vita a un’architettura il cui rigore compositivo narra l’evolvere di una ricerca fatta per sottrazioni inessenziali.
Le architetture di Kahn prendono forma a partire dalla concezione dello spazio, della materia e della luce – contraltare delle zone d’ombra e dei chiaroscuri – in una profonda ricerca della verità.  Le sue opere parlano di bisogni – quali abitare, professare una religione, difendersi, gioire dell’arte, arbitrare e governare – in un’atemporalità nitida, che riverbera in ogni linea, superficie o volume degli edifici concepiti, di una classicità monumentale propria dei templi greci.
Finalmente la prima ampia retrospettiva europea, dopo due decenni, dedicata al genio di Kahn e curata dal Vitra Design Museum, in collaborazione con il NAI – Netherlands Architecture Institute, occupa le sale del Design Museum di Londra. La mostra si articola in sei nuclei tematici che, partendo dalle prime note biografiche, guidano il visitatore, attraverso un immenso archivio di documenti originali, schizzi, maquette, piani urbanistici, fotografie e disegni, lettere e filmati, alla comprensione di una poetica suggestiva quanto enigmatica.

Salk Institute in La Jolla, California, Louis Kahn 1959–65 © The Architectural Archives, University of Pennsylvania, photo John Nicolais
Salk Institute in La Jolla, California, Louis Kahn 1959–65 © The Architectural Archives, University of Pennsylvania, photo John Nicolais

La valenza visionaria di un architetto, la cui influenza è ancor oggi imprescindibile, viene ampiamente espressa nelle interviste di alcuni colleghi: Peter Zumthor, Franck Ghery, Renzo Piano, tra gli altri; e Sou Fujimoto e Alejandro Aravena tra i più giovani del panorama attuale. Nonché il personaggio umano, messo a nudo da un toccante documentario del 2003, My Architect, girato dal figlio Nathaniel Kahn.
La chiave di lettura dell’opera di Kahn è il potere che egli impresse all’architettura; esso si palesa in più di una rivelazione: grazie alla distinzione tra spazio e materia, tra immobilità e movimento e infine tra luce e ombra, riuscendo – attraverso lo strumento dell’immaginazione – a far distinguere tra ciò che è interno ed esterno. Ulteriormente, l’estetica “a spessore” riporta in auge il carattere massivo, tettonico della muratura, da cui la fascinazione di Kahn per le rovine e la classicità, dovuta al soggiorno in Italia e nel Mediterraneo.

Louis Kahn The Power of Architecture - Design Museum, London 2014 - photo © Luke Hayes
Louis Kahn The Power of Architecture – Design Museum, London 2014 – photo © Luke Hayes

Tacciato da alcuni critici di storicismo, sorprende il pubblico per alcuni progetti totalmente rivoluzionari, come gli studi per il Philadelphia Civic Center, in cui la direzione di ricerca formale risente delle influenze di un altrettanto visionario Buckminister Fuller, e gli studi che condusse con la collega Anne Tyng – all’interno della sezione Science – in cui dimostra lo stretto legame tra le strutture geometriche biologiche, la scienza e l’architettura. Il Salk Institute for Biological Studies  a Jolla in California, il National Assembly Building in Dhaka, epici capolavori architettonici, tra cui primeggia il  Kimbell Art Museum a Fort Worth in Texas; messo in valore è l’ultimo progetto, costruito postumo ed ultimato nel 2012, il Franklin D. Roosevelt Four Freedom Park a New York. I disegni infine danno la misura del metodo introspettivo e di continuo raffinamento dei suoi edifici, la cui gestazione poteva durare anche decenni.
Il carattere didascalico dell’esposizione, tuttavia, riduce enormemente il lavoro di raccolta di testimonianze e documentazioni, in un percorso troppo raccontato e poco emozionale, in cui si vorrebbe, verso la fine, prendere un aereo al volo e andare alla ricerca del segreto e del carattere evocativo delle architetture di Louis Kahn.

Claudia Brivio

Londra // fino al 12 ottobre 2014
Louis Kahn – The Power of Architecture
a cura del Vitra Design Museum
Design Museum
Shad Thames
+44 (0)20 74036933
http://designmuseum.org/

 

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Claudia Brivio
Claudia Brivio è nata nel 1979 a La Paz. Si laurea in Architettura al Politecnico di Milano e da anni lavora come progettista e designer viaggiando tra Milano, Londra e Parigi. Nel 2013 fonda nella capitale francese un atelier che si occupa di progettazione e interior design, oltre che ricerca e sperimentazione su scala territoriale ed urbana con la partecipazione a concorsi nazionali ed internazionali. Da sempre appassionata di arte contemporanea e fotografia, intenta nuovi punti d’incontro tra la propria professionalità, che è più che altro una passione, ed i molteplici e poliedrici interessi. Recentemente ha anche preso parte alla realizzazione di un cortometraggio, ed alla stesura a quattro mani della sceneggiatura di un video.
  • Domenico La Marra

    complimenti per l`ottimo articolo, veramente ben scritto, se pensate che possa essere utile abbiamo appena pubblicato un articolo sempre su kahn, lo trovate qui: http://progettoristrutturare.it/louis-kahn/
    grazie mille